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Quotidiano di Sicilia

Discariche, un altro anno devastando il suolo
di Rosario Battiato e Desirée Miranda

Nel Piano rifiuti della Regione si continua a puntare sui siti inquinanti: stanziati circa 50 milioni per ampliare le vasche della Sicilia occidentale. Differenziata lontana dalla media nazionale e senza termovalorizzatori sarà ancora emergenza. Salvo Cocina, dirigente responsabile dell’Ufficio speciale della Regione: “Saremmo già al 45% in media”

Tags: Rifiuti, Sicilia, Salvo Cocina, Piano Rifiuti, Raccolta Differenziata, Termovalorizzatore



PALERMO – Un piano da 340 milioni che, tra le altre cose, prevede nuovi impianti di compostaggio, discariche e adeguamento per ricevere l’amianto, e mira in alto per differenziata e riduzione del conferimento in discarica (al di sotto del 10% tra il 2030 e il 2035, nel 2017 si era al 73%) senza puntare direttamente sugli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto che comunque, secondo quanto precisato nell’intervista in pagina da Salvatore Cocina, dirigente del dipartimento Acque e rifiuti, non sono esclusi. Un passo in avanti per superare l’emergenza che vige dall’inizio degli anni Novanta. Il promesso Piano regionale per la gestione dei rifiuti è stato deliberato in Giunta lo scorso 20 dicembre per dare corso alla procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica), da quella data sono scattati i 45 giorni a disposizione della commissione Ambiente dell’Ars per esprimere un parere non vincolante sul testo.
 
IN GENERALE. Gli obiettivi del nuovo piano si riassumono in un documento dell’assessore Pierobon che, in premessa, ne sottolinea la sintonia con l’economia circolare d’ispirazione comunitaria e con la riforma normativa in fase di definizione – “Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove disposizione per la gestione integrata dei rifiuti”, già esitato in IV commissione Ars – e ne elenca gli obiettivi generali che vanno dalla prevenzione e riutilizzo dei rifiuti al trattamento in modo ecologicamente corretto passando per riciclaggio e recupero dei rifiuti e assegnando allo smaltimento l’ultima soluzione gestionale. All’interno dei vari allegati al piano, si presentano in dettaglio le azioni per evitare l’esagerato conferimento in discarica (73% dei rifiuti urbani ancora nel 2016, dati Ispra), puntando anche sulla premialità, e si definisce una chiara e trasparente ricognizione di tutta l’impiantistica isolana, di quella da sbloccare e in divenire che consiste nelle istanze autorizzative formalmente inoltrate alle competenti strutture regionali.
 
GLI IMPIANTI. La ricognizione degli impianti effettuata dall’assessorato, aggiornata all’ottobre dello scorso anno, registra la presenza di 11 discariche attive – Ragusa e Trapani risultano però senza volumetria residua – per poco di 3 milioni di metri cubi di volumetria residua. Altre nove sono le cosiddette discariche “in divenire”, due di queste con annesso impianto per il trattamento meccanico-biologico, per una volumetria prevista da poco meno di 5 milioni di metri cubi. Altri interventi, per un ammontare di circa 50 milioni di euro, arrivano dall’ordinanza di protezione civile dell’8 marzo scorso, che prevede la realizzazione della settima vasca della discarica di Bellolampo, la terza a Castellana Sicula e una nuova vasca nel trapanese. è previsto inoltre il potenziamento dell’impianto di compostaggio a Vittoria e di un altro di trattamento delle Forsu (Frazione Organica del rifiuto solido urbano) nell’agrigentino. Attualmente risultano attivi 14 impianti di compostaggio, altri 9 in divenire e già autorizzati, 12 con autorizzazione in corso. Tra il 2018 e il 2019, si prevede l’avvio della costruzione di quattro impianti.
Sono dieci gli impianti di produzione energia: sei gli impianti di produzione di biometano da Forsu, uno di compostaggio anaerobico per la produzione di biometano da Forsu, uno per la produzione di energia elettrica e termica da Css (Combustibile solido secondario), uno di produzione di energia elettrica e termica e compost da biomassa, uno di produzione di energia elettrica e termica e compost da Forsu. Poi ci sono 44 piattaforme di recupero della frazione secca riciclabile e una sola per il recupero Raee (Rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche).
PIANO FINANZIARIO. Il piano vale complessivamente 340 milioni di euro. Lo specifica l’allegato relativo alle fonti di finanziamento che vede, tra gli stanziamenti più rilevanti, quasi 30 milioni per la settima vasca della discarica di Bellolampo e 23 milioni per la realizzazione degli impianti per lo smaltimento dell’amianto tra l’adeguamento delle discariche a ricevere materiale contenente amianto e gli impianti di inertizzazione amianto e materiale contenente amianto.
 
GLI OBIETTIVI. Gli ultimi numeri dicono che la Sicilia è in grande crescita – Cocina, nell’intervista in pagina, riporta gli ultimi dati che danno la differenziata al 35% – ma resta clamorosamente in ritardo rispetto alla media nazionale (55,5%) e a del Mezzogiorno (41,9%). Attualmente i comuni isolani hanno appena toccato il livello previsto per il 2006 – seppur per un solo mese, bisognerà vedere la media annuale del 2018 –, ma sono ancora lontani dal 2007 (40%), dal 2008 (45%), dal 2009 (50%), dal 2011 (60%) e dal 2012 (65%). Il piano rifiuti si pone di superare il 55% nel 2020 (entro il 2025 come vincolo obbligatorio), il 60% entro il 2021 (2030 come vincolo obbligatorio), e il 65% entro il 2021 (2035 come vincolo obbligatorio). Parallelamente si prevede di portare al di sotto del 10% la quota dei rifiuti urbani smaltiti in discarica entro il 2030 (2035 come vincolo obbligatorio).
 
