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Quotidiano di Sicilia

Ha vinto Montalbano
di Pino Grimaldi



Lo si evince dalla biografia ufficiale che può leggersi su Wikipedia. Parlo di Nicola Zingaretti “indicato” con le primarie del Pd svoltesi una settimana fa, segretario di quel partito che in 17.000 gazebi spalmati su tutta Italia, del milione e 500 o 800 (dipende dalle voci che ne indicano l’afflusso) ha preso il 66,5% dei voti battendo Giachetti e Martina che hanno inghiottito il rospo con nonchalance.
Il primo rigo della sua biografia recita: “E’ il fratello minore dell’attore Luca Zingaretti”. Che notoriamente è l’interprete del commissario Montalbano dei serial di Camilleri, che da una vita sta sugli schermi tv battendo il numero di presenze,al tempo dei “Film Luce”, di Mussolini.
 
I due fratelli sembrano gemelli tale è la somiglianza. E questa ha condizionato di certo il modo garbato e recitante del politico che nonostante sia solo (sempre sua biografia) “odontotecnico con frequenza alla Sapienza di Roma senza conseguire laurea”, è politico bravo e di rango. Che a 54 anni ha già “abitato” palazzi importanti, Parlamento europeo, presidenza della internazionale socialista con frequentazioni di esponenti di livello internazionali, il Comune di Roma del quale rinunciò ad esser sindaco au dernier moment per candidarsi alla Regione che ora guida in un secondo mandato riuscendo ad avere a sostegno della sua giunta i cinque stellati (non facile conoscendoli!); arrivando (per traslazione ?) - penso nell’immaginario collettivo - anche per l’ammirazione che il pubblico ha per il Commissario fratello quasi gemello, senza troppo chiasso, a vincere in maniera chiara la “designazione” a segretario del Pd.
 
Che gli è stata attribuita da un voto libero di una consultazione non prevista dalla legislazione italiana, da un sacco di persone di qualsivoglia tendenza alle quali è sembrato più idoneo e “simpatico” degli altri due, brave persone si, ma non ogni sera in tv in programmi non annoianti come i talk show politici.
 
Dunque, a Montalbano, amato ed ammirato, è dovuta forse magna pars della nomination.
Che tale è: e null’altro. Tranne che il Pd non accetti che il suo segretario possa essere “eletto” “brevi manu” da chiunque decida un certo giorno di andare in un gazebo (ma pagano l’occupazione del suolo?) e un po’ per noia e un po’ per non morir (politicamente) vota uno dei candidati offerti per la selezione. Se così è, appare democrazia superdiretta, quasi come le metodiche cinque stellate per cui il loro segretario venne eletto -pare - con 750 click sulla piattaforma Rousseau.
 
Se, invece, una assemblea o congresso ha, almeno, da ratificare o meno l’accaduto,alle avvenute primarie può essere dato il valore che hanno avuto fin dal 1847 quando furono esperite per la prima volta in Usa - che comunque le ha da tempo legalizzate – e da noi praticate dalla sinistra fin dal 2005 come forma “aperta” di consultazione privata. Tale perché non legalizzata e fatta da partiti che non hanno personalità giuridica, come recita l’Art.49 della Costituzione Italiana.
Delle due una. A Zingaretti, junior, l’ardua sentenza.

Articolo pubblicato il 08 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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