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Messina - Il Ponte dovrà diventare il riferimento per il nuovo Piano regolatore generale
di Lina Bruno

Le linee guida redatte dalla precedente Amministrazione saranno utilizzate soltanto in parte. Molto chiara la posizione del sindaco De Luca sullo sviluppo urbanistico della città

Tags: Messina, Ponte Sullo Stretto, Cateno De Luca, Piano Regolatore



MESSINA - Quale futuro assetto urbanistico immagina l’Amministrazione guidata da Cateno De Luca? E cosa ne sarà di quel centinaio di tavole che compongono lo schema del nuovo Prg, presentato lo scorso aprile alla città dal precedente esecutivo?
 
Il primo cittadino ha voluto dare qualche indicazione: le linee guida, frutto di due anni di studio dell’equipe guidata da Carlo Gasparrini, ordinario di Urbanistica all’Università Federico II di Napoli, non finiranno nel cestino ma in parte saranno utilizzate per predisporre il nuovo strumento urbanistico, in particolare quelle che non contrastano con la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Il nuovo Prg, infatti, dovrà essere pensato avendo come punto fermo la grande opera. “È una parte centrale del mio programma da cui non si può prescindere” ha sottolineato De Luca. Si è anche stabilito da subito di organizzare un seminario conoscitivo allargato all’intera Giunta municipale e al Consiglio comunale, “al fine di definire un livello di conoscenza omogeneo e completo per tracciare e delineare i punti cardine per lo sviluppo della città”.
 
Non è la prima volta che si parla di Prg funzionale al Ponte. Nel 1976 ci fu il Piano Tekne, redatto da uno studio milanese che aveva vincolato tutta la fascia a monte della Panoramica ad area per opere infrastrutturali a servizio della grande opera. Ma anche nel 2010 l’allora Giunta Buzzanca aveva approvato l’avvio delle linee guida del nuovo Prg, sottolineando la necessità di “pensare a una corretta integrazione con l’assetto complessivo del territorio per tutto quanto attiene la fondamentale partita delle opere a terra e degli interventi di compensazione, previsti dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto”.
 
Per De Luca non importa se la grande opera al momento non è nell’agenda del Governo e che l’eventuale decisione sulla sua realizzazione non passerà da Palazzo Zanca. “Me ne occuperò fattivamente tra un anno – ha detto in occasione del suo insediamento - con l’avvio di un confronto serrato. Ho bisogno di dodici mesi per portare alla normalità la città, devo restituirle fiducia e portarla a pretendere questo salto di qualità”.
 
Stralci delle 300 pagine prodotte, quelle considerate non contrastanti con la visione del sindaco, saranno quindi utilizzate per il lavoro sulla pianificazione che dovrà fare il nuovo esecutivo. “Le scelte - si legge nel programma del sindaco - saranno mirate a una gestione ottimale del territorio, senza ulteriore consumo di suolo ma attraverso il recupero e la riqualificazione di aree dismesse o inutilizzate e sempre con una progettazione e programmazione partecipata dai cittadini”.
 
Per il sindaco “la nuova idea di città e le strategie di riorganizzazione spaziale per perseguirle non devono includere quanto prodotto nei cinque anni dal precedente esecutivo, ed è pertanto necessario mettere un punto e ripartire”. Ma senza “disconoscere le reali criticità oggettive della città. A questo proposito il punto di partenza è calibrato sul sistema delle invarianti strutturali che costituiscono elementi cardine e caratterizzanti dell’identità territoriale e culturale dei luoghi e garantiscono equilibri ambientali e insediativi non negoziabili nel processo di trasformazione del territorio”.
 
Nella redazione delle linee guida del nuovo Prg, come ha sempre sottolineato l’ex assessore all’urbanistica Sergio De Cola, si è seguito quanto disposto da una delibera di Consiglio del 2012 e in ottemperanza a degli obblighi normativi risalenti al 2010 e ancora disattesi. Gasparrini ha previsto tre progetti guida con cinque strategie legate alle peculiarità della città, svilite in decenni, dove si è visto nell’espansione edilizia, l’unica strada per lo sviluppo e questo mentre gli abitanti diminuivano. Il risultato è stato una sovra-dotazione di spazi abitativi con 4 milioni 200mila metri cubi di residuo e un abitante per ogni 40 mq di edificato contro lo standard di 25 mq.

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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