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Quotidiano di Sicilia

Quegli italiani più uguali degli altri
di Carlo Alberto Tregua

Violato l’articolo tre della Costituzione



Non suscita più curiosità il caso dell’ospedale Humanitas Gradenigo di Torino, che ha messo a bando cinque posti di infermiere, mediante concorso, cui si sono iscritti ben tremila candidati, supponiamo in maggioranza meridionali.
Prima diseguaglianza fra Nord e Sud: nel Nord i posti nella sanità e in altre Pubbliche amministrazioni sono messi a concorso; nel Sud, invece, vengono immessi i precari senza alcuna selezione concorsuale, forse perché raccomandati da questa o da quella segreteria partitocratica.
Come si spiega che per cinque posti di infermiere arrivi un nugolo di tremila candidati? Da cosa sono attratti? E perché il posto pubblico ha questo enorme appeal?
La spiegazione è semplice, perché i posti pubblici possono considerarsi privilegiati per una serie di elementi: il primo riguarda il contratto di lavoro, che è di 36 ore settimanali, mentre tutti gli altri contratti, a eccezione di quello dei giornalisti, sono di 40 ore.
Il secondo elemento riguarda la generale irresponsabilità per cui nessuno, a qualunque livello, risponde dei risultati, in quanto non sono stati precedentemente fissati gli obiettivi. Con la conseguenza che vi è una formale uguaglianza.
 
L’articolo tre della Costituzione prevede che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge, cioè a quelle norme che regolano i rapporti fra essi e le Pubbliche amministrazioni.
Ed ecco che interviene un altro elemento di diseguaglianza fra settore pubblico e privato, e cioè l’assenza di sorveglianza sulle attività dei pubblici dipendenti da parte dei dirigenti, i quali vengono meno ai loro doveri di produrre servizi pubblici della migliore qualità possibile e ai costi più bassi.
Tutto ciò non si verifica nel settore privato, perché i controlli sono ordinari, i risultati si perseguono (oppure l’impresa fallisce, come accade) e viene premiata la meritocrazia basata sulla produttività.
Ecco, la produttività: una parola e un comportamento sconosciuti nel pubblico impiego. è indifferente che un impiegato o un dirigente della Pa produca o non produca, sia bravo o inefficiente, e perfino sia onesto e disonesto dal momento che la corruzione viene perseguita a posteriori esclusivamente dalle meritorie Procure e Forze dell’Ordine. Quasi mai dall’interno della stessa Pa.
 
Abbiamo sentito il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, parlare di meritocrazia. Una parola roboante che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ma in nessun punto del cosiddetto Contratto sottoscritto con Matteo Salvini vi è un progetto di riforma sostanziale delle burocrazie italiane avente come cardine il merito e la responsabilità. Anche in questo caso, il Contratto è una scatola vuota.
In Italia vi sono circa 23 milioni di occupati, di cui 4 milioni nel settore pubblico e 19 milioni in quello privato. Non si capisce perché vi debbano essere diseguaglianze fra i due settori così marcate ed evidenti, come abbiamo indicato.
Se non vi fossero tali differenze, i posti pubblici non sarebbero così ambiti e chi li occupa non avrebbe alcuna difficoltà ad andare a lavorare nel settore privato.
Provate a chiedere a un dipendente statale, regionale o comunale se voglia andare a lavorare in una fabbrica, in un centro commerciale, in un ristorante, in un’azienda agricola e via enumerando. Credo vi risponderebbe con una pernacchia, perché ognuno di essi sa quali sono i privilegi del proprio ruolo ai quali non rinuncerebbe assolutamente.
 
La diseguaglianza fra dipendenti pubblici e privati è fondata sulla convenienza, piuttosto elevata, dei cittadini che preferiscono il settore pubblico, non perché dia maggiori soddisfazioni, ma perché assicura un posto a vita, a prescindere da qualunque condizione, poco lavoro, nessuna responsabilità. In compenso, però, vi sono tanti vantaggi, fra cui il famigerato abuso della Legge 104, il numero di giorni di assenza nell’anno, quasi doppio rispetto al settore privato, l’entrata e l’uscita elastica dal posto di lavoro.
Ma voi pensate che si possa tenere sotto controllo un numero enorme di Dipartimenti, Servizi, Aree che si trovano nell’apparato dello Stato e in quello di Regioni, Comuni e altri Enti pubblici? Il controllo non ci può essere perché manca il datore di lavoro. Infatti la Pa non ha caratteristiche datoriali.
Siamo tutti uguali? No. Ci sono quelli più uguali degli altri. 

Articolo pubblicato il 30 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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