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Obblighi Iva: eliminare la "doppia rata" per raggiungere oltre 11 mld di incassi
di Gabriele Patti

Il Dpcm pubblicato in Gu n. 188 del 14 agosto prevede la rimodulazione del versamento. Il decreto dà la possibilità di optare per la rateazione con una maggiorazione degli interessi

Tags: Iva, Agenzia Delle Entrate



ROMA - Una progressiva eliminazione del sistema “a doppia-rata” e la possibilità di adempiere agli oneri Iva attraverso la rimodulazione del versamento in quattro rate per raggiungere l’obiettivo di 11,2 miliardi di incassi. Sembra essere questa la linea seguita dal Governo con il Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte d’Intesa con il ministro dell’Economia Giovanni Tria, varato lo scorso 10 agosto.
 
Il decreto - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 14 agosto - prevede la rimodulazione dei pagamenti effettuati da liberi professionisti e imprenditori nei confronti dell’Erario per l’assolvimento degli adempimenti Iva. Da lunedì scorso, infatti, si concede al contribuente la possibilità di effettuare i versamenti, previa maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, su quattro rate mensili e di pari importo a partire dal 20 agosto e per le rate successive: 17 settembre 2018; 16 ottobre 2018; 16 novembre 2018.
 
 
Dalla manovra, stando alle cifre divulgate da Palazzo Chigi, il Governo dovrebbe incassare circa 11, 2 miliardi di euro dei contribuenti. Secondo le stime effettuate dai tecnici dell’economia, dopo il via libera della Ragioneria generale dello Stato, però, dal regime di autotassazione instaurato dal provvedimento conseguirebbero minori entrate per circa 1,7 miliardi nel mese di agosto, con una tendenziale ripresa a settembre e novembre in cui ci si aspetta un maggior gettito: 560 milioni di euro per ciascuna tranche.
 
Con l’eliminazione della doppia rata, se da un lato il legislatore ha evitato al contribuente di versare due rate in un solo giorno, dall’altro però, diminuendo il numero di rate - si passa da 5 a 4 – ha previsto di incassare qualcosa in più di interessi.
 
Immaginando un ipotetico possessore di partita Iva con un debito di 10 mila euro nei confronti dell’Erario che non voglia optare per la rateazione, preferendogli il previgente sistema della doppia rata, alla data del 20 agosto avrà già versato due rate da 2 mila euro ciascuna: in totale 4 mila euro senza interessi; entro il 17 settembre, la terza rata, di altri 2 mila euro, con interessi dello 0,33%; entro il 16 ottobre la quarta rata di 2 mila euro più interessi allo 0,66%; entro il 16 novembre la quinta e ultima rata con interessi pari allo 0,99%.
Il costo totale ammonterebbe a 10.039,60 euro.
 
Al contrario, il contribuente con un debito Irpef pari a 10 mila euro, che sceglie il nuovo piano di rateazione con interessi pari allo 0,40% in più, avrà già pagato la prima rata di 2 mila e 500 euro entro il 20 agosto; entro il 17 settembre la seconda rata di altri 2 mila e 500 euro più interessi dello 0,29%; entro il 16 ottobre la terza rata con interessi pari allo 0,62%; entro il 16 novembre la quarta e ultima rata più interessi dello 0,95%. Il costo totale ammonterebbe a 10.046,50 euro.
 
In termini di costi e confrontando i due piani fiscali, la rateazione degli oneri Iva, a fronte di un maggiore sacrificio economico del contribuente, promette maggiori introiti nelle casse dello Stato, ma al contempo, permette al soggetto tenuto all’adempimento la possibilità di una maggiore organizzazione economica avendo riguardo al rapporto in termini di costi-benefici.

Articolo pubblicato il 29 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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