Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia

Olanda e Austria contro l'Italia: procedura d'infrazione possibile
di Redazione

La lettera di Tria alla Commissione Ue non ha rassicurato i partner europei

Tags: Giovanni Tria, Luigi Di Maio



ROMA - “La procedura d’infrazione? Sono tre mesi che la invocano, non è una novità...”. Così il vice premier Luigi Di Maio, interpellato dai giornalisti alla Camera, ha risposto alla dura presa di posizione da parte di Olanda e Austria, che hanno chiesto alla Commissione europea di prendere provvedimenti contro l’Italia per la legge di bilancio.
 
Nella giornata di ieri, infatti, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha inviato a Bruxelles una lettera di accompagnamento alla versione rivista del Documento programmatico di bilancio 2019 in cui l’esponente del Governo si è detto, a nome dell’Esecutivo, “fiducioso nelle possibilità di conseguire obiettivi di crescita”.
 
L’Amministrazione del Tesoro ha anche inviato il Rapporto sui fattori rilevanti sull’andamento del debito pubblico, come richiesto con la lettera del 29 ottobre scorso. “Grazie all'espansione fiscale – ha scritto Tria - alle riforme introdotte, al rilancio degli investimenti, alla riduzione del carico fiscale nelle piccole imprese, la manovra consentirà di conseguire un tasso di crescita superiore a quello tendenziale e di recuperare parzialmente il divario rispetto agli altri Paesi europei”.
 
“Il Governo – ha aggiunto il ministro GialloVerde - conferma l’impegno a mantenere i saldi di finanza pubblica entro la misura indicata nel documento di programmazione, rispettando le autorizzazioni parlamentari. In particolare, il livello del deficit al 2,4% del Pil per il 2019 sarà considerato un limite invalicabile”.
 
Inoltre, per “accelerare la riduzione del rapporto debito/Pil e preservarlo dal rischio di eventuali shock macroeconomici, il Governo ha deciso di innalzare all'1% del Pil per il 2019 l’obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico”. Secondo il ministro “gli incassi costituiscono un margine di sicurezza per garantire che gli obiettivi di riduzione del debito approvati dal Parlamento siano raggiunti anche qualora non si realizzi appieno la crescita del Pil ipotizzata”.
 
“Tenuto conto di tali introiti – ha precisato Tria - e del loro impatto anche in termini di minori emissioni di debito sul mercato, e quindi minori interessi, la discesa del rapporto debito-Pil sarebbe ancora più marcata e pari a 0,3 punti quest'anno, 1,7 nel 2019, 1,9 nel 2020, 1,4 nel 2021 portando il rapporto dal 131,2%del 2017 al 126,0 del 2021”.
 
Il contenuto della missiva italiana, però, non hanno rassicurato i vertici d’Europa che, al contrario, hanno ipotizzato ripercussioni per il nostro Paese. Tra le reazioni più dure, quelle di Olanda e Austria.
 
“Spero che l’Italia – ha detto il ministro delle Finanze olandesi, Wopke Hoekstra - decida di ascoltare cosa chiede la Commissione. Ma potrebbe anche non accadere. Il bilancio va aggiustato”. Se ciò non accadesse, secondo il rappresentante del Governo olandese, le sanzioni si avvicinerebbero. “Non siamo ancora a quel punto – ha precisato - ma è un'opzione”.
 
Anche l’Austria, come detto, ha chiesto alla Commissione europea di adottare un approccio fermo sui conti italiani. “L’Italia – ha detto il ministro delle Finanze di Vienna, Hartwig Loeger - rischia di diventare un successore del modello greco. Se Roma non rivedrà la propria manovra, Vienna è pronta a chiedere e sostenere la procedura d’infrazione”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus