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Quotidiano di Sicilia

L'assistenzialismo ruba il futuro ai giovani
di Carlo Alberto Tregua

Servono investimenti



Lo spread oscilla intorno ai 290 punti e tende a superare la pericolosissima soglia dei 300. Se questa fosse malauguratamente raggiunta, significherebbe che gli investitori internazionali, che detengono circa la metà dei titoli del debito pubblico italiano, hanno deciso di venderli e con ciò inizierebbe quel processo perverso secondo il quale per piazzare i nuovi titoli il governo dovrebbe aumentare il rendimento.
Tutte le ciancie dette da questo o da quell’esponente governativo della maggioranza Gialloverde, relativamente al tentativo di inserire nella legge di Bilancio 2019 le loro cosiddette “riforme” (flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero, ecc.), con i relativi costi stimati in cinquanta miliardi, si vanificheranno a contatto con la realtà.
La questione di fondo è: fare una politica di espansione, di crescita e di nuova occupazione (nonché il consolidamento di quella esistente), mediante massicci investimenti pubblici e privati, ovvero dilapidare le poche risorse in uno sterile assistenzialismo.
 
Quest’ultima fu la via scelta dalla Grecia con i governi democristiano e socialista e si concluse con la chiusura degli sportelli bancomat. Da lì la loro cacciata e il percorso di durissimi sacrifici che hanno rimesso in carreggiata (non ancora del tutto) il Paese ellenico.
Dobbiamo arrivare a farci chiudere gli sportelli bancomat anche in Italia? La scellerata via su cui si sta imbarcando l’attuale governo, sembra quella, ma noi ci auguriamo che nel momento conclusivo di approvazione della citata legge prevalgano il buon senso e il realismo.
Assistenzialismo non significa assistenza ai bisognosi, ma dare un po’ di soldi a tutti, in modo da acquisirne il consenso che si tramuta in voto. Questo è un comportamento irresponsabile perché chi governa dovrebbe occuparsi dell’interesse nazionale anche se va scontentando questa o quella categoria di cittadini.
L’interesse nazionale dovrebbe sempre prevalere e far pendere il piatto della bilancia rispetto all’altro, ove si concentrano gli interessi privati e personali.
Solo gli statisti capiscono cosa sia l’interesse nazionale, gli altri blaterano.
 
Il redde rationem si avvicina rapidamente. entro la fine di settembre leggeremo il Def (Documento di economia e finanza) ed entro ottobre la legge di Bilancio 2019. Vedremo a chi avranno tagliato contributi di vario genere, per girarli ad altre categorie di cittadini in quanto tali, non in quanto bisognosi, ovvero, abbassando la soglia dell’età pensionabile, o ancora tagliando le entrate tributarie mediante la flat tax, un modo per premiare le categorie dei benestanti.
Quello che scriviamo non è di destra, né di sinistra ma frutto del buon senso che dovrebbe governare ogni famiglia e, perché no, la grande famiglia della Comunità nazionale.
Il balletto, semplicemente ridicolo, sulla distinzione fra la parola sforamento e l’altra sfioramento del deficit del 3% 2019 troverà una risposta inequivocabile entro sessanta giorni.
In attesa, il Paese sta ballando senza musica, i cittadini sono sempre più sfiduciati e quindi soffrono anche gli investimenti privati perché non si vede un futuro accettabile.
 
La consapevolezza che vi siano strutture pericolanti (ponti, cavalcavia, scuole, immobili pubblici, ecc), sta creando una sorta di psicosi generale. Dal silenzio assoluto al clamore fortissimo: i due estremi di soggetti imprevidenti e incapaci di governare che diffondono una psicosi collettiva estremamente pericolosa.
La falsa questione sulle infrastrutture, affidate a privati o soggetti pubblici, continua a essere presente nel dibattito nazionale, distoglie l’opinione pubblica dalla verità: essa è che in ambedue i casi ministeri, assessorati regionali, provinciali e comunali dovevano (e devono) fare controlli veri e sistematici. la funzione di controllo non può essere demandata a nessuno. per altro, nei contratti di concessione, è previsto che il sistema dei controlli sia effettuato dal concedente, cioè dagli enti pubblici.
Sull’autostrada Catania-Messina, affidata all’ente regionale Cas (Consorzio autostrade siciliane), è crollata la parete di una montagna e la carreggiata è chiusa da anni. Ogni commento è inutile.
Assistenzialismo o investimenti: povertà o ricchezza. Scegliere fra questa generazione (che ha scialato) e gli incolpevoli giovani.

Articolo pubblicato il 06 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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