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Senza concorrenza, spiagge svendute
di Rosario Battiato

Legambiente: la Regione Sicilia, nonostante abbia il secondo litorale più lungo (1.637 km), incassa solo 80 mila € l’anno dalle concessioni contro gli 11 mln di Toscana (397 km) e Liguria (330 km). L’Isola senza regole. Privatizzare ma con bandi pubblici, trasparenti e sostenibili. Non sono soltanto stabilimenti balneari, ma è certo che occupano una grossa quota delle 20.755 aziende che operano nel comparto della cosiddetta economia del mare.

Tags: Mare, Sicilia, Spiagge, Legambiente



PALERMO – Ottomila chilometri di coste, più di 52 mila concessioni, oltre 30 mila imprese del settore. I numeri dell’ennesima estate caldissima sono stritolati tra i titolari degli stabilimenti balneari, gli ambientalisti per la spiaggia libera, e il caos normativo che impera, annacquato da direttive comunitarie non rispettate, norme nazionali assenti e autonomie regionali.
 
Un insieme che definisce una situazione in precario equilibrio, scossa dalla necessità di mantenere in vita i flussi turistici e un comparto che fattura miliardi di euro all’anno, garantendo al contempo l’accesso e la fruizione di un bene demaniale e il valore della libera concorrenza. Una commistione di elementi in un calderone che è a rischio ebollizione da almeno un decennio.
 
 
Da una parte c’è la richiesta della direttiva Bolkestein, che prevede le gare per le concessioni, dall’altra la rivendicazione di un diritto basato sulla consuetudine e sugli investimenti realizzati nel corso degli anni, mentre l’Italia, seppur nel mirino di una procedura di infrazione nel 2009 per non aver dato corso alla richiesta comunitaria, continua a prorogare le concessioni – l’ultima scadrà nel 2020, anche se c’è stata una sentenza della Corte di Giustizia Ue che l’ha bocciata – e l’intero settore vive un periodo di grande incertezza. Se ne discuterà proprio domenica, in occasione della “Giornata nazionale dei balneari italiani”, una manifestazione di mobilitazione della categoria lanciata dal Sib Confcommercio.
 
Preoccupano, in ogni caso, i numeri rilasciati da Legambiente nell’ultimo rapporto “Le spiagge sono di tutti”: oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari con “concessioni senza controlli – si legge nella nota di presentazione – e canoni bassissimi a fronte di guadagni enormi”.
 
Una privatizzazione che spesso è senza controllo – in Sicilia non ci sono quote percentuali per legge destinate alla spiaggia libera, secondo quanto scrive l’associazione del Cigno – e così si mette a rischio un bene demaniale che dovrebbe essere patrimonio collettivo.
“Tra i casi più incredibili – scrivono gli esperti di Legambiente – quello di Mondello, poco più di un chilometro e mezzo di sabbia finissima al 90% in concessione, e pochissimi lidi che consentono il passaggio alla battigia”.
 
1. Alla Regione siciliana soltanto spiccioli
Un giro d’affari imponente: Nomisma lo ha stimato in circa 15 miliardi di euro all’anno. Eppure nel 2016, secondo i dati riportati da Legambiente, lo Stato incassava solo 103 milioni dalle concessione, mediamente circa 4 mila euro all’anno a stabilimento. Ancora più incredibili le distribuzioni per Regione: l’associazione del Cigno ha piazzato in cima alla lista Toscana e Liguria, con circa 11 milioni di euro all’anno, a seguire ci sono Lazio, con 10,4 milioni di euro, Veneto, che si è fermato a 9,5 milioni, e quindi Emilia-Romagna, che sfiora i nove milioni di euro. Ancora più in basso ci sono Sardegna, Puglia e Campania e che superano i 7 milioni di euro, seguite alla Calabria con circa 5 milioni. E la Sicilia? La Regione col secondo più lungo litorale d’Italia si trova sul fondo della classifica, dietro la Basilicata, con appena 81.491 euro di incassi. L’allarme lanciato da Legambiente riguarda anche le normative che tutelano la cosiddetta spiaggia libera: “Addirittura in cinque Regioni (Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto) – si legge nel rapporto – non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate”.
 
2. In Puglia “libere” il 60%. Nell’Isola nessuna regola
L’assenza di una normativa di riferimento in merito alla quota di litorale da mantenere libero ha portato le Regioni a operare in maniera autonoma, determinando, di fatto, posizioni spesso contrastanti. Tre sono i casi virtuosi segnalati da Legambiente all’interno del suo rapporto. Spicca la Puglia che, con la legge 17/2006, ha stabilito la permanenza di almeno il 60% di spiagge libere rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%).
Stessa percentuale si trova in Sardegna, secondo quanto stabilito dalle “Linee guida per la predisposizione del Piano di utilizzo dei litorali”, che si spinge fino all’80% in caso di litorali integri. Appena più contenuta la percentuale libera del Lazio che l’ha fissata al 50%, stabilendo una regola aurea: i Comuni non in regola non potranno rilasciare nuove concessioni. Si scivola più in basso con l’Emilia-Romagna, dove la legge regionale n.9/2002 ha previsto un limite minimo del 20% delle linee di costa dedicato a spiagge libere. Valori intorno al 30%, e comunque non sempre rispettati, ci sono in Molise, in Calabria, nelle Marche, mentre si arriva più in basso del 20% in Campania e Abruzzo. Nessuna regola in Sicilia.
 
