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Comuni, milioni in pasto ai clientes
di Silvia Scardino

Enti locali. Troppe spese correnti e investimenti irrisori.
Finte necessità. I giudici contabili hanno evidenziato la genericità dei compiti assegnati, così come la totale mancanza di valutazioni selettive richieste dalle leggi in materia.
Suggerimenti. Lo scopo dell’esame era anche quello di identificare le soluzioni per aiutare le amministrazioni a comprimere la spesa avvalendosi delle professionalità in organico.

Tags: Enti Locali, Corte Dei Conti



PALERMO - Si sentono spesso le lamentele dei sindaci siciliani per la progressiva diminuzione dei trasferimenti da Stato e Regione e la conseguente difficoltà di andare avanti, garantendo comunque ai cittadini servizi essenziali.
Si parla molto meno, però, dei milioni di euro che le amministrazioni dei Comuni capoluogo siciliani impegnano ogni anno per mantenere i propri consulenti esterni.
Di questo aspetto si è occupata una recente indagine della Corte dei conti siciliana, che ha sottolineato numerose problematiche, evidenziando anche possibili soluzioni per aiutare gli enti locali a comprimere la spesa corrente, avvalendosi del personale interno.
 
I motivi del crescente utilizzo di professionalità esterne, le modalità operative e la tipologia delle retribuzioni da parte dei Comuni capoluogo siciliani, affidatari degli incarichi, sono stati oggetto di un’indagine condotta dalla sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione siciliana. L’esame ha permesso di individuare alcune problematiche, ma anche di identificare le possibili soluzioni per aiutare gli enti locali a comprimere la spesa contenibile, avvalendosi del personale interno.
Per gli enti locali la normativa di riferimento è rappresentata dall’articolo 51 della legge 142 del 1990, poi trasfuso nell’articolo 110 del testo unico degli enti locali, ma anche dal decreto legge 223 del 2006, meglio noto come decreto Bersani.
 
Tale normativa inoltre, restringe il campo delle collaborazioni esterne e delle consulenze solo ai casi di accertata impossibilità a ricorrere ai dipendenti interni, o per l’attuazione di progetti speciali o di attività straordinarie. Questo suggerimento del decreto Bersani è stato poi ripreso dalla legge finanziaria 2008 (112/08), prevedendo il risarcimento erariale da parte dei dirigenti che fanno ricorso, senza effettiva motivazione, a consulenze e collaborazioni esterne. La finanziaria 2008 ha previsto maggiore trasparenza e la pubblicazione sui siti internet istituzionali degli incarichi, introducendo il requisito dell’alta specializzazione universitaria e l’obbligatorietà per gli enti locali di adeguarsi a regolamenti che prevedano limiti, modalità e budget.

Nello specifico dell’indagine, è apparsa molto complessa la situazione di Palermo. Numerose le anomalie rilevate su nomine di consulenti e riguardo alle quali, in vari casi, non sono stati forniti i chiarimenti sollecitati dalla Corte. Tra le tante, nella determinazione sindacale n. 300 del 28/9/2007, che ha visto l’assunzione di 24 tra giornalisti ed organizzatori di eventi fino al 31/12/2008 (salvo possibilità di proroga), i giudici hanno evidenziato tra l’altro la genericità dei compiti assegnati, la mancanza di valutazioni selettive e la difformità dei compensi variabili, per la medesima prestazione, da 37 a 45 fino a 50 mila euro annui. Un’altra determinazione che è risultata difforme è la 35/2007 avente per oggetto l’incarico di collaborazione esterna a un legale, poiché l’incarico risulta conferito, per tutta la durata del mandato del sindaco, nell’eventualità che possa essere necessario sporgere querela per diffamazione a mezzo stampa; un’incombenza dunque costruita sulla mera eventualità e quindi del tutto arbitraria.

Per quanto riguarda il Comune di Catania, l’analisi della Corte dei Corti si è concentrata sulle delibere di Giunta relative al conferimento di incarichi ad avvocati esterni. In particolare nel 2007, l’Ufficio legale municipale avrebbe dovuto essere composto da sedici professionisti, ma i posti coperti in pianta organica erano solo quatto. La Corte ha osservato come il sistematico ricorso ad avvocati esterni sia in contrasto con la normativa che tende invece a ricondurre alle competenze dell’amministrazione tutti quei compiti che rientrano nell’attività ordinaria. Peraltro, la spesa per l’anno 2007 è stata di circa 250 mila euro, e non è emerso che i legali siano stati scelti mediante una procedura comparativa. è stato poi evidenziato come il servizio legale del Comune di Catania, in quel lasso di tempo, sia stato di fatto esternalizzato. Per il 2008 gli incarichi non sono stati rinnovati e si è invece proceduto ad addestrare i dipendenti qualificati e già in servizio presso l’ente.

Al Comune di Messina non sono state rilevate particolari criticità dato che il segretario comunale ha comunicato alla Corte dei conti che, nel periodo dell’indagine, sono stati conferiti soltanto incarichi di esperto del sindaco, (ex art. 14 della legge reg. 7/95). Tuttavia è stato notato che il regolamento per l’organizzazione degli uffici non è stato attuato e che non sono state intraprese iniziative inerenti agli obblighi derivanti dalla legge finanziaria 2008.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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