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Economia siciliana morsa dalla crisi
di Salvatore Sacco

Le previsioni per il 2010 in base all’analisi dei dati Istat, Srm, Isae, Obi e Istituto Guglielmo Tagliacarne. Ulteriore peggioramento dell’accesso e della fruizione di credito da parte soprattutto delle Pmi regionali

Tags: Economia, Pmi, Crisi



PALERMO - L’Italia non sembra ancora uscita dalla grave crisi economica che ha colpito tutta l’economia mondiale; il Mezzogiorno e la Sicilia, soprattutto, corrono il rischio di continuare a scontarne le conseguenze per un periodo più lungo rispetto alle altre aree del Paese. è accaduto così per altre gravi crisi precedenti, da ultima quella innescatasi agli inizi degli anni novanta, ed è una delle conseguenze dell’arretratezza del contesto socio economico che caratterizza, in modo più o meno omogeneo, queste aree.

Qualche cifra può aiutare a capire come stanno le cose: lo scorso anno l’economia nazionale è andata malissimo registrando una caduta del Pil vicina al 5%, come ha sancito l’Istat; le prospettive del 2010 sono meno rosee del previsto, come ricordato anche dal governatore della Banca d’Italia, la ripresa italiana è più debole rispetto a quella dei principali competitor europei; ancora nell’ultimo trimestre il Pil ha registrato una caduta di circa due decimi di punti percentuali.
In queste condizioni l’abbrivio per il nuovo anno sarà negativo, peraltro le prime  indicazioni sull’andamento dall’inizio dell’anno sembrano confermare un raffreddamento dell’ottimismo che si era diffuso sul finire del 2009.

In questo scenario la Sicilia sembra stare decisamente peggio. Almeno così ci segnalano le prime indicazioni provenienti dal contesto produttivo. Infatti, da un lato, l’ultima indagine Srm- Isae-Obi, riferita al quarto trimestre dello scorso anno, evidenzia come le imprese, pur a fronte di una speranza di miglioramento della produzione, segnalino una forte caduta degli ordini e l’accentuarsi del processo di decumulazione delle scorte. Ciò in una situazione in cui i livelli di produzione erano già bassi (già nei trimestri precedenti gli investimenti erano depressi e si era innescato il processo di decumulazione di semilavorati e prodotti finiti) sembrerebbe preludere ad una ulteriore caduta della produzione stessa.

Altre conferme alla tesi del protrarsi nella nostra Isola di una situazione, sostanzialmente, recessiva si hanno dalle evidenze ricavabili dall’Osservatorio Economico dell’ Istituto Tagliacarne e della Camera di Commercio di Palermo, presentato recentemente. Da questa indagine sulle imprese palermitane si ricavano alcune indicazioni che sono generalizzabili a tutto il contesto regionale: il perdurare della debolezza dei consumi, confermato dal forte calo delle vendite a dicembre, l’aggravamento della situazione occupazionale, dato confermato concordemente dalle fonti sindacali; la debolezza degli investimenti che, pur decelerando nella spirale decrescente, continuano a mantenersi in campo negativo; anche l’export sembrerebbe essere in una fase di stasi condizionato dalla crisi dei consumi globali.

Il quadro pessimistico è completato dall’ulteriore peggioramento dell’accesso e della fruizione di credito da parte soprattutto delle piccole e medie imprese regionali, penalizzate anche dall’ attuazione delle regole di Basilea 2 che tendono ad avere effetti prociclici ritardati  e che, dunque, potrebbero contribuire a tarpare sul nascere gli eventuali  germogli di ripresa .

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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le lancette dell’economia siciliana  trimestre 2010
le lancette dell’economia siciliana trimestre 2010