3. Tariffe in crescita secondo Federconsumatori
L’Osservatorio nazionale Federconsumatori ha stimato mediamente in crescita i prezzi dei servizi balneari nel corso di questa estate. Un aumento contenuto, si tratta dell’1% rispetto allo scorso anno, e che si concentra, in particolar modo, sui costi del lettino, della cabina e dell’abbonamento stagionale. Un passaggio che si giustifica anche con l’introduzione di nuovi servizi, come le vasche idromassaggio o il consulente per l’abbronzatura, e che, in ogni caso, non esaurisce le varie possibilità di contenere i costi tramite gli ingressi scontati o pacchetti tutto incluso.
Andando in dettaglio, secondo quanto raccolto da Federconsumatori, gli aumenti più consistenti si sono registrati nel costo del lettino (da 14 a 15 euro) e della cabina (da 17 a 18 euro), rispettivamente +7 e +6% rispetto al 2017, mentre è risultato in calo l’abbonamento mensile (da 585 a 575, -2%) e l’affitto del pedalò (da 8 a 7 euro, -13%).
Secondo la ricerca dell’Onf, oltre “un italiano su tre preferisce le spiagge attrezzate” mentre “solo uno su 6 dichiara di usufruire del ‘classico’ stabilimento balneare”.
 
4. Bolkestein: se fa paura la concorrenza europea
La direttiva Bolkestein porta il nome dell’ex commissario olandese per la Concorrenza che faceva parte della Commissione Prodi. Venne definita e approvata tra il 2004 e il 2006, e prevede il libero mercato dei servizi. In Italia è stata recepita nel 2010 e fissa la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i vari Paesi Ue. Il punto nodale della vicenda riguarda il rinnovo delle licenze degli ambulanti e le concessioni dei balneari che, secondo la norma comunitaria, dovrebbero finire all’asta. Sarebbe il sovvertimento di una consuetudine che, nel corso degli anni, ha concesso un rinnovo automatico agli imprenditori.
L’Ue è stata categorica su questo punto e già nel 2009 aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, chiedendo la messa a gara delle concessioni perché la Direttiva Bolkestein del 2006 prevede la possibilità, anche per operatori di altri Paesi dell’Ue, di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione. L’Italia non se ne è preoccupata più di tanto e ha proseguito di proroga in proroga. L’ultima è fissata per il 31 dicembre 2020, anche se la Corte di Giustizia Ue l’ha bocciata nel 2016, ma di fatto la situazione resta fluida e presto verranno al pettine quei nodi che si chiamano canoni di concessioni, controlli, criteri di assegnazione e bandi.
 
5. Ma la Cna non ci sta: “Legittimo affidamento”
In attesa che riprenda l’esame del decreto Milleproroghe, previsto per settembre, la Cna ha lanciato alcune proposte emendative che si riassumono in un comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale. “Esclusione dall’applicazione della Direttiva Europea Servizi (cd.Bolkestein) e tutela del Legittimo Affidamento – si legge – scongiurando aste ed evidenze pubbliche per le attuali 30 mila concessioni demaniali marittime” e “verifica della non scarsità della risorsa spiaggia”.
Un’interpretazione difesa dalla Confederazione in quanto considerata “coerente con quanto dichiarato appena pochi mesi fa a Roma dal ‘padre’ della direttiva servizi, Frits Bolkestein, che ha escluso espressamente dall’ambito di applicazione del provvedimento i balneari e il commercio ambulante”.
Le due proposte prevedono la “conservazione per le attuali concessioni demaniali marittime dei diritti già instaurati sulla base del principio di tutela del Legittimo affidamento anche riguardo al diritto superficiario e promuovendo l’esclusione delle concessioni demaniali (rilasciate prima dell’approvazione della Direttiva europea dei Servizi 2006/123/CE) dalle evidenze pubbliche previste dall’ articolo 12 di tale Direttiva una volta verificata la disponibilità della risorsa spiaggia”.
 
6. In Sicilia 20 mila imprese nell’economia del mare
Non sono soltanto stabilimenti balneari, ma è certo che occupano una grossa quota delle 20.755 aziende che operano nel comparto della cosiddetta economia del mare. Il V Rapporto sull’Economia del Mare, pubblicato nel 2016 da Unioncamere, registra in Sicilia un valore pari al 4,6% del totale come incidenza delle imprese dell’economia del mare sul totale dell’economia della regione. Il futuro resta incerto per tutti, operatori del settore inclusi, anche perché in Sicilia si è ancora abbastanza indietro su quasi tutti i fronti: dalla gestione e pianificazione delle attività sul litorale da parte dei Comuni, ad esempio con la definizione di un piano spiagge, fino alla posizione consolidata e inattaccabile dei cosiddetti “lidi fortezza”, che mantengono uno status privilegiato acquisito nel corso di anni di disinteresse da parte delle amministrazioni deputate a controllare il territorio.
 

Articolo pubblicato il 25 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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