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Quotidiano di Sicilia

La corsa verso palazzo degli elefanti
di Redazione

Interviste ai candidati Giovanni Grasso, Riccardo Pellegrino e Emiliano Abramo

Tags: Catania, Giovanni Grasso, Riccardo Pellegrino, Emiliano Abramo



GIOVANNI GRASSO (Movimento cinque stelle)
Cemento zero, verde e periferie
 
CATANIA - Diplomato in pianoforte e laureato in economia e commercio, Giovanni Grasso è il candidato a sindaco al Comune di Catania per il Movimento cinque stelle. Ha gestito l’azienda di famiglia, ma ha deciso di dedicare la sua vita alla musica, quindi ha lavorato per un periodo al teatro Massimo Bellini di Catania per poi vincere il concorso al conservatorio, dove attualmente insegna arte scenica. Definisce la sua attività politica “nella società civile” e “l’unica esperienza che ho avuto - racconta - è stata legata alla campagna di Rita Borsellino come autore del programma per la cultura”. “Quando lei aderì al Pd mi sono dedicato solo alla società civile”, aggiunge.
Sostenitore della prima ora del Movimento cinque stelle, “essendo già iscritto ai Grilli dell’Etna”, cinque anni fa si è iscritto al meetup di Catania “perché la visione di Beppe Grillo è una visione del futuro”, dice. Adesso è il candidato sindaco dei pentastellati in tandem con Matilde Montaldo, indicata come sua vice. Parlando di programma, definisce il Movimento “un partito di massa che ha quindi un progetto destinato alle fasce più deboli e ai giovani”. I servizi sociali rappresentano, dunque, la base di partenza di questo progetto che Grasso chiama “neo liberista”.
“Vogliamo una politica di partecipazione che parta dallo studio sul territorio che abbiamo fatto. Oggi a Catania, purtroppo, il perimetro dell’interesse politico si è ristretto soltanto a una parte del centro storico, mentre dobbiamo pensare alla città con nuovi occhi, con una integrazione delle varie municipalità”. “La situazione dei quartieri è veramente disperata”, aggiunge. Fondamentale, nell’ambito di una nuova visione della città, è il piano regolatore, fermo ancora alla versione di Piccinato di cinquant’anni fa.
“Cementificazione zero”, annuncia, “anche perché la regola prevede 18 mq di verde e servizi per abitante, mentre noi stiamo sotto i 9”, spiega. Verde e servizi che, seguendo il ragionamento della città inclusiva, non si vogliono relegare solo alla zona centrale di Catania.
“Per tutti i quartieri servono attrezzature sportive, teatri e luoghi di aggregazione anche attraverso il progetto economico dei cosiddetti centri produttivi o tecnologici”, dichiara. Anche la delocalizzazione di alcune attività tra le priorità dei 5 stelle e l’incremento turistico con tutto ciò che comporta. “Pensiamo al Tondicello della Playa - dichiara - potrebbe essere rivalutato completamente, per fare un esempio”.
“Ovviamente - spiega - per fare questo è necessario vedere il piano regolatore e trovare un progetto di integrazione delle municipalità trovando un equilibrio tra i vari quartieri”. Tanti progetti, però, prevedono anche tanti soldi e le casse del Comune etneo non godono certo di buona salute.
“Fermo restando che in effetti non si conosce davvero lo stato dei conti di Catania, dobbiamo pensare che il 90% dei fondi europei viene restituito. Mancano i progetti ed è per questo che abbiamo pensato a un cosiddetto sportello di accompagnamento.. Le persone vogliono un cambiamento e si deve attuare su tutti i fronti”.
“Dalla Sicilia - continua Grasso - emigrano 23mila giovani all’anno, una cifra assurda che dobbiamo recuperare in qualche modo attraverso una buona distribuzione delle risorse”.
“Accertiamo il debito di Catania - aggiunge ancora - e poi, con una politica di risparmio di grande legalità e trasparenza possiamo recuperare tante cose”.
Ripristino, recupero e rivitalizzazione, inoltre, sono parole chiave anche per la Zona industriale per cui ci sono progetti che comprendono pure la questione dei rifiuti. “Serve una nuova visione con servizi, dall’acqua alla fogna passando per la sicurezza, per il rilancio della zona con investimenti pubblici e privati. Il rifiuto poi - conclude - è una risorsa e ho prospettato agli imprenditori di riappropriarci noi della raccolta attraverso una progressiva gestione in house della differenziata”.
 
Desirée Miranda
 

 
RICCARDO PELLEGRINO (Un cuore per Catania)
“Una politica del servizio attenta alle fasce deboli”
 
CATANIA - “In un momento in cui tutti stanno salendo sul carro del vincitore, in cui si fugge da una coalizione per approdare in un’altra, io faccio la scelta contraria e scendo dal carro”.
Parla Riccardo Pellegrino, consigliere comunale di Forza Italia e candidato sindaco alla guida di un movimento civico, “Un cuore per Catania”. Una candidatura nata in aperta polemica con i colleghi d’aula, ma soprattutto con quelli di partito, colpevoli secondo Pellegrino, di utilizzare le persone per ottenere i voti e poi null’altro.
“Non esiste un partito locale di Forza Italia. C’è solo Santi Bosco come candidato azzurro, oltre qualche esponente del Consiglio di quartiere. Per il resto, il partito di cui ho sempre fatto parte non c’è”. Una rottura che risale alle Regionali, quando Pellegrino fu tacciato di essere impresentabile per via della parentela con Gaetano Pellegrino, condannato per mafia a nove anni. Da qui la scelta della squadra autonoma e della corsa in solitaria per la conquista di Palazzo degli Elefanti.
 
