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Quotidiano di Sicilia

Parlamento è sovrano, la Corte non c'entra
di Carlo Alberto Tregua

Finalmente tagliati i vitalizi



Con delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera n. 14 del 12 luglio scorso è stato stabilito il principio che tutte le pensioni dei deputati (comunemente chiamati vitalizi) saranno ricalcolate con il metodo contributivo, e cioè l’assegno sarà proporzionato ai contributi versati.
Si tratta di un atto di giustizia di cui bisogna dare atto ai pentastellati e al presidente della Camera, Roberto Fico.
Da oltre dieci anni la nostra linea editoriale sostiene questa necessità, cioè togliere i privilegi acquisiti, perché non è equo, in base all’art. 3 della Costituzione sull’uguaglianza dei cittadini. Alcuni percepiscano l’assegno pensionistico sulla base dei contribuiti versati, altri un assegno maggiorato in base ai criteri clientelari dell’epoca, che ricadono sulla fiscalità generale finché i pensionati sono in vita. Anche i loro eredi usufruiscono della pensione di reversibilità.
Non finiremo mai di battere sul tasto dell’eliminazione dei privilegi acquisiti per combattere la cultura del favore, troppo diffusa nel Paese.
 
La delibera della Presidenza della Camera, con cui è stato fissato questo iniquo privilegio, risale al 1954. Essa è stata tenuta segreta fino al 1999, cioè per ben 45 anni, perché i deputati non avevano il coraggio di far sapere ai cittadini un siffatto trattamento “speciale”.
Dal 1999 al 2018, cioè per altri 19 anni, tutti i governi di centro-destra e di centro-sinistra non hanno avuto la voglia di provvedere. Ci volevano i pentastellati per arrivare a questo risultato. Plaudiamo.
Ora tocca alle pensioni dei deputati, calcolate col metodo contributivo, che dal 2012 vengono erogate a 65 anni, per chi ha compiuto una legislatura, e a 60 anni per chi ne ha completate due.
Anche questa è un’iniquità: perché tutti i cittadini vanno in pensione a 67 anni e il loro assegno è calcolato in base ai contributi versati. Non si capisce perché gli “onorevoli pensionati” debbanno percepire la pensione a 60-65 e non come tutti gli altri cittadini.
Il Senato della presidente Alberti Casellati continua a dimostrarsi sordo sull’opportunità di ripetere in quel ramo quanto è avvenuto alla Camera. Dobbiamo dedurre che essa intenda continuare la filiera di coloro che hanno fin qui tutelato i privilegi dei notabili.
 
Da molte parti si preannunciano ricorsi alla magistratura ordinaria e amministrativa, e addirittura alla Corte costituzionale. Non compete a noi esprimere valutazioni al riguardo, perché non siamo giuristi. Ma col buon senso della persona comune che fa il giornalista e col buon senso presente nella common law, ci permettiamo di sottolineare che il Parlamento, Camera e Senato, è un organo costituzionale, cioè di pari livello della Consulta. Quest’ultima è anche nota come il Tribunale delle Leggi.
Ma la delibera del Consiglio di presidenza della Camera non è una legge, ma un norma interna che trova applicazione in base al principio di Autodichia. Pertanto non può essere eccepita da nessun cittadino, né dalla Guardia di finanza, né dalla magistratura e neanche dalla Corte costituzionale. Si tratta di un provvedimento blindato, al riparo da ogni attacco.
Tutto il clamore mediatico ha una funzione: distorcere la realtà e disorientare cittadini senza competenze.
 
Un’altra iniziativa parlamentare del M5s riguarda le cosiddette pensioni d’oro. Qui il discorso è diverso perché per poterne riformare il calcolo con il metodo contributivo o, in alternativa, effettuare un prelievo come contributo di solidarietà, occcorre una legge. In questo caso essa è impugnabile davanti alla Corte costituzionale.
Perciò questa maggioranza dovrà stare attenta nel redigerla e non potrà evitare ricorsi alle magistrature, perché esiste il principio costituzionale dell’Affidamento. Solo una legge costituzionale potrebbe modificare questa norma sulle pensioni, per ricalcolarle col metodo contributivo.
Per carità, la Consulta ha confermato il principio che può essere effettuato un prelievo, come contributo di solidarietà, sulle pensioni d’oro (cioè quelle superiori a 4.000 mila euro netti al mese, cioè 8.000 euro lordi, cioè 100.000 mila euro lordi l’anno).
La Corte ha però stabilito che occorre tener conto dei principi di ragionevolezza e temporaneità, cioè il prelievo non può essere a tempo indeterminato.
Questo è il quadro, cerchiamo di comprenderlo per evitare di berci le menzogne dei soliti bugiardi.

Articolo pubblicato il 17 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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