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No ai condoni finti o mascherati
di Carlo Alberto Tregua

Occorre tutelare i bravi contribuenti



La questione fiscale è primaria in un Paese perché è uno strumento di equità secondo il quale ogni cittadino contribuisce alle spese delle Istituzioni, nazionali e locali, in rapporto al proprio reddito, con misura progressiva, come prevede l’articolo 53 della Costituzione.
Vi sono categorie di contribuenti obbligate a corrispondere tutte le imposte sul proprio reddito: si tratta dei dipendenti. Poi vi sono altre categorie di contribuenti a carico dei quali chi corrisponde somme ha l’obbligo di effettuare una ritenuta a titolo di imposta e, infine, vi sono altri contribuenti, come imprenditori e professionisti, i quali devono dichiarare i propri redditi e pagarvi le relative imposte.
Tutto in regola e niente in ordine. Infatti, il sistema tributario fa acqua da tutte le parti, tanto che da più parti l’evasione fiscale viene stimata nell’ordine di 100/120 miliardi. Un’evasione conseguente alla corruzione, alla circolazione di una massa abnorme di contanti, alla mancanza di controlli veri, perché quelli attuali sono più di natura formale che sostanziale.
 
La nuova maggioranza e il nuovo Governo hanno sbandierato come un vessillo la riforma del sistema fiscale tale da semplificare le procedure e quindi diminuire i pesi a carico dei contribuenti, e di eliminare le attuali cinque aliquote dell’Imposta sulle persone fisiche, sostituendola con una o al massimo due (15/20%).
Spiegano illustri pensatori del Governo gialloverde che i cittadini saranno indotti dalle aliquote più basse a dichiarare un maggior imponibile che dovrebbe compensare la diminuzione del gettito attuale.
La supposta manovra non si estende all’Imposta sulle persone giuridiche perché già unica, ma il ministro dell’Economia e finanze non accenna all’eliminazione di quella iniqua imposta che è l’Irap.
La diminuzione del gettito, e quindi il taglio delle entrate, dovrebbe essere compensato dall’aumento delle stesse conseguente ad un condono generalizzato.
Ma il condono è una misura miope, come hanno dimostrato i 4-5 di questi ultimi decenni perché premia chi lo fa, ma danneggia l’erario degli anni seguenti, anche per ragioni psicologiche e per le illusioni indotte.
 
Quando i condoni in materia fiscale, ma anche in edilizia, si susseguono resta viva l’attesa nel contribuente che la filiera continuerà.
Questa speranza, che di volta in volta si consolida per la scarsa qualità dei governanti, è mantenuta accesa dai condoni che arrivano puntualmente. Ecco perché continuare ad alimentarla è non solo deleterio ma iniquo nei confronti di quei contribuenti che pagano regolarmente la totalità delle imposte dovute.
Ora, fino a quando i Governi tagliano sanzioni e interessi per recuperare l’intero ammontare delle imposte, l’iniziativa è accettabile, ma quando vengono incise le imposte, il contribuente, oltre a risparmiare sanzioni e interessi, si vede decurtare quanto dovuto.
Questo è inaccettabile. Ecco perché la stampa e i cittadini devono protestare di fronte all’ipotesi di un condono di tal fatta.
 
Non sappiamo quale strada vorrà imboccare il ministro Tria, che dalle prime mosse sta dimostrando buon senso e competenza. Ci auguriamo che non tocchi le imposte e, anzi, ordini ad Agenzia delle Entrate e Guardia di finanza di accentuare le investigazioni per scoprire il più possibile l’evasione fiscale divenuta pesante e sempre più inaccettabile.
Devono protestare i cittadini di fronte all’ipotesi del condono, devono protestare i sindacati, devono protestare i partiti che non hanno mai approvato un condono, devono protestare le persone perbene che capiscono come sia necessario pagare le imposte, anche se se ne farebbe volentieri a meno, dal momento che in contropartita ad essi vi sono servizi, prodotti ed erogati, anche se di scarsa qualità.
Abbiamo l’impressione che questo Governo dica una cosa e ne faccia un’altra. Ci auguriamo che l’impressione sia falsa perché interesse di tutti i cittadini, ma proprio di tutti, è che la macchina funzioni bene e che abbia quante più risorse possibili per fronteggiare gli innumerevoli, e mai soddisfatti, bisogni della popolazione.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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