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La scorciatoia della Spa è fonte di corruzione
di Carlo Alberto Tregua

Semplificare le procedure

Tags: Appalti, Opere Pubbliche



Di fronte al quadro normativo relativo alla produzione di servizi pubblici e all’affidamento di appalti e opere pubbliche, enormemente aggrovigliato, e in presenza dei severi controlli da parte dei Tribunali amministrativi e della Corte dei conti, il ceto politico ha pensato di imboccare una scorciatoia che lo mettesse al riparo dai controlli e consentisse arbitrii, clientelismi, favoritismi e corruzione di ogni genere e tipo.
L’invenzione, cioè, delle Spa pubbliche, che agiscono come soggetti di diritto privato ma consentono di assumere chi si vuole, di prendere consulenti fra trombati, famigli, parenti e consimili, sforare i bilanci e perdere quattrini pubblici. Tanto, poi, gli Enti proprietari ripianano e, per essi, i cittadini.
È vero che il Codice degli appalti si applica anche alle Spa pubbliche, ma è anche vero che i vincoli sono solo quelli del Codice civile e non gli altri di leggi e decreti dello Stato. Le Spa, a livello di Stato, Regioni ed Enti locali, hanno moltiplicato i posti di lavoro senza aver fatto diminuire quelli delle strutture pubbliche che in parte hanno sostituito. Hanno fatto aumentare sprechi senza ottenere miglioramenti di efficienza. Hanno costituito un propellente per la corruzione, che è dilagata ancora più di prima.

Quanto precede accade perché le Spa pubbliche possono agire indisturbate, senza controlli, effettuando contratti per rendere servizi al proprio azionista (l’Ente che l’ha istituita) a prezzi enormemente superiori a quelli di mercato, dal momento che non sono soggette alla concorrenza, in quanto i servizi vengono affidati senza gara.
Ora ci si mette anche il Governo nazionale, costituendo la Difesa Spa, le cui azioni vengono intestate al ministero della Difesa, e la Protezione civile Spa, le cui azioni vengono intestate alla Presidenza del Consiglio. Il non intestarle al ministero dell’Economia, come accade in tutti i Paesi d’Europa, la dice lunga su come Presidenza del Consiglio e dicastero della Difesa vogliano gestire le due nuove Spa, nominando Consiglio di amministrazione e Collegio sindacale, con le conseguenze deducibili. Ma la Protezione Civile Spa è stata ritirata.
 
Tutti i Governi degli ultimi vent’anni si sono impegnati nei loro programmi ad effettuare le riforme, consistenti nel riordino, nel taglio e nella semplificazione delle procedure amministrative, quello che darebbe organizzazione ed efficienza all’attività pubblica. è su questo versante che deve intervenire l’Esecutivo, anche quello regionale, non sulla creazione di Spa pubbliche, istituendo le quali è dimostrata la malafede di chi crea contenitori atti ad acquisire il consenso in modo clientelare, basato sull’interesse privato rispetto a quello generale.
Lo scenario presenta, da un canto, norme quasi inapplicabili e, dall’altro, una burocrazia che si rifugia dietro codesta inapplicabilità per aumentare le difficoltà ai cittadini.
Anziché risolvere questi problemi, il ceto politico non sa far altro che creare Spa pubbliche (che agiscono come privati) e approvare leggi eccezionali di emergenza. Sia le une che le altre presentano lo stesso vantaggio di non dover osservare la normativa vigente e di non essere controllate, se non in modo tardivo.

Possiamo credere che tutto ciò accada per caso? A pensar male si fa peccato, ma, Andreotti sosteneva, si azzecca quasi sempre. Il comportamento deleterio prima evidenziato è creato in danno dei cittadini, per far ottenere rendite di posizioni e privilegi come se fossimo in una qualunque Repubblica delle Banane. Tale responsabilità non è solo del centrodestra o del centrosinistra, che ci hanno amministrati in questi ultimi 16 anni, ma proviene da ben più lontano.
È ora di smetterla con questi comportamenti, perché l’Italia diventi una Nazione civile ed europea. Nell’Unione, infatti, accade qualche scandalo, a volte, ma qui da noi le Spa pubbliche e la legislazione in deroga sono uno scandalo continuativo.
Non ci stancheremo mai di ripetere questi argomenti fino a quando i cittadini non prenderanno coscienza dei comportamenti degli uomini politici, reagendo con l’opportuna determinazione, ma distinguendo quelli onesti e capaci da quelli corrotti e incapaci, che vanno isolati come appestati.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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