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Quotidiano di Sicilia

Centrodestra sù, Cinquestelle giù
di Carlo Alberto Tregua

Il Pd attende tempi migliori



Il Movimento cinque stelle non ha radicamento sul territorio, per cui sistematicamente perde i confronti locali, sia a livello regionale che comunale. Questo si comprende perché, essendo un movimento giovane, non ha avuto ancora il tempo di far crescere una Classe politica locale.
Crescita che passa attraverso la formazione. Infatti, i candidati sono inseriti in liste con il classico metodo random, persone che non hanno precedenti professionali o lavorativi, seppure sono stati inseriti nelle liste alcuni validi professionisti, imprenditori, artigiani.
Il forte calo degli elettori pentastellati, dal 4 marzo al 10 giugno, è una conseguenza di quanto scriviamo, anche se bisogna considerare che è andato a votare un decimo della popolazione (6,7 milioni su circa 50 milioni di aventi diritto al voto) ed è andato alle urne meno di un decimo dei Comuni italiani (760 su 8.000). Inoltre l’affluenza nazionale è stata di circa 12 punti in meno rispetto al 4 marzo (61% contro il 73%).
 
C’è da fare una considerazione di medio periodo e cioè che il sentimento dei votanti muta nel tempo. Nel 1994 vi fu l’ondata del nuovo portata da Berlusconi; poi l’ondata andò verso il Centro-Sinistra, indi ancora verso Berlusconi e poi ritorno al Centro-Sinistra. La novità pentastellata ha attratto il 32,7% degli elettori lo scorso 4 marzo.
Perché vi sono queste forti oscillazioni? In primo luogo per un effetto naturale: gli elettori hanno bisogno del cambiamento per il cambiamento. Ma vi è una più importante ragione che riguarda una insoddisfazione per uno Stato che non agisce in base ai valori di giustizia ed equità e, peggio, è infestato da parassiti, lobby, consorterie, che danno ai privilegiati ciò cui non hanno diritto.
Nel valutare le elezioni del 4 marzo ed ora quelle del 10 giugno bisogna regolarsi in base ad una visione di medio e lungo periodo nella quale si incastona l’episodio elettorale.
Il cambiamento sarebbe più efficace e netto se il sistema elettorale consentisse l’alternanza come accade in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Austria e nelle quattro Nazioni del Visegrád (Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia).
Grave colpa della classe politica è avere approvato una legge elettorale proporzionale, confusionaria e falsificante.
 
Il Centro-Destra sù e il Movimento cinque stelle giù. Il terzo polo, cioè il Centro-Sinistra, si lecca ancora le ferite del 4 marzo ed ha cominciato una forte opposizione consistente in una critica, senza proporre un suo progetto di governo per ritornare in sella fra cinque anni, come dovrebbe fare una sorta di governo ombra di britannica memoria.
Intanto, il vice presidente e ministro Salvini ha bloccato la prima nave non concedendo l’accesso ai porti italiani (Ong Aquarius). Secondo noi ha fatto bene perché è indispensabile che almeno sei degli Stati europei del Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia, Grecia, Malta e Cipro) devono agire con lo stesso metro e cioè ognuno in base alla propria popolazione accolga le navi che arrivano dalla Libia.
Inoltre, Salvini ha detto di mettere in moto uno snellimento dei controlli con l’accorciamento della procedura, da tre anni a tre mesi, perché i cittadini italiani hanno il diritto di sapere quali e quanti rifugiati sono partiti per salvare la vita da zone di guerra e quanti altri vengono per ragioni economiche e quindi non hanno diritto all’asilo.
 
Vogliamo riservare questo spazio al risultato della città di Catania, il più popoloso capoluogo di provincia di questa tornata elettorale. A nostro avviso, la sindacatura di Enzo Bianco, nostro amico da oltre 40 anni, è stata positiva, non immune da critiche inevitabili perché chi fa sbaglia.
Egli ha attratto notevoli investimenti per le infrastrutture, seppure non di stretta competenza della sua amministrazione, ha tenuto la città di Catania sempre al massimo livello dell’attenzione nazionale, con le frequenti visite di tutti i vertici, ed è stato un eccellente anfitrione delle consorti dei Capi di Stato durante lo scorso G7 di Taormina. Il merito maggiore è stato non avere dichiarato il default il 13 giugno del 2013.
Si apre un nuovo capitolo, con il bravo Salvo Pogliese, nostro amico, che conosciamo fin dalla nascita. Siamo convinti che le sue doti di politico, di professionista e di organizzatore daranno un nuovo impulso economico-sociale alla città, senza abbandonare i buoni cantieri e le iniziative avviate dal suo predecessore.

Articolo pubblicato il 12 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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