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Dai rifiuti urbani al biocarburante, Eni presenta l'impianto Waste to fuel
di Liliana Blanco

Il progetto è stato illustrato da Vincenzo Larocca (guarda la nostra intervista), ad Syndial, nel Centro formazione della Raffineria di Gela. La Green refinery? “Entro il mese di febbraio completeremo la fase di preavviamento”

Tags: Eni, Gela, Green Refinery, Vincenzo Larocca



GELA (CL) - Dai rifiuti si può ottenere energia e businnes per rilanciare il territorio. Eni fa questo da 60 anni nell’area di Gela e continua con tecnologie avanzate che permettono di utilizzare nuovi materiali da cui ottenere il massimo della produttività energetica. Nel Centro Formazione della Raffineria di Gela si è riunito il gotha dell’Ente nazionale idrocarburi e della Syndial, che si è occupata dello studio e della realizzazione del progetto e che ha presentato alla stampa l’impianto “Waste to fuel” utile alla trasformazione dei rifiuti urbani in biocarburante.
 
Il progetto è stato illustrato da Vincenzo Maria Larocca, amministratore delegato di Syndial, società ambientale di Eni, che, soffermandosi sui passaggi chimici che permettono la trasformazione dei rifiuti in energia, ha fornito un quadro della sperimentazione. L’impianto-pilota Forsu che applica il nuovo metodo di lavorazione, "Waste to fuel", permette di ricavare dalla frazione umida della differenziata il 15% di bio diesel (pronto da usare come carburante per navi), l’1% di bio-metano e il 70% di acqua, tale da poter essere utilizzata a scopo irriguo o nei processi industriali.
 
L'esperimento di Gela servirà a realizzare uno stabilimento da 150 mila tonnellate annue di rifiuto umido a Ravenna. Ma Syndial non ha escluso che un altro impianto gemello possa nascere a Gela. Tutto dipende dalla quantità e soprattutto dalla qualità della raccolta differenziata in Sicilia che nei prossimi quattro anni dovrebbe aumentare dalle attuali 200 mila tonnellate annue alle 500 mila da raggiungere entro il 2023.
 
 
In linea con gli obiettivi Ue e di strategia aziendale nell’ambito dell’economia circolare, Syndial sul sito di Gela sta applicando tecnologie di bonifica sostenibili (E‐Hyrec – rimozione selettiva del contaminante); ha messo a disposizione aree di proprietà per l’installazione di impianti fotovoltaici; ha completato la realizzazione di un impianto pilota per sperimentare la tecnologia di proprietà denominata “Waste to fuel” (produzione di bio‐olio dalla frazione organica dei rifiuti prodotti nelle aree urbane del territorio).
 
“Si tratta di un’attività industriale che utilizza un minimo di manodopera a fronte di sofisticati impianti che permettono l’accelerazione del processo naturale di trasformazione della materia fossile che diventa petrolio – ha detto l’amministratore delegato Larocca - il segreto però è quello di utilizzare rifiuti indifferenziati ‘puliti’ ovvero epurati da materiali inerti come vetro, ceramiche o addirittura alluminio leggero che non permettono la sintesi del processo chimico di trasformazione previsto dai nostri impianti”. Il progetto di raffinazione e trasformazione, che ha un basso impatto ambientale (in termini di emissioni di anidride carbonica), prevede l’emungimento delle acque di falda da barriera per contenere la contaminazione.
 
“La nuova sfida di Eni – ha detto Bernardo Casa, responsabile dell’area locale – è quella di utilizzare i rifiuti per le produzioni per avere ricadute positive sul territorio. Dobbiamo crederci e noi lo stiamo sperimentando”. Fuori programma, sono arrivate notizie confortanti per il completamento della Green refinery Gela che sostituisce l’industria chimica chiusa dal 2014. “Di fatto è in avviamento, entro il mese di febbraio completeremo il preavviamento. Sono previste 400 persone impiegate direttamente nel comparto industriale ed un indotto di 100 persone. Il progetto costa 300 milioni di euro”.

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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