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I privati per il rilancio dei BB.CC. isolani
di Dario Raffaele

L’assessorato regionale all’identità culturale siciliana si muove su più fronti per contrastare il calo dei visitatori nei musei. Presto il primo bando per i siti culturali del trapanese, spazio anche all’arte contemporanea

Tags: Musei, Beni Culturali, Gaetano Armao



PALERMO - Regione siciliana e assessorato all’Identità culturale siciliana in fermento per rilanciare il settore e contrastare la perdita di visitatori che gran parte dei musei regionali hanno fatto registrare nell’ultimo anno.
L’Idea, quella con la “I” maiuscola è quella di dare in gestione gli 87 musei regionali ai privati. Per questo l’assessore Gaetano Armao ha pronto il primo bando che servirà a selezionare i gestori (che potranno essere nazionali o internazionali e cureranno non solo i cosiddetti servizi aggiuntivi, ma tutto ciò che ruota intorno al museo). Primi a partire dovrebbe essere i  musei del trapanese. “La filosofia è quella del partenariato pubblico-privato – ha spiegato l’assessore Armao – All’interno di una cornice di controlli e dei vincoli di tutela, la Regione lascerà piena autonomia ai privati che programmeranno attorno ai beni culturali anche un circuito di attività e percorsi turistici”.
 
La gestione comprenderà anche il merchandising e tutta l’attività promozionale. L’affidamento avverrà per almeno 8 anni.
I musei siciliani stanno perdendo visitatori e incassi da tre anni a questