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Imprese spiazzate dalla crisi. Fondi Ue spesi male e burocrazia
di Michele Giuliano

In difficoltà le aziende siciliane, si mobilitano le organizzazioni di categoria per chiedere sostegno. Confindustria parla di immobilismo, mancano i bandi per sbloccare i soldi

Tags: Impresa, Crisi, Confindustria



PALERMO - Concertazione, rimodulazione dei fondi dell’Unione Europea, allontanamento della riscossione fiscale e funzionamento della burocrazia. Sono i 5 problemi posti in evidenza dalle imprese siciliane strette dalla morsa della crisi anche in questo inizio del 2010. Chi credeva che il nuovo anno avrebbe ridato linfa al sistema evidentemente si sbagliava perché dal punto di vista imprenditoriale la crescita per le aziende siciliane non va affatto a rilento: è praticamente ferma.
Ad avere posto questi problemi all’attenzione del governo siciliano è stata l’Unione delle associazioni delle Pmi siciliane, composta da Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Casa, Legacooperative e Confcooperative. Sostanzialmente le organizzazioni di categoria puntano in primis proprio sul coinvolgimento diretto delle imprese nel processo di spesa dei fondi Europei da parte della Regione. Problema che investe 3 dei 5 punti posti in evidenza dall’Unione e vale a dire concertazione, rimodulazione dei fondi dell’Unione Europea e funzionamento della burocrazia.

Non è la prima volta che le organizzazioni imprenditoriali pongono come problema la spesa dei fondi Ue: a questo punto si dovrebbe essere ad oltre la metà del percorso per la programmazione 2007-2013 ed invece si  appena all’inizio. Confindustria ancora oggi parla di immobilismo. Mancano infatti i bandi, ma anche i decreti per attivare questi fondi europei e perfino le direttive per la concessione degli stanziamenti stessi. Tutto si intreccia inequivocabilmente con un problema di mancata concertazione e con il mal funzionamento della burocrazia: le imprese si sono lamentate infatti spesso di non essere direttamente coinvolte nelle scelte strategiche per l’utilizzo dei fondi e la burocrazia, sempre più pesante e pastosa, non li aiuta. Il gruppo parlamentare del Partito Democratico ha incontrato a Palazzo dei Normanni i vertici regionali dell’Unione delle associazioni delle Pmi siciliane ed ha condiviso i problemi avanzati: “Condividiamo - ha detto il presidente del gruppo parlamentare Pd all’Ars, Antonello Cracolici - l’analisi della realtà economica e la necessità di valorizzare le piccole e medie imprese   in questo momento di crisi”. “Partire dai cinque punti del documento dell’Unione - ha aggiunto il vice capogruppo Roberto De Benedictis - è la base giusta per un lavoro comune che non si ferma all’emergenza”. La riunione è stata conclusa dal segretario del Pd siciliano, Giuseppe Lupo, che ha invitato le Pmi ad “un tavolo di confronto permanente, a partire dai temi della programmazione comunitaria, del credito, della riduzione della pressione fiscale e della semplificazione della burocrazia”.
Nel complesso, il programma di sviluppo della Sicilia per il 2007-2013 prevede investimenti per 6,54 miliardi. I 3,27 miliardi provenienti da Bruxelles, come da prassi, sono un contributo a cui si devono aggiungere degli stanziamenti da parte delle autorità regionali e nazionali italiane. Ma di tutti questi soldi sono stati spesi solo pochi spiccioli.
 

 
L’approfondimento. Non diminuisce l’emergenza occupazione
 
PALERMO - Mentre le organizzazioni di categoria chiedono un sostegno, si susseguono i casi di grandi imprese che dichiarano in Sicilia lo stato di crisi con conseguenze pesantissime sul piano dell’occupazione. Le ultime notizie parlano della catena imprenditoriale della Rinascente che si starebbe apprestando a chiudere i battenti a Catania per recuperare costi di infrastruttura e coordinamento, all’interno del nuovo piano industriale. I deputati regionali del Pdl Fabio Mancuso, Pippo Limoli e Raimondo Torregrossa chiedono un impegno del presidente della Regione “a rappresentare presso le sedi istituzionali, con i sindacati e con l’azienda, la tutela dei lavoratori”. Ad essere a rischio sarebbero 45 lavoratori. “La politica deve mobilitarsi - continuano i parlamentari - per impedire questo ennesimo colpo all’economia siciliana e a incolpevoli famiglie”. Altre imprese sono in procinto di chiudere definitivamente un po’ in tutte le province nel settore dei call center: tra qualche mese, insomma, la schiera dei disoccupati siciliani potrebbe notevolmente ingigantirsi mentre la Regione non riesce a sbloccare la sua fase di stallo amministrativo.

Articolo pubblicato il 03 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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