TERMOVALORIZZATORI IN BILICO. Sebbene siano considerati strategici anche nella gerarchia europea del rifiuto – la legislazione comunitaria stabilisce: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero per altri scopi, come l’energia e lo smaltimento in discarica – il piano della Regione non prevede palesemente degli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto. Tuttavia, come spiega il dirigente Cocina nell’intervista in pagina, la Regione, pur non prevedendoli, non li esclude perché “se le Srr dovessero presentare dei progetti con il nuovo piano si potrebbero fare”.
 

 
Parla Salvo Cocina, dirigente responsabile dell’Ufficio speciale della Regione: “Saremmo già al 45% in media”
 
PALERMO - La raccolta differenziata in Sicilia sta migliorando sempre più e il dato della fine di settembre 2018, l’ultimo disponibile al momento, attesta l’Isola intorno al 35%. “Nel 2016 eravamo al 16,50 e nel 2017 al 22,50%, piano piano miglioriamo”, afferma il dirigente responsabile dell’ufficio speciale della Regione, Salvo Cocina. Pecore nere restano le città di Palermo, Catania e Messina che non hanno ancora attivato un servizio di raccolta efficiente e quindi raggiungono cifre irrisorie nella raccolta differenziata.
 
Cifre che abbassano di almeno dieci punti percentuali il dato regionale. “Saremmo almeno al 45% se non contassimo queste città”, dice Cocina. “Si sono impegnate - aggiunge - ad avviare un piano per aumentare la raccolta differenziata e nei mesi prossimi verificheremo se questo piano è stato rispettato ed eventualmente studiare qualche misura”.
 
Entro la prima metà dell’anno appena iniziato sarà ufficializzato il nuovo Piano dei rifiuti che oltre alle regole di svolgimento, prevede anche premialità e sanzioni. Sebbene occorre attendere l’esito degli uffici per ulteriori dettagli, “sono allo studio”, dice Cocina, sembra proprio che chi ha superato il 65% annuo avrà un contributo extra, per un totale di circa 2 milioni di euro, mentre chi non lo ha fatto avrà un aggravio del 20% in bolletta. Un’eventualità che rappresenterebbe una ulteriore tegola sulla testa dei cittadini, soprattutto dei catanesi già alle prese con il dissesto del Comune.
 
Il sistema che va per la maggiore e che sta riuscendo ad ottenere i migliori risultati è quello del “porta a porta”. Ogni utente mette la spazzatura fuori la porta nel giorno indicato a seconda della tipologia. “L’unico sistema che riesce a garantire risultati oltre il 35% di differenziata è questo. In Svezia o in Germania anche il cassonetto di prossimità va bene perché sono più disciplinati, da noi no”, prosegue Cocina.
 
In ogni caso, le percentuali in aumento fanno ben sperare per il futuro, anche in considerazione del fatto che attualmente paghiamo delle multe salatissime all’Unione europea per il mancato rispetto del target comunitario. In Sicilia, però, non c’è solo il problema della raccolta, ma anche quello del conferimento. Se le discariche stanno sempre più diminuendo le tonnellate di indifferenziato accolto così da avere un notevole risparmio (prima finiva lì circa l’80% dei rifiuti, mentre oggi siamo scesi al 73%), le piattaforme per il riciclo lo stanno aumentando. Queste però, sono poche e piccole e se fino ad oggi si sono dimostrate sufficienti, non è detto lo stesso per il futuro, anche prossimo. “Saranno pochi e piccoli, ma allo stato attuale sono sufficienti”, afferma il dirigente regionale.
 
C’è inoltre, “un programma di ampliamento degli impianti che stiamo portando avanti sia come Regione che le singole Srr, le società di gestione di rifiuti che dopo la soppressione degli Ato sono i soggetti giuridici deputati a gestire in via esclusiva il ciclo integrato dei rifiuti nell’ambito territoriale di riferimento”. Sono queste dunque che hanno la competenza a localizzare gli impianti, a programmarli e realizzarli mentre tocca poi alla Regione siciliana finanziarli. Senza i progetti però non si può andare avanti.
 
“In bilancio sono stati finanziati nove impianti di trattamento - dice Cocina -, ma il problema è che mancano i progetti. Caso classico è la provincia di Messina dove le due Srr non riescono ancora a trovare il sito e produrre un progetto. Tutti - continua - auspicano l’impiantistica ma nessuno vuole i lavori nel proprio territorio”.
 
Gli impianti di cui ci sarebbe più bisogno sono quelli per il trattamento dell’umido. Un po’ diverso è il discorso per i termovalorizzatori. Questi infatti non sono previsti dalla Regione che però non li esclude se le Srr dovessero presentare dei progetti. “Con il nuovo piano si potrebbero fare”, dichiara Salvo Cocina.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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