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Quotidiano di Sicilia

Stanchi di parole servono infrastrutture
di Carlo Alberto Tregua

Ogni miliardo, diecimila posti di lavoro



È trascorso tutto il 2018 in campagna elettorale, prima e dopo il 4 marzo, con la conseguenza che la propaganda non è mai terminata, fatta di vuote promesse, paroloni, insulti e altri ammennicoli.
La propaganda è un’azione intesa a diffondere un’idea (religiosa, sociale o politica) in modo da creare proseliti. È quello che fanno i dirigenti dei diversi partiti, i quali, però, non tengono conto dei valori etici, che dovrebbero indirizzare la loro comunicazione ed evitare di ingannare gli elettori, soprattutto quelli ignoranti che in Italia sono la maggioranza.
Occupandosi di propaganda, ministri e sottosegretari non si possono occupare in maniera adeguata dei problemi del Paese, anche perché tengono d’occhio costantemente i sondaggi, i quali guidano le loro azioni.
Ciò in contrasto con l’interesse generale, che vorrebbe una classe istituzionale capace di prendere decisioni, varare leggi riformiste, cancellarne migliaia inutili e superate, governando una burocrazia ormai senza freni e limiti, vero cancro del Paese.
 
Continuiamo a sentire parole vuote, perché a esse non seguono azioni necessarie a una buona politica.
In questa affollata comunicazione, in cui intervengono parti sociali rappresentative di interessi di parte, non si vede il barlume di una concretezza indispensabile a far funzionare i meccanismi istituzionali e burocratici, in modo da diffondere equità, giustizia e benessere.
Siamo stanchi di parole vuote e senza prospettive. Sono ancor più stanchi i cittadini bisognosi e quelli poveri, che forse arrivano a un milione e non a sei milioni come diffonde la propaganda di tutti i partiti.
In questo marasma, però, vi sono alcuni punti chiari di ciò che si dovrebbe fare. Riguardano la costruzione di infrastrutture, a cominciare dal Sud, che ne ha due terzi in meno rispetto al Nord Italia.
È impressionante vedere la cartina, inserita nell’opuscolo delle Ferrovie dello Stato, in cui sono disegnate le linee percorse da Frecce rosse, Frecce argento e Frecce bianche. Tutte le Frecce si fermano allo Stretto. La Sicilia e la Sardegna non hanno alcuna traccia.
 
Quella appena descritta è la rappresentazione plastica della malvagia conduzione dei Governi della seconda Repubblica, che non hanno preso in esame la prospettiva di investire nel Sud e nelle Isole, per far decollare l’economia, come fece invece Helmut Kohl nel 1989, quando, dopo la caduta del Muro di Berlino, spinse il suo Governo a fare ingenti investimenti nei Länder ex comunisti. Oggi tutta la Germania ha indici più o meno omogenei.
Il tema delle infrastrutture è bruciante. In macroeconomia è noto che per ogni miliardo di investimenti si creano fra gli 8 e i 15 mila posti di lavoro. Quando invece si finanzia la spesa assistenzialistica, che fa parte di quella corrente, non si mette in moto alcun indice moltiplicatore, né si crea alcun posto di lavoro.
Quindi è scellerato quel Governo che sceglie di distribuire risorse a pioggia anziché destinarle a creare occupazione e ricchezza. L’ha fatto Renzi con gli 80 euro, vorrebbero farlo Di Maio e Salvini con il Reddito di cittadinanza.
 
Ancora più scellerato è il proponimento di mandare in pensione cinque anni prima 400 mila italiani. Vero è che il Governo cerca espedienti per ridurre al minimo l’impatto nel 2019, ma bisogna tener conto che dal 2020 in avanti, quando le pensioni andranno a regime e vi saranno nuovi giovani pensionati, probabilmente l’Inps avrà un maggior onere fra i 15 e i 20 miliardi, del tutto insostenibile.
Dopo le urlanti intenzioni contro l’Europa, Conte, Salvini e Di Maio hanno fatto retromarcia, rinviando le due riforme citate a successive leggi da approvarsi nel 2019, i cosiddetti Collegati. La postposizione serve per prendere tempo in attesa della fatidica data delle elezioni europee.
Dunque, è indispensabile che la Legge di bilancio 2019 riduca la spesa corrente, girando i risparmi a quella per investimenti, mentre il Governo sorvegli le Regioni affinché utilizzino, possibilmente al cento per cento, i fondi europei co-finanziati dallo Stato e dagli stessi Enti locali.
Occorre immettere immediatamente nel circuito finanziario qualche decina di miliardi per risollevare il Pil, tristemente negativo.

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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