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Catania - Su ogni cittadino grava un debito finanziario di 1.830 euro
di Redazione

Analisi della società di rating Crif sui bilanci del Comune dopo la pronuncia della Corte dei Conti 

Tags: Corte Dei Conti, Catania, Dissesto



CATANIA - Con la deliberazione 153 del 4 maggio 2018 la Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione Siciliana, ha accertato la ricorrenza delle condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune. Secondo le scala di scoring di Crif ratings Catania si posizionava, sulla base del bilancio 2016, in una situazione di “Tensione finanziaria”.
 
La scala di scoring utilizzata, composta da 9 gradini (dove 1 è il migliore e 9 il peggiore), è completata dalla tensione finanziaria (Profilo di credito compromesso da condizione di difficoltà dell’ente nella gestione) e dal dissesto finanziario (Ente che non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili).
 
 
I certificati consuntivi del Comune di Catania per il periodo 2012-2016, desumibili dal Ministero dell’Interno, mostrano una situazione di bassa riscossione in generale delle entrate tributarie, in media pari all’80%. In dettaglio mancano all’appello circa 100 milioni di euro relativi all’Imu (con una percentuale di riscossione in linea con quella delle entrate tributarie, pari all’80%) e 167 milioni di euro della tassa rifiuti (riscossa solo al 56% in media nel periodo di studio). Ben diversa è la situazione relativa alle entrate extra-tributarie, in particolar modo alle sanzioni da codice della strada. In questo caso il Comune ha riscosso meno del 30% tra il 2012 e il 2016.
 
La reiterazione della mancata riscossione di tasse, tributi e tariffe hanno obbligato il Comune di Catania ad accantonare nel 2016 più di 230 milioni di euro nel fondo crediti di dubbia esigibilità, pari al 45% dei residui attivi (crediti) relativi alle entrate correnti (somma tra entrate tributarie, trasferimenti correnti ed extra-tributarie).
 
Dal punto di vista finanziario, il Comune ha fatto ricorso in maniera decisa alle anticipazioni di tesoreria durante il periodo 2012-2016 per 1,8 miliardi di euro (o l’85% delle entrate correnti in media). L’utilizzo delle anticipazioni, anche se consentito per legge, è da collegarsi al ritardo temporale nel pagamento da parte dei cittadini/utenti di tasse, tributi e tariffe.
 
In aggiunta, la situazione debitoria mostra un debito di funzionamento (verso fornitori) in graduale diminuzione e pari a circa 170 milioni di euro (da circa 375 milioni di euro in media tra il 2012-2013) e un debito di finanziamento (verso il sistema bancario) per circa 585 milioni di euro a fine 2016. Il debito finanziario rappresenta circa il 130% delle entrate correnti e in capo a ciascun residente catanese, indistintamente dall’età, grava un debito finanziario pubblico di 1.830 euro.
 
Infine, la copertura del debito finanziario è di circa 15 anni. Questo significa che il Comune impiegherebbe 15 anni per ripagare solo il suo debito verso il settore bancario attraverso l’utilizzo del suo margine corrente, calcolato come differenza tra le entrate correnti e le spese correnti (personale, beni e servizi, interessi passivi, ecc).
 
“La situazione di Catania non è isolata e non possiamo escludere che nel corso del 2018 la Corte dei Conti debba accertare altre situazioni di dissesto nonché asseverare piano economico-finanziari triennali di rientro da situazione di disavanzo amministrativo”, osserva Marco Bonsanto, associate director presso Crif ratings.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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