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Governo: Di Maio grattato via dal bacio populista?
di Redazione

Sembra lui la vittima dell'abbraccio con Salvini e glissa sull'alleanza elettorale con la Lega. Evocata in rete la Marcia su Roma dopo l'annuncio della "mobilitazione" del 2 giugno. Salvini getta acqua sul fuoco. La Polizia postale indaga sulle minacce a Mattarella sul web. Il leader pentastellato rivela, "Feci i nomi di Bagnai e Siri per l'Economia". Ma il Quirinale smentisce



Tanta voglia di "Marcia su Roma" per i populisti italiani: il grillino Di Maio, quello in maggiore difficoltà, ha chiamato ieri alla mobilitazione per il 2 giugno annunciando per oggi maggiori dettagli.
 
Salvini, come al solito, dice e non dice. Lascia scatenare i suoi su Facebook - uno per tutti tal Devid (sì, con la e) Moranduzzo, consigliere comunale leghista di Trento che ha scritto "Marciamo tutti verso la capitale! Uniti si vince!" - poi smorza i toni: "Nessuno pensa alla marcia su Roma, ma và...".
 
"Lega e M5S vogliono alzare la tensione - risponde il capogruppo del Pd al Senato Marcucci - la richiesta di impeachment, le parole vergognose usate contro Mattarella, la marcia su Roma sono chiare indicazioni di percorso. Il 2 giugno è la nostra festa, la festa dell’Italia. Chi vuole fare rievocazioni della marcia su Roma, con mobilitazioni ridicole contro l’Europa, contro il Presidente della Repubblica, contro la tutte le istituzioni, si fermi prima del precipizio. Faremo vedere a Di Maio e a Salvini che la democrazia in Italia è forte".
 
Per chi non lo ricordasse, la Marcia su Roma fu organizzata dal Partito nazionale fascista di Benito Mussolini il 28 ottobre 1922: 25.000 camicie nere giunsero nella capitale per imporre con la forza a re Vittorio Emanuele III di consegnare il potere a Mussolini. Due giorni dopo il re cedette al "diktat".
 
La sensazione è che Di Maio tenti di alzare la tensione dopo aver soltanto adesso compreso di esser stato lasciato con il cerino in mano da Salvini.
 
E torna in mente l'immagine di quel bacio populista realizzato da uno street artist palermitano sui muri di Roma all'indomani delle elezioni.
 
Si diede ordine di cancellarla, e il primo a essere grattato via fu il capo dei grillini, lasciando - per qualche minuto ancora - l'immagine del leader leghista.
 
E in effetti il bacio tra populisti si è rivelato, se non mortale, quantomeno velenoso per Di Maio e non per Salvini.
 
Così, quando i cronisti gli hanno chiesto di una possibile alleanza con la Lega per le prossime elezioni, Di Maio ha glissato: "prematuro parlarne ora".
 
Intanto, mentre il presidente francese Emmanuel Macron elogia il "coraggio" e il "grande spirito di responsabilità" del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, sui social si è riversata una valanga di commenti, positivi e negativi, sulla scelta del Capo dello Stato di non cedere al "diktat" pentaleghista.
 
Reazioni anche violente, tanto che la Polizia postale sta monitorando la rete segnalando all'autorità giudiziaria dichiarazioni che configurino reati. La Questura di Catania ha acquisito il video di un agente - che si definisce artista - il quale, in divisa, manifesta il dissenso sull'operato del Capo dello Stato.
 
Ma tra i fenomeni di colore e le ridicolaggini - e interventi di approvazione e sostegno - sul web si trovano persino minacce di morte per Mattarella. Viene per esempio evocata l'uccisione del presidente della Regione siciliana Piersanti da parte della mafia nel 1988: "Dovremmo fargli fare la fine del fratello" scrivono da Palermo.
 
La colpa del Presidente sarebbe stata quella di aver "sacrificato la democrazia sull'altare dei mercati". Ma risulta subito evidente che i giudizi sono fortemente orientati politicamente: a parlare di "golpe" e impeachment - che, come hanno sottolineato gli esperti, è una strada tecnicamente non percorribile, una solennissima sciocchezza - sono grillini e leghisti, o comunque estremisti di destra.
 
Analogiche e non digitali altre prese di posizione politiche sul Presidente: a Roma i consiglieri comunali del Pd hanno esposto uno striscione con la scritta "Io sto con Mattarella" e "Viva la Costituzione". A Torino i Cinquestelle non hanno partecipato alla seduta del Consiglio comunale per manifestare dissenso nei confronti di una "democrazia a sovranità limitata". Ma in piazza in più di mille persone hanno manifestato a sostegno di Mattarella.
 
Alle parole dure da parte dei governatori leghisti - dal Veneto Luca Zaia al Lombardo Attilio Fontana - ha fatto seguito la difesa di quelli del Pd, che hanno fatto quadrato attorno a Mattarella, con cui si sono schierati anche gli industriali guidati da Vincenzo Boccia, i vescovi della Cei e un pool di 14 giuristi - tra cui Enzo Cheli, Paolo Caretti, Ugo De Siervo - che ha definito "sbagliata l'idea che il presidente della Repubblica sia un organo 'neutro', un semplice notaio".
 
Il Presidente, spiegano, "è titolare di poteri propri che insieme gli assegnano una funzione d'indirizzo politico costituzionale" per "il corretto funzionamento del sistema e la tutela dei degli interessi generali della comunità nazionale".
 
Intanto Di Maio prova a tornare sull'argomento Savona fornendo, in tv, una inedita versione dei fatti: "Io personalmente avevo fatto arrivare nomi alternativi - Bagnai, Siri - ma non andavano bene".
Il Colle, però, lo sbugiarda: "Non risponde a verità - si legge in una nota del Quirinale - la circostanza riferita dall'onorevole Luigi Di Maio che al Presidente della Repubblica siano stati fatti i nomi di Bagnai e Siri come ministri dell'Economia".
 
Nel tour delle tv di ieri, il leader del M5S sembra andare un po' a ruota libera: rivaluta persino Berlusconi, affermando "L'ultimo governo votato dal popolo è stato il suo".
 
Ma non dice che anche l'ex presidente (da lui) incaricato Giuseppe Conte era un "tecnico"
 

Articolo pubblicato il 29 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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