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Agrumicoltura, primato siciliano insidiato dalla Spagna
di Chiara Borz├Č

L’80% dell’offerta ha origine in Sicilia e Calabria ma la diretta concorrente iberica è prima esportatrice a livello mondiale. L’assessorato all’Agricoltura comunica interventi contro Tristeza, nuovi innesti e marketing per rilanciare il prodotto 

Tags: Agrumicoltura, Agrumi, Sicilia



CATANIA – Il settore agrumicolo siciliano è ancora in forte crisi. L’ascesa dei prodotti spagnoli, delle merci provenienti dall’America Latina e quelli, fortemente incentivati dalla Comunità europea, di origine africana, stanno fortemente riducendo l’appeal dell’arancia siciliana.
 
 
Pesano le fitopatie (Tristeza su tutte), un’organizzazione imprenditoriale raramente modernizzata e il poco sostegno offerto dalle istituzioni. Contemporaneamente però non viene meno la speranza, da tutti i soggetti che compongono la filiera, di lavorare per trovare sempre più rendimento dalla produzione agrumicola, sperimentando sia gli aiuti europei che ricercando il sostegno dell’amministrazione. Un credo necessario considerato il “peso” dell’agrumicoltura (anche siciliana) nell’agricoltura nazionale.
 
Come ricorda Confagricoltura Catania, nella fase agricola l’offerta di agrumi ammonta a circa 3 milioni di tonnellate e incide per il 4,5% circa sul valore della produzione ai prezzi di base delle coltivazioni agricole e per il 2,5% su quello complessivo generato dal sistema agricolo nazionale, attestandosi a circa 1.145 milioni di euro.
 
La fase agricola è caratterizza da un numero molto elevato di aziende, circa 62 mila, che hanno una dimensione media estremamente modesta, pari a circa 2 ettari. Un dato stabilisce l’importanza del Sud nel comparto agrumicolo: il 99,9% del valore della produzione proviene dal Mezzogiorno ed in particolare l’80% dell’offerta ha origine in Sicilia e Calabria. Tornando al dato macro, l’Italia rappresenta, dopo la Spagna, il secondo produttore europeo di arance (circa 1,9 milioni di tonnellate prodotte) di clementine e mandarini (822 mila tonnellate prodotte), ma tuttavia nel corso dell’ultimo decennio, mentre nel territorio nazionale si è assistito ad una riduzione delle superfici investite e della produzione, la Spagna ha aumentato la produzione di arance del 24% ed è attualmente il primo esportatore mondiale, analogo primato per mandarini e clementine.
 
Percentuali alla mano sembra dietro l’angolo il rischio d’essere incalzati da altre produzioni evidentemente più competitive. Le sinergie diventano strategiche, così come interventi rapidi e incisivi. L’assessorato all’Agricoltura ha comunicato alcune novità che riguardano il settore agrumicolo e ricordato la presenza di alcuni strumenti che possono sostenere economicamente gli investimenti nelle singole realtà agrumicole.
 
“A breve – comunica l’assessore regionale Edi Bandiera - sarà pubblicato il bando della sottomisura 5.2 con un budget di 7.000.000 euro. Quest’ultimo prevede un contributo a fondo perduto al 100% dei costi ammissibili per il ripristino dei danni causati da avversità biotiche. Il budget sarà quasi interamente utilizzato per il ripristino dei danni causati dalla Tristeza e per il reimpianto verranno utilizzate varietà di agrumi innestate su portinnesti tolleranti alla fitopatia”.
 
Si lavorerà per tutelare l’arancia siciliana, facendo rispettare il brand e soprattutto garantire l’effettivo utilizzo del prodotto nei prodotti derivati. “Ho predisposto un documento da discutere nella prossima seduta della Commissione Politiche Agricole, che impegni il Governo a richiedere la modifica della normativa comunitaria sulla denominazione dei succhi/bevande mediante l’inserimento della indicazione merceologica “arancia rossa” nella Direttiva Comunitaria – ha dichiarato l’assessore Bandiera -. A tale inserimento seguirà l’obbligo di rispettare la presenza di prodotto prevista dal regolamento: 12% per le bevande, 20% per i nettari, 100% per i succhi, con vantaggi per tutta la filiera.
 
Inoltre, l’amministrazione sta portando avanti interventi condivisi con il Distretto Agrumi di Sicilia e le organizzazioni professionali, proposti al Tavolo agrumicolo nazionale e che prevede i seguenti interventi: rafforzamento del sistema di controlli fitosanitari; potenziamento delle attuali strutture per la produzione di materiali di agrumi certificati; incrementare e valorizzare la produzione di agrumi a marchio DOP, IGP e biologico; individuare idonee politiche e strategie di marketing incentrate fondamentalmente sui prodotti DOP, IGP e BIO e sul loro legame con il territorio; incentivare il processo di aggregazione dei produttori; individuare misure specifiche per rendere le OP più efficaci sul mercato e maggiormente attrattive per i produttori; incentivare gli accordi di filiera sul prodotto fresco e/o trasformato”.
 
L’assessorato all’Agricoltura non prevede la stretta di particolari accordi con le banche, ma ha ricordato la presenza di bandi che possono stimolare all’investimento e garantire sostegno all’attività degli agrumicoltori: “Sono attivi dei bandi attraverso i quali è possibile presentare istanza presso gli ispettorati territoriali dell’agricoltura per la concessione di prestiti quinquennali e mutui decennali a tassi agevolati ai sensi degli articoli 17 e 18 della legge regionale 6/2009 riguardante il credito in agricoltura”.

Articolo pubblicato il 11 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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