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Soluzione Termini con legge Alitalia
di Carlo Alberto Tregua

Le famiglie dei dipendenti vanno protette

Tags: Lavoro, Termini Imerese, Fiat, Nino Strano, Raffaele Lombardo



È nota la nostra posizione secondo la quale la decisione della Fiat del 2007 di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese era irrevocabile. Male hanno fatto i Governi Cuffaro e Lombardo a pietire un’inutile sopravvivenza di una struttura fatiscente, non competitiva e senza alcun futuro.
Comprendiamo perfettamente le ragioni umanitarie, secondo le quali bisogna salvare il reddito dei dipendenti e delle loro famiglie, non solo, ma anche quello di tutti i lavoratori dell’indotto, per un totale di circa 2000 unità che con i loro familiari possono arrivare a sei o settemila persone.
La soluzione è già esistente, basta utilizzare per questa vicenda la legge Alitalia, che è stata approvata modificando la legge Marzano e altre precedenti. Ricordiamo che cosa essa prevede: corrispondere l’ottanta per cento dello stipendio ai cinquemila dipendenti che dall’operazione sono risultati in esubero, per condurli fino alla soglia della pensione.

I più giovani, che comunque con questo percorso non vi arrivano, avranno avuto abbondante tempo per trovare altre soluzioni lavorative. Dunque, il caso Termini è risolvibile senza umiliarsi. Il Governo Lombardo chieda con forza l’applicazione della legge Alitalia per risolvere il giustissimo problema dei dipendenti diretti e indiretti, ma pensi con grande determinazione a un progetto di ampio respiro e di alto profilo, come abbiamo più volte suggerito, per trasformare il territorio verso l’industria blu (turismo), nel quale si potrebbero convertire professionalmente i lavoratori di Termini.
Vorremmo non sentire più parlare di questa vicenda, nè della disperazione di tanti dipendenti che si arrampicano sui tetti e sulle gru, giustamente, per proteggere la sopravvivenza loro e dei propri cari. Non è tentando inutilmente di forzare la mano a Marchionne che il problema si risolve.
La strada delle cordate per costruire ipotetiche auto ecologiche in collaborazione con ipotetici costruttori indiani (o pellerossa) è abbastanza lontana dalla concretezza, mentre tutti i dipendenti continuano a sopravvivere a malapena con le loro buste paga dimezzate, lavorando due settimane al mese, anche se la differenza viene compensata dalla Cassa integrazione.
 
Ancora una volta dobbiamo sottolineare l’insufficienza della fantasia e della attività concreta di chi ha responsabilità istituzionali. Abbiamo salutato positivamente la rapidità con cui il presidente eletto direttamente dai siciliani e non dai deputati (finalmente questo concetto è entrato nell’opinione pubblica dopo che vi abbiamo battuto per moltissimo tempo) ha risolto la crisi mediante la nomina di assessori cui ha dato la delega in base al nuovo disegno delle 13 branche amministrative della Regione (presidenza più 12 assessorati).
Abbiamo sottolineato positivamente anche la rapidità con cui prima il Lombardo-bis ha nominato i 17 Dg di Asp e Aziende ospedaliere e poi il Lombardo-ter con la nomina di 26 Dg (due, Gelardi ed Emanuele, hanno un doppio incarico), nonché i Dg degli Uffici speciali. La macchina politico-amministrativa è pronta per far fare alla sua azione un balzo di qualità indispensabile per intraprendere finalmente la strada della crescita. 

Interpelliamo direttamente l’assessore al Turismo, Nino Strano, affinché insedi una task-force per lo studio e la realizzazione in tre mesi di un progetto complessivo relativo a insediamenti turistici nel territorio di Termini Imerese, tenuto conto che colà può essere realizzato anche un porto turistico. Il progetto ovviamente deve prevedere anche campi da golf e villaggi e dev’essere portato in giro per il mondo in una road-show che attiri concretamente l’interesse di investitori, senza escludere quelli italiani. Chi offre di più, vince.
Resta il nodo della proprietà Fiat. Su questo punto il Governo regionale deve mostrare i muscoli, chiedendo che tutto il territorio venga messo a disposizione del progetto turistico a un prezzo simbolico, tenuto conto degli innumerevoli finanziamenti che la fabbrica ha ottenuto nel corso dei decenni. E siamo convinti che di fronte a una richiesta ragionevole, Montezemolo e Marchionne non farebbero gli avari. La soluzione prospettata è cristallina. Attendiamo risposte o una soluzione migliore, purché sia produttiva di ricchezza e non di lamenti umilianti.

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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