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Gli Atenei isolani guardano al futuro e alla crescita scommettendo su innovazione e offerta formativa
di Redazione

Da Palermo a Catania, le iniziative messe in campo per garantire agli studenti servizi sempre più al passo con i tempi. Nuovi corsi di laurea che guardano al mercato del lavoro per offrire maggiori possibilità occupazionali 

Tags: Speciale Università



PALERMO – L’Istat ha reso noto nelle scorse settimane numeri molto interessanti relativi all’istruzione degli italiani e al modo in cui essi si rapportano al mondo dell’istruzione. Come rivelato dall’Istituto nazionale di statistica, nel 2017 si stima che il 60,9% della popolazione di 25-64 anni abbia almeno un titolo di studio secondario superiore; valore distante da quello medio europeo (77,5%). Sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: 18,7% in Italia e 31,4% nella media Ue.
 
Dal 2008 al 2017 la quota di popolazione con almeno il diploma secondario superiore è in deciso aumento. Più contenuta, rispetto alla media europea, è invece la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario.Il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello maschile: il 63,0% ha almeno un titolo secondario superiore (contro 58,8% degli uomini) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Inoltre, i livelli di istruzione femminili stanno aumentando più velocemente di quelli maschili.
 
 
A differenza di quanto accaduto in altri Paesi europei, negli ultimi nove anni, in Italia, la quota di stranieri in possesso almeno del titolo secondario superiore si è molto ridotta e al tempo stesso non è aumentata la quota di chi ha un titolo terziario.
 
Nel 2017, la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi si stima pari al 14,0%; per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. In Italia l’abbandono scolastico precoce è molto più rilevante tra gli stranieri rispetto agli italiani (33,1% contro 12,1%). Tuttavia dal 2008 ad oggi, proprio tra gli stranieri si è registrato il miglioramento più consistente. Le differenze territoriali negli abbandoni scolastici precoci sono molto forti – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord – e non accennano a ridursi. Nel 2017, la quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario è pari al 26,9% (39,9% la media Ue). Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti l’Italia è la penultima tra i Paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa.
 
Resta quindi un grande scollamento tra Nord e Sud del Paese e in quest’ottica diventa fondamentale puntare maggiormente su offerte formative di qualità, soprattutto per ciò che concerne le Università e, ancor di più, per quelle del Mezzogiorno.
Lo sanno bene i vertici dei principali Atenei siciliani, i quali hanno deciso di investire sempre più per accrescere la qualità dei propri Piani di studio, volgendo lo sguardo al mercato del lavoro e alle opportunità che esso può offrire.
 
A Palermo, per esempio, nei giorni scorsi è stata annunciata l’attivazione di nuovi corsi di laurea, a partire da quella triennale in Ingegneria della sicurezza, la prima laurea professionalizzante attivata presso l’Ateneo del capoluogo siciliano. Per quanto concerne le magistrali, Archeologia si trasferisce da Agrigento a Palermo. La Scuola Politecnica attiverà il nuovo corso di Laurea magistrale in Design e Cultura del territorio, mentre la Scuola di Scienze umane e del Patrimonio culturale ha varato un nuovo corso interclasse in Lingue e Letterature: interculturalità e didattica. Infine, c’è il nuovo Corso di laurea magistrale in Compliance, sviluppo aziendale e prevenzione del crimine, attivo presso il Dipartimento di Scienze politiche e organizzato in collaborazione con lo Spin-off Crime&Tech dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
 
Novità importanti per il 2018/2019 anche a Catania, per un Ateneo che sembra sempre più intenzionato a crescere sotto numerosi punti di vista. Come confermato dalla classifica stilata dal Censis sulle Università, infatti, l’istituzione etnea sta migliorando le proprie performance (punteggio attribuito da 72 a 76,6, pari a un +6,4%). I miglioramenti più apprezzabili si sono avuti nell’indicatore relativo alle strutture, per il quale si è registrato un incremento del 16,7% (da 66 a 77 punti), e in quello relativo alle borse di studio, in cui l’incremento è stato pari all’8,8% (da 68 a 74 punti). L’indicatore migliore, però, è risultato essere quello relativo alla comunicazione e ai servizi digitali, i quali hanno confermato la valutazione positiva ottenuta lo scorso anno, anche a seguito del rilascio del nuovo portale web d’Ateneo.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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