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Quotidiano di Sicilia

Acque reflue, una risorsa per l'agricoltura. Da Marsala a Catania: i progetti in campo
di Rosario Battiato

Cooperazione tra Sicilia e Tunisia per sfruttare la depurazione a vantaggio dei coltivatori locali. Si tratta di una strategia che ha permesso ad Israele di superare l’emergenza idrica

Tags: Acque Reflue, Agricoltura



PALERMO – Prosegue l’iter di due progetti dal valore complessivo di circa due milioni di euro nell’ambito della gestione delle acque reflue e della pesca costiera. Ne ha dato comunicazione il Comune di Marsala, ente capofila che ha presentato i progetti, in seguito al via libera ricevuto dal dipartimento della Programmazione della Regione siciliana che ha confermato il superamento del primo esame e il passaggio alla seconda fase per entrambe le proposte.
 
I due interventi rientrano nell’ambito della cooperazione transfrontaliera Italia-Tunisia che coinvolge complessivamente sei Regioni costiere della Tunisia (governatorati di Ariana, Beja, Ben Arous, Bizerte, Jendouba, Nabeul) e cinque province siciliane (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Trapani).
 
Il progetto di cooperazione tra i due Paesi mira fondamentalmente alla promozione “dell’integrazione economica, sociale, istituzionale e culturale tra gli Stati dell’Ue e i Paesi extraeuropei che si affacciano sul Mediterraneo – si legge in una nota diffusa sul sito del Comune –, contribuendo a creare una zona di prosperità condivisa”.
 
Il primo progetto si chiama Encircle e vale 950 mila euro, prevedendo la “gestione delle acque non convenzionali in agricoltura”. Assieme al comune di Marsala, in quanto ente capofila, ci sono anche l’Università di Palermo e organismi ministeriali tunisini di Sfax/Sousse. L’intervento stabilisce come obiettivo prioritario lo studio e la progettazione di una rete di distribuzione delle acque reflue provenienti dal depuratore di contrada San Silvestro, che si trova nel territorio del comune.
 
Una finalità simile si trova anche nel modello previsto per il depuratore di Catania, opera da 461 milioni di euro e uno degli ultimi atti dell’amministrazione Bianco, che prevede “una particolare attenzione al riutilizzo delle acque reflue per fini agricoli nella Piana di Catania”. Si tratta di una strategia che ha permesso ad Israele, grazie anche alla combinata azione di desalinizzazione delle acque, di superare le emergenze idriche che tuttora coinvolgono molti Paesi della stessa area.
 
Si tratta di azioni che vanno a incidere su due grandi mali dell’Isola: da una parte le criticità legate agli impianti di depurazione – quattro le procedure di infrazione comunitaria che l’Italia, con una Sicilia pienamente coinvolta – e dall’altra la penuria di risorsa idrica che scaturisce da infrastrutture idriche ai minimi termini, con perdite di rete che, in alcune aree, raggiungono il 50% del totale immesso e invasi per la raccolta dell’acqua piovana che non risultano ancora pienamente operativi. A questo proposito il passato governo aveva previsto 66 milioni di euro per completare le dighe isolane.
 
Il secondo progetto, dal valore di 800 mila euro, si chiama Petiti ed è il “Piano di gestione della pesca costiera, utilizzo di sistemi di telerilevamento e informativi territoriali”. L’intervento vede ancora Marsala capofila, con Distretto della Pesca di Mazara, Consorzio Universitario di Trapani e Ministero della Pesca di Tunisi.
 
La nota del Comune specifica che “sono state individuate le aree – il tratto costiero marsalese, lo Stagnone e l’area del Mammellone antistante Sfax – che si prestano alla sperimentazione di un piano di gestione capace di assicurare ai pescatori e alle loro famiglie la salvaguardia di un’attività economica fondamentale”.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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