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Scollamento tra domanda e offerta punto debole della formazione
di Chiara Giarrusso

Un settore isolato e autoreferenziale che è servito più ai formatori che ai corsisti in cerca di occupazione. Sono 242 mln i fondi messi a disposizione dalla Regione per il Prof 2010

Tags: Formazione, Lavoro, Gianni Notari, Mario Centorrino, Francesco Attaguile, Felice Bonanno



PALERMO - “Una sfida da cogliere. Risorse umane altamente professionalizzate per la gestione dei fondi europei”. Questo il titolo dell’incontro organizzato presso il Centro Arrupe di Palemo con la partecipazione di P. Gianni Notari, direttore dell’istituto Arrupe, Mario Centorrino, assessore all’istruzione e formazione professionale della Regione Siciliana, Francesco Attaguile, dirigente generale del Dipartimento di Bruxelles e degli affari extraregionali della Regione Siciliana e Felice Bonanno, dirigente generale del Dipartimento della programmazione della Regione Siciliana e di molti operatori del settore.

Al centro del dibattito la Formazione professionale in Sicilia, la necessità di progettare percorsi di crescita tenendo conto del contesto sempre più competitivo, in cui si è chiamati ad operare, e della necessità di sviluppare competenze adeguate per un inserimento “di qualità” nel mercato del lavoro.                                  
 
Quale è ruolo della formazione professionale in un mercato del lavoro sempre più competitivo, dove spesso flessibilità equivale a precarietà lavorativa? A chi serve la formazione professionale in Sicilia?
Se la formazione professionale rappresenta una variabile strategica nei processi di crescita e competitività dei territori non può essere intesa come un settore isolato e autoreferenziale. “È da inserire - osserva P. Gianni Notari, direttore del Centro Arrupe di Palermo nel corso del suo intervento -  all’interno delle criticità e potenzialità del sistema locale”.
Decisivo, quindi, rendere funzionale la formazione alle istanze di sviluppo locale attraverso attività di valutazione e monitoraggio, adeguando il sistema formazione alle esigenze dell’offerta. Improrogabile dunque, una riforma che investa le politiche, i soggetti erogatori e gli utenti finali.                     
 
Non rinviabile l’attivazione di strategie di progettazione e valutazione, che osservino le inefficienze del sistema produttivo e sociale di riferimento, attraverso la predisposizione di percorsi formativi mirati. “Nel Mezzogiorno - continua P. Notari - si registra una frattura tra le aspettative della forza lavoro e le concrete opportunità di inserimento occupazionale. Il legame con il territorio deve essere una costante del settore formativo. Lo scollamento tra domanda e offerta evidenzia la debolezza di molti percorsi formativi preposti e di molti enti di formazione che affollano il mercato locale”.

Sebbene le risorse profuse, ad oggi molte delle potenzialità della formazione non sono state attuate, ne discende un paradosso: una inflazione dell’offerta formativa e una improrogabile necessità di formazione.
Una sfida da cogliere per evitare ulteriori sprechi. Risorse spesso erogate ad esclusivo appannaggio degli enti, quasi fossero uno strumento di sostentamento, ne inficiano la naturale destinazione d’uso: la trasformazione del territorio attraverso la creazione di competenze. In sintesi un futuro occupazionale possibile anche in Sicilia.
 

 
Mario Centorrino. Manca un attento monitoraggio dei bisogni formativi
 
Abbiamo intervistato l’assessore regionale all’istruzione e formazione professionale, Mario Centorrino.
Cosa non ha funzionato ad oggi nel sistema della Formazione professionale in Sicilia?
“Sono stati trascurati alcuni fattori strategici per un’ adeguata attività di formazione. Una formazione che non si occupa della ricognizione dei bisogni formativi, che non si proietta nel futuro cercando di individuare i futuri bisogni formativi, che non si occupa di un’attività di controllo sul placement, e cioè l’inserimento nel mercato del lavoro delle risorse umane formate, non può ottenere risultati significativi”.

Quale l’indirizzo politico si intende perseguire?
“Ci sono due indirizzi: uno di breve periodo, uno di lungo periodo. Quello di breve periodo riguarda la costruzione di un sistema di regole per razionalizzare quelli che al momento appaiono come degli sprechi. Una strada da percorrere, in tal senso, potrebbe essere quella di aggregare gli enti di formazione, così da realizzare quelle economie di scala che al momento mancano. In un’ottica di lungo periodo, invece, provare ad incrociare l’attività di formazione con alcuni bisogni presenti ad esempio nella Scuola o nelle Università, penso al tempo pieno e alle attività di orientamento e tutorato per gli studenti universitari”.

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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