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Carta dei diritti per i bimbi inguaribili per prendersi cura di tutta la famiglia
di Redazione

Il documento è stato presentato dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù in occasione di un seminario svoltosi a Roma 

Tags: Carta Dei Diritti



in collaborazione con ITALPRESS
 
ROMA - L’importanza dell’alleanza terapeutica tra famiglia e medico, con una piena partecipazione al percorso di cura, il diritto a una seconda opinion, il diritto di scelta di una struttura sanitaria di propria fiducia, anche trasferendosi in un Paese diverso dal proprio, il diritto di accesso a cure sperimentali e palliative: sono alcuni dei principi enunciati dalla “Carta dei diritti del bambino inguaribile”, presentata all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma nel corso del seminario “Esistono bambini inguaribili?”, organizzato a un mese dalla scomparsa del piccolo Alfie Evans.
 
La Carta, elaborata sulla scorta delle precedenti Carte nazionali e internazionali dei diritti dei bambini in ospedale, afferma la convinzione che curare non significa solo guarire e che curando il bambino ci si prende cura di tutto il nucleo familiare. Alla base del decalogo, c’è il diritto del bambino e della sua famiglia alla migliore relazione con il medico e il personale sanitario.
 
“L’Alleanza terapeutica tra famiglia e medico - ricorda l’articolo 1 della Carta - costituisce l’elemento fondamentale di ogni processo di cura che coinvolga un minore”. In questa prospettiva, “il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura” e “lo strumento principe attraverso il quale tale relazione si esprime è rappresentato dal Consenso informato”.
 
Affinché una convinta partecipazione al percorso terapeutico non rimanga solo sulla carta, occorre rendere effettivo per il bambino e la sua famiglia il diritto all’educazione sanitaria. Entrambi, secondo l’articolo 2: “Devono essere messi in grado di acquisire e mantenere abilità che consentano loro di comprendere la malattia e il trattamento, cooperare con gli operatori sanitari, mantenere o migliorare la qualità della vita”. Un personale sanitario, adeguatamente formato, ha, quindi, “la responsabilità dell’educazione del paziente e della famiglia, secondo le migliori evidenze scientifiche e competenze sanitarie”.
 
Strutture sanitarie e team medici devono anche assicurare il diritto del bambino e della sua famiglia di richiedere e ottenere una seconda opinion, cioè, come spiega l’articolo 3 della Carta: “Un approfondimento o un’opinione medica aggiuntiva su una diagnosi ricevuta o un trattamento prescritto”. Per evitare le tensioni che possono accompagnare questo tipo di sollecitazioni da parte dei genitori, la Carta invita i medici ad assumere “la responsabilità di comprendere le motivazioni che inducono alla richiesta di un secondo parere attraverso un accurato colloquio, cercando di appianare eventuali situazioni di conflittualità e di riportare nella documentazione clinica l’avvenuta informazione”.
 
Gli sforzi di tutti gli attori coinvolti nella cura devono essere rivolto a garantire al bambino il massimo livello di cure e di assistenza per assicurarne le migliori possibilità di sopravvivenza. La Carta stabilisce, inoltre, il diritto del bambino di accedere alle migliori cure sperimentali.
 
Il punto più controverso nei casi di Charlie Gard e Alfie Evans è stata la decisione delle strutture sanitarie di riferimento, ratificate dai giudici, di non autorizzare il trasferimento dei piccoli in altre strutture e Paesi secondo la volontà dei genitori. L’articolo 6 della Carta riprende la direttiva 2011/24 Ue, che ha riconosciuto per i cittadini europei il diritto a ricevere assistenza sanitaria in tutti i Paesi dell’Unione, scegliendo il professionista sanitario e la struttura a cui rivolgersi, per cure programmate e non, senza necessità di autorizzazione preventiva.
 
L’articolo 7 del decalogo prevede il diritto del bambino alla continuità delle cure e delle cure palliative. Ai fini della gestione della cronicità, ogni volta che è possibile, il bambino ha diritto: “A restare nella propria casa per i suoi bisogni di salute, anche complessi”. Allo stesso modo, “il bambino ha diritto a ricevere un adeguato trattamento del dolore, fisico e psichico. Sintomi e sofferenze devono essere possibilmente prevenuti e sempre alleviati. È necessario integrare precocemente, nella pianificazione del trattamento, le cure palliative come complemento delle misure curative e riabilitative”.
 
Al cuore della Carta dei diritti dei bambini incurabili c’è la convinzione dei proponenti che curare non significa solo guarire. Per questo motivo, l’articolo 8 ribadisce il diritto del bambino al rispetto della sua persona anche nella fase finale della vita, senza alcun accanimento terapeutico. “Al bambino in condizione di particolare fragilità – si legge nel documento - ivi comprese le malattie non guaribili e le situazioni a evoluzione terminale, devono essere garantiti trattamenti medici, infermieristici e di sostegno (psichico, sociale, spirituale) adeguati e proporzionati alla specifica condizione, con astensione da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione dei trattamenti”. Allo stesso tempo, “curare non significa solo guarire. Il mantenimento del legame affettivo tra genitori e figlio è parte integrante del processo di cura. Curando i bambini, si cura l’intero nucleo familiare”.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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