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Consulta e Corte Conti, di bacchettata in bacchettata
di Raffaella Pessina

Dai conti in rosso alle leggi bocciate: riformare la Regione impresa titanica. Gestione dissennata della Cosa pubblica e nodi ormai al pettine 

Tags: Corte Dei Conti, Regione Siciliana



PALERMO - Il governo di Nello Musumeci non può che prendere atto che in Sicilia si dovrà lavorare molto per risollevare le sorti economiche dell’Isola. L’ultima bacchettata sui conti siciliani è arrivata venerdì scorso con il giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario del 2017.
 
 
È chiaro che nessun addebito può essere attribuito all’attuale Governo, che eredita una situazione a dir poco disastrosa, ma è pur vero che Musumeci dovrà mettere mano in tutti i settori dell’economia. La Corte dei Conti ha ritenuto “irregolari” lo stato patrimoniale e il conto economico per l’esercizio finanziario del 2017. Valutazione negativa anche in merito all’andamento degli investimenti che stride con “i fondamentali dell’economia siciliana e con il noto gap infrastrutturale con il resto del Paese”.
 
La Corte ha bacchettato la Regione anche sul Defr 2017- 2019, presentato in ritardo e pieno di lacune e privo di una visione unitaria. “Dobbiamo abbandonare una logica del passato secondo la quale la Regione deve essere utilizzata come una sorta di bancomat – ha detto Musumeci - Ogni ente della Sicilia, piccolo o grande, deve adoperarsi per produrre ricchezza sul territorio altrimenti diventa un cancro e il cancro va estirpato”.
 
Il giudizio negativo della Corte dei Conti è solo l’ultimo di una serie, tra cui la bocciatura da parte della Consulta della legge sulle province o quella sulla nomina dei direttori delle Asp. Un andamento che si è consolidato nel tempo. Da quando in Sicilia è stata abolita la figura del Commissario dello Stato, il compito di vigilare sugli atti approvati dall’Assemblea regionale siciliana è passato al Consiglio dei ministri, e Roma negli ultimi anni, ha continuamente impugnato articoli contenuti in leggi siciliane di sistema.
 
La conseguenza è stata che in Sicilia non si sono ancora potute attuare riforme essenziali per colmare il gap con le altre regioni. Un gap che riguarda settori importanti, come le infrastrutture, la sanità, la pubblica amministrazione e la scuola, solo per citarne alcuni. Sui provvedimenti della Consulta però il partito dei Siciliani Liberi protesta perchè, in particolare sulla cassazione della legge sulla governance siciliana delle Province regionali, viene considerate un atto lesivo dell’Articolo 15 dello Statuto siciliano” perché “palesa una volontà di svuotamento e cancellazione dell’Autonomia dell’Isola, e con essa di ogni speranza di sopravvivenza come comunità culturale, sociale, economica e politica che abbia un futuro e non solo un passato”.
 
Il partito dei Siciliani Liberi, per adottare iniziative contro queste sentenze lancia un appello a “soggetti ed organismi che possano costituire un fronte comune a difesa dell’Isola, dei suoi principi statutari, dei suoi Enti locali e delle sue comunità, dei suoi vitali interessi economici, come minimo comune denominatore e senza pregiudizio per forme più avanzate di autodeterminazione”.
 
Anche Rino Piscitello, coordinatore dell’Unione dei Siciliani, si schiera dalla parte di coloro che ritengono la sentenza della Corte Costituzionale sulle province lesiva dell’autonomia statutaria. “Chiunque dichiari di concordare con questa sentenza, per ragioni peraltro di puro opportunismo di potere (vedi sindaco di Palermo), è nemico conclamato dell’Autonomia Siciliana – ha detto Piscitello - Auspichiamo che tutti operino per disinnescare questa sentenza e per ristabilire il diritto della Sicilia a decidere sul sistema elettorale degli enti locali anche valutando l’opportunità di una nuova riforma che stabilisca la totale gratuità degli eletti in modo da rendere nullo il principale (incredibile) argomento utilizzato dalla Consulta per bloccare la legge siciliana”.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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