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Evitare la crisi agendo con concretezza
di Carlo Alberto Tregua

Governo responsabile del futuro



L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha diminuito la previsione del Pil 2018 dell’Italia all’1,4% e ancor più quella del 2019, portandola all’1,1%. Standard & Poors ha diminuito la stessa all’1,3% nel 2018, lasciando invariata all’1,2 quella del 2019. Moody’s ha portato la previsione all’1,2% per il 2018 e all’1,1% per il 2019, mentre Fitch ha già comunicato un +1,3% per l’anno in corso.
Tutto questo ha fatto accendere i riflettori sulla situazione economica del nostro Paese, cosicché lo spread (differenza tra Bond italiani e Bund tedeschi) si avvicina pericolosamente a 300, da 114 di aprile 2018.
Se questa soglia dovesse essere superata, lo scivolamento verso il livello rosso di 400 sarebbe altamente probabile, come anche sostiene Bloomberg, con conseguenze violente sul nostro debito pubblico, sulla credibilità internazionale e sulle esportazioni.
La linea turca ha creato lo stesso effetto sul suo debito, diventato “spazzatura”. Il presidente di quella Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, ha detto che l’America ha il dollaro e lui ha Allah. Solo che quest’ultimo non si occupa delle cose terrene.
 
In questo quadro, l’inflazione cresce (a luglio 1,5), i consumi sono aumentati dell’1,2, con la conseguenza che il raggiungimento della quota fisiologica della prima (2%) è alla portata. Cosicché gli interessi sui Bond hanno superato la soglia del 3% e si avviano verso quella che supera quella del 4%.
Molti dicono che la situazione di questa estate è diversa da quella del 2011, quando lo spread massimo raggiunse quota 574 punti (ricordiamo contro i 280 di oggi).
In quell’anno, il Pil dell’Eurozona era a +1,4%. Quest’anno è stimato nel 2,1. Allora il Pil dell’Italia fu del +0,4%, quest’anno è stimato mediamente intorno all’1,2%. In quell’anno il tasso di interesse Bce era all’1,5%, quest’anno è a zero. Questo ha aiutato molto il costo degli interessi sul debito pubblico italiano, che graveranno quest’anno per oltre 65 miliardi.
La Grecia è uscita dal controllo preventivo della Troika, ma ha un processo di normalizzazione che forse durerà quarant’anni, frutto dei dissennati comportamenti dei partiti democristiano e socialista, che hanno moltiplicato la spesa assistenzialistica, privando il Paese degli essenziali investimenti.
 
In questo clima internazionale ed italiano, gli investitori esteri sono diventati incerti, se mantenere o meno i Btp italiani, con la conseguenza che secondo Bankitalia negli ultimi due mesi sono andati via dal nostro Paese ben 72 miliardi.
Di tutto questo non ha colpa l’Europa, né i mercati, quindi è inutile cercare nemici che non esistono. La responsabilità è dei Governi che hanno preceduto quello GialloVerde e di quest’ultimo. è proprio ora che questo deve agire con senso di realismo e con la massima responsabilità per far comprendere al mondo intero che il nostro è un Paese serio ed ha capacità di autoamministrarsi con la saggezza ed il buon senso del pater familias.
È inutile continuare nei proclami e nella propaganda. è ora di agire con serietà, imboccando decisamente la strada degli investimenti cui devono essere destinati la maggioranza delle risorse.
L’aumento decisivo degli investimenti procurerà l’aumento dell’occupazione, rendendo inutile il cosiddetto reddito di cittadinanza perché le persone verrebbero occupate fisiologicamente.
 
Purtroppo vediamo i ministri impegnati a spiegare il come e il perché dei massimi sistemi senza entrare nelle questioni concrete. Vogliono rivoluzionare tutto l’esistente per dimostrare al proprio elettorato che questo è il governo del cambiamento. Ma cambiamento non vuole dire niente, in quanto si può cambiare in meglio ed anche in peggio.
Sarebbe più responsabile comunicare al Popolo italiano quali siano le linee di sviluppo aventi come obiettivi: la crescita del Pil al 2%, come sostiene il ministro Savona, purché aumentino congruamente gli investimenti; riduzione della disoccupazione tra due e tre punti, per farla avvicinare a quella della media europea; riduzione del debito in valore assoluto di almeno 50 miliardi l’anno, con la conseguente riduzione della percentuale relativa al rapporto tra esso e il Pil di almeno quindici punti.
Tutto questo ed altro ancora servirebbe a dare fiducia del mercato nel Popolo italiano, salvaguardando le future generazioni dai dissennati comportamenti dei Governi.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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