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Quotidiano di Sicilia

"Lo Stato siamo noi", metamorfosi GialloVerde
di Carlo Alberto Tregua

Passare dalle parole ai fatti 



Dobbiamo constatare positivamente un atteggiamento di serietà dei GialloVerdi: dal primo giugno i due partiti che hanno acquisito tanti suffragi ed il successo esclusivamente sulla protesta, hanno preso atto che dal giorno del giuramento sono diventati personalità delle Istituzioni, cioè Istituzioni stesse, con la conseguenza che il loro linguaggio e i loro comportamenti dovrebbero (devono) radicalmente mutare.
In altre parole, i GialloVerdi devono passare dalle parole ai fatti, cioè trovare soluzioni ai numerosi problemi pregressi e lasciati in sospeso dal governo Gentiloni e, soprattutto, rispetto agli impegni tassativi che loro hanno preso con i propri elettori: Flat tax, Reddito di cittadinanza, jobs act, Fornero.
Il neo ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico (di fatto un ministero che ne accorpa quattro) e vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, dovrà dare urgenti risposte agli ultimi due, mentre l’altro vicepresidente e ministro dell’Interno, dovrà affrontare direttamente la questione dei migranti e indirettamente la Flat tax.
 
La metamorfosi dei GialloVerdi, almeno per il momento, si avverte nel linguaggio. D’ora in avanti, i loro atti saranno scanditi dai disegni di legge, dai decreti legge e dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché da quelli ministeriali e interministeriali.
Ma vi è un parco di provvedimenti che questa maggioranza deve prendere, a completamento di leggi approvate precedentemente e che secondo alcuni calcoli sono circa 300. Non approvando questi provvedimenti, decine di leggi sono monche e inapplicate.
L’opposizione starà col fucile puntato sulla nuova maggioranza, ma l’opinione publica dovrà comprendere che bisogna dare il tempo necessario affiché questa sia nelle condizioni di intraprendere le giuste strade per legiferare secondo le aspettative del proprio elettorato ma - ed è questa la vera prova - nell’interesse di tutto il Popolo italiano.
Se la compagine governativa e la propria maggioranza sapranno governare in base ai principi etici di giustizia ed equità, il rinnovamento sarà stato utile.
 
Avevamo promesso di raccontarvi qualcosa del ricevimento nei Giardini dei Quirinale, il pomeriggio-sera dell’1 giugno.
Erano presenti molte personalità del vecchio establishment, ma la maggiore curiosità l’hanno destata i nuovi arrivati, cioè i membri del governo che avevano giurato nel Palazzo appena qualche ora prima.
I capannelli di invitati attorno a Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini si erano radunati più per curiosità che per fare domande, dal momento che la miriade infinita di interviste radio-televisive aveva ormai detto tutto, e anche di più, del pensiero dei tre.
Ho avuto modo di scambiare qualche parola col neo ministro per gli Affari Ue, Paolo Savona, avendo conferma che si tratta di persona esperiente e molto capace. Ho incontrato il mio vecchio conoscente Mario Monti e colloquiando con lui sono emerse ovviamentetute le perplessità di chi conosce bene le questioni istituzionali. Si vedrà se ha ragione.
 
Nel breve incontro che ho avuto con il Presidente Mattarella e con la figlia Laura, nel corso del quale gli ho consegnato la mia ultima fatica (Libro n. 32 della collezione di editoriali), dal titolo I Diritti urlati i Doveri taciuti, il Capo dello Stato ha avuto modo di esprimere brevemente il suo apprezzamento.
Gli ho testimoniato la stima di sempre (ci siamo conosciuti nel 1999 quando venne nella nostra sede di Palermo, come vicepresidente del Consiglio per il forum pubblicato l’11 settembre 1999). Stima e apprezzamento per come ha condotto la crisi e per la soluzione trovata.
I GialloVerdi sono stati accusati di populismo, cioè quel modo falso di chiamare a testimone il popolo, in nome del quale si vorrebbe governare. Ora si tratterà di vedere se i provvedimenti legislativi saranno demagogici o sostanziali.
Intanto, ha annunciato Di Maio, il presidente della Camera, Roberto Fico, dovrebbe far varare il provvedimento per il taglio definitivo di tutti i vitalizi.
La banda suonava, il sole spariva, il nuovo governo entrava. Questa è l’ultima immagine che mi è rimasta e che vi trasmetto.

Articolo pubblicato il 05 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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