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Rilancio della Pesca con i fondi comunitari
di Gian Andrea Costa

Forum con Calogero Giammaria Sparma, dirigente generale dip. Interventi per la Pesca

Tags: Calogero Giammaria Sparma, Pesca



PALERMO - Da quante persone è formato e com’ è organizzato il dipartimento regionale degli Interventi per la Pesca?
“Siamo un centinaio. Il nostro è uno dei quattro dipartimenti del nuovo assetto dell’assessorato all’Agricoltura. La pesca torna così, dopo quarant’anni alla sua collocazione naturale, il settore agro-alimentare. Questo comporta, tra le altre cose, una notevole semplificazione nello smistamento delle pratiche non più soggette ad inutili “rimpalli” tra un dipartimento e l'altro”.

Qual è la sua missione dal punto di vista strutturale e operativo?
“Il settore della pesca ha le sue difficoltà e le sue prerogative. Basti pensare che in Sicilia sono 8.000 gli occupati, a fronte di un fatturato che tocca i 500 milioni di euro. Inoltre, per capire l’importanza che questo settore occupa all’interno della filiera agro-alimentare si deve tener presente che rappresenta il 30% della flotta e del fatturato nazionale. Da tanti anni, però, ci portiamo dietro alcuni problemi strutturali. Il primo è quello relativo all'attuazione dei regolamenti comunitari, che spesso non si armonizzano con la nostra realtà marinara. Un secondo problema è dato invece dalla flotta vetusta di cui disponiamo. L’età media dei pescherecci, stimabile intorno ai 29 anni, comporta non soltanto maggiori dispendi e costi energetici ma anche una peggiore qualità del lavoro a bordo, causa quest'ultima della scarsa attrattiva che oggi esercita il lavoro del pescatore”.

Partiamo dei rapporti con Bruxelles.
“La sfida principale è ottenere i vantaggi derivanti dai fondi europei, indispensabili per garantire la sopravvivenza del nostro settore. La pesca può contare, nella nostra regione, su una dotazione iniziale di 151 milioni di euro: 45 destinati ai bandi già chiusi, 40 per quelli in corso d’opera. Più di metà della spesa, infatti, è stata già bandita ed è in valutazione. E possiamo affermare che entro dicembre certificheremo circa 30 milioni di euro. Tra gli obiettivi della Politica comunitaria, c’è quello di ridurre lo sforzo della pesca e questo comporterebbe per Mazara del Vallo, per fare un esempio, la perdita di 30 dei 100 pescherecci al momento presenti”.

Su quale lavoro d'équipe può contare il suo ufficio?
“Siamo un piccolo dipartimento è vero, e a volte siamo scherzosamente considerati la Cenerentola dell’amministrazione, ma io, con i miei tredici dirigenti, mi considero estremamente fortunato. Ho trovato un gruppo capace ed affiatato che possiede un'ottima conoscenza del settore. Da esterno, ho avuto il privilegio di salire su una macchina dal motore già acceso ed a pieno regime, un team che non annovera tra le sue file alcun fannullone”.

Torniamo all'Europa. Bruxelles impone spesso al settore di uniformarsi rapidamente alle proprie direttive. Siete pronti a dare le risposte adeguate?
“Sì. Faccio un esempio che riguarda un’attività cara alla tradizione siciliana ed è anche un tema scottante di dibattito sul tavolo Europeo: la pesca del tonno rosso. Nonostante viga da alcuni anni un regime di pesca contingentato, gli stock mondiali di tonno rosso sono oggi in drastica diminuzione. Questo ha spinto la Comunità Europea ad intervenire ed entro un paio di settimane si deciderà se collocare anche il tonno nella stessa fascia di specie protetta nella quale figurano coralli e tartarughe”.

Quale sarà l’impatto sull’economia della nostra pesca?
“Devastante: basti pensare che possediamo 13 imbarcazioni destinate alla pesca del tonno e su ognuna di queste trovano lavoro 20 persone. É vero che le possibili nuove regole entrerebbero in vigore a partire dall'anno prossimo, risparmiando quindi la stagione di pesca corrente, ma sarebbe comunque sancita la morte dell’attività. Stiamo facendo il possibile affinchè questa legge venga ridimensionata e il nostro ottimismo è dato anche dal fatto che il parlamento europeo e i commissari di Pesca e Ambiente hanno già stilato un accordo di massima che vieterebbe il solo commercio all'infuori del mercato di appartenenza, consentendo in tal modo pesca e diffusione nel mercato comunitario”.
 

 
Tutela del settore ittico nostrano dall’importazione di pesce senza certificazioni alimentari
 
Quali sono le nuove insidie del mercato nel vostro settore?
“Anche per la pesca c’è un problema di filiera come nel mercato ortofrutticolo. Il percorso commerciale dal mare al banco di vendita penalizza il pescatore. Inoltre l’immissione nei nostri mercati di prodotti “alloctoni”, non mediterranei e con un costo notevolmente ribassato, ha penalizzato notevolmente il settore. Ecco un dato che fa riflettere: il 50% del pesce consumato è di importazione. Spigole cinesi, crostacei del Sud America e astici del Canada danno il loro bel da fare all’assessore per la frode alimentare, senza considerare che la certificazione per ciò che riguarda il pescato è più difficile da effettuare rispetto ai prodotti della terra...”.

Parliamo di trasparenza amministrativa. Che passi avete fatto in questa direzione?
“Siamo pienamente operativi. Grazie al nostro sito internet, che viene quotidianamente aggiornato, riceviamo per via telematica tutte le pratiche e i documenti del caso, nel rispetto dell'attuale normativa Brunetta. L’archiviazione dei file, tuttavia, avviene ancora tramite supporto cartaceo rendendo incomprensibilmente lento l’iter burocratico. Il mio compito di dirigente è quello di garantire alle imprese di superare questo momento di difficoltà. E un buon dirigente deve avere i giusti stimoli ed essere abile nel modificare in corsa le proprie strategie. Deve essere a capo di un ufficio accessibile che non risulti mai “chiuso”.

Articolo pubblicato il 09 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Calogero Giammaria Sparma dirigente generale dip. Interventi per la Pesca
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