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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia resta l'Isola dei cantieri scomparsi
di Rosario Battiato

Preoccupanti i numeri che riguardano le incompiute (162, anagrafe Mit) e i cantieri bloccati o mai partiti. Le opere congelate valgono circa mezzo miliardo di euro. Preoccupazione anche per gli interventi contro il dissesto

Tags: Sicilia, Ance Sicilia, Dissesto, Infrastrutture



PALERMO – In Sicilia c’è un panorama che oscilla tra l’incompiuto e il mai avviato. È il quadro dei cantieri isolani, congelati oppure mai partiti nonostante i fondi disponibili, e che coinvolgono gli interventi contro il dissesto, ma anche la depurazione, le strade e le ferrovie.
 
L’ultimo aggiornamento ufficiale relativo ai cantieri bloccati delle opere avviate e non concluse è stato rilasciato questa estate dalla Regione siciliana all’interno del sito dell’anagrafe delle opere incompiute gestita dal Mit. Ci sono 162 opere, con riferimento allo scorso anno, che attendono di diventare fruibili per cittadini siciliani, si tratta di circa un quarto del totale nazionale.
 
Il dato, che è risultato in crescita rispetto alle 159 del 2016 (+1,6%), vale complessivamente circa mezzo miliardo di euro (488 milioni di euro) che è stato già investito, ma che resta inutilizzato. A determinare il blocco ci sono fondamentalmente tre ragioni: interruzione dei lavori oltre il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione; interruzione entro il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione, ma non avendo attualmente le condizioni di “riavvio degli stessi”; lavori di realizzazione definiti “ultimati” ma che “non sono stati collaudati nel termine previsto in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nel corso delle operazioni di collaudo”.
 
Le incompiute tuttavia non esauriscono il campionario degli interventi mancati in Sicilia. Lo scorso aprile l’Ance ha lanciato la campagna per lo sblocco delle infrastrutture col coinvolgimento di cittadini, enti locali, stakeholders e imprese, chiedendo segnalazioni che “denunciano situazioni di grave disagio e di danno allo sviluppo economico provocate dal mancato utilizzo di finanziamenti per l’avvio di cantieri o per il completamento di opere pubbliche”.
 
Un primo monitoraggio, effettuata dall’Ance Sicilia e rilasciato nella primavera scorsa, aveva fatto registrare la presenza di circa 5 miliardi di euro stanziati per nuove infrastrutture che restano da tanti anni nei cassetti.
 
Nel mirino anche gli interventi contro il dissesto. Un monitoraggio del QdS ha analizzato i dati presenti nel Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, quindi tutti quelli finanziati dal Mattm con i diversi Piani e programmi di interventi urgenti nelle aree a rischio idrogeologico a partire dal 1998 e fino ad oggi, assieme ad altri due programmi per aree percorse da incendi, e agli interventi di tutela ambientale e difesa del suolo finanziati, nel 2008, con i fondi connessi alla realizzazione del Ponte sullo stretto. Soltanto 249 dei 493 interventi finanziati in Sicilia, per 663 milioni di euro, sono stati ultimati. In altri termini si tratta del 50% del totale, circa venti punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale (68%).
 
Una necessità rilanciata anche dall’Ance Sicilia all’inizio di settembre, che ha sottolineato l’assegnazione, da parte del Fondo del Piano “ItaliaSicura”, di circa 16 milioni di euro per la Sicilia (ben il 16% del totale nazionale di 100 milioni) mirato a “finanziare un totale di 71 ulteriori progetti esecutivi”, e la propria messa a disposizione, anche con la costituzione di un “gruppo di lavoro misto fra Regione e mondo delle costruzioni per monitorare le procedure e segnalare dove e come intervenire sugli interventi ancora bloccati”.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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