Ci parli della sua squadra. Come ha effettuato le scelte?
“Mi sono affidato a delle persone libere, che provengono dalle professioni e sono fuori dai giochi di partito. Insieme abbiamo fatto il punto della situazione e stilato il nostro programma, mettendoci non soltanto la faccia, ma anche il coraggio di affrontare una candidatura che non è certo semplice. Oggi siamo in corsa e pronti per affrontare questa avventura”.
 
In caso di sconfitta, qualora riuscisse comunque a sedere in Consiglio in minoranza, che tipo di opposizione farebbe?
“Sicuramente costruttiva, non distruttiva, come ho fatto in questi anni. Questa città ha bisogno di stimoli, non di guerra. Tutto, chiaramente, dipenderà da come sarà gestita la macchina amministrativa, quali assessori saranno scelti”.
 
Parliamo della sua lista. Chi la compone?
“La lista è composta da persone che non hanno a che fare con la politica. Ci sono persone di alto profilo professionale, medici, avvocati, persone impegnate nel sociale, c’è qualche casalinga, qualche studente, tutti ben conosciuti nei propri territori. Tutti hanno accolto il mio invito a scendere in campo per affrontare questa sfida. Sono persone che credono in me e verso di me non hanno alcun pregiudizio. Credo che potremo raggiungere il 5%”.
 
Quali sono i punti principali del suo programma?
“Innanzitutto la politica del servizio. Questo è quello che ho sempre fatto e che voglio continuare a fare. Il programma si ispira a questo modo di intendere il ruolo del politico e prevede la riduzione della pressione fiscale, con agevolazioni per le famiglie indebitate, attenzione a tutte le fasce disagiate e alla dilagante povertà e alle periferie che devono essere tutte riqualificate. Credo che Catania debba essere più sicura, e che occorra potenziare il controllo del territorio e la videosorveglianza, Per quanto riguarda lo sviluppo, credo si debba puntare sul turismo, innanzitutto, e sulla valorizzazione dei siti e dei musei. Puntare sul rilancio della zona industriale e su quella commerciale. Credo sia necessario dotare le città di un piano regolatore, da una parte, e recuperare gli immobili dismessi per utilizzarli per l’emergenza abitativa. Infine ambiente e animali, aspetti fino a oggi non considerati così importanti”.
 
Melania Tanteri
 

 
EMILIANO ABRAMO (È Catania)
“Restituire la trasparenza nei processi di decisione”
 
CATANIA - Una proposta sicuramente innovativa che resterà patrimonio collettivo anche dopo il 10 giugno. Emiliano Abramo è sicuro che quanto posto in essere con la candidatura a sindaco sarà portato avanti negli anni e come “È Catania”, il movimento civico guidato dal rappresentante regionale della Comunità di sant’Egidio, proseguirà ben oltre il 10 giugno. Anche per via del programma, incentrato principalmente su quella che il candidato civico definisce “Questione morale”, punto principale del programma presentato alla città.
Abramo, cosa intende quando parla di “questione morale”?
“Occorre restituire alla città la trasparenza nei processi di decisione. Bisogna spiegare chi decide cosa e in che modo. Questa città è ricoperta da una coltre grigia e noi riteniamo che la prima necessità è guardare oltre, dall’alto. Abbiamo aperto il nostro Comitato alla città e la città ha risposto. Per questo il nostro progetto andrà oltre, ben oltre il voto”.
 
Come giudica questa campagna elettorale?
“Priva di programmi. Per questo faccio fatica a immaginare la città dei miei competitor. Credo che bisogna ripartire dagli ultimi. La periferia, ad esempio, è un concetto che non mi piace: preferisco parlare di quartieri e la nostra idea è lavorare su tutti i quartieri di cui si compone la città”.
 
Quali sono le priorità per Catania secondo Emiliano Abramo?
“Credo che sia necessario, oltre la questione morale, la legalità e la trasparenza, definire e risolvere le questioni irrisolte: il sistema rifiuti, la riqualificazione urbanistica e dei mercati storici, una mobilità attenta all’ambiente e alle richieste di una popolazione che domanda sempre più servizi integrati, la zona industriale, da mettere in sicurezza e rilanciare. E ancora attenzione particolare al Welfare, attraverso l’ascolto reale dei bisogni, la programmazione delle risorse, l’abbattimento delle barriere architettoniche. Il nostro è uno sguardo che si posa sulla città, è un programma che è nato e che si nutre dell’ascolto e dei suggerimenti che arrivano dalla gente”.
 
Se fosse lei il sindaco, come si comporterebbe, per esempio, di fronte al probabile dissesto?
“Bisogna intanto vedere quale sia la situazione reale. Certo è che sarebbe irresponsabile accollare il debito a chi non è ancora nato: siamo in attesa di sapere esattamente l’entità del debito del Comune. Compreso questo, cercheremo di evitare che questo danno non sia un macigno sulla città. Il dissesto non se lo augurerebbe nessuno, ma non bisogna neanche fare finta che il problema non ci sia, per poi vederlo aggravato”.
 
Come vi comporterete in caso di ballottaggio, se uno dei due contendenti non fosse lei?
“Noi siamo un vero movimento civico, non abbiamo dietro schieramenti e segreterie politiche. Bianco e Pogliese sono le due facce della stessa medaglia. In ogni caso, ci giochiamo la partita per il 10 giugno e stiamo lavorando con convinzione per questo”.
 
Melania Tanteri

Articolo pubblicato il 31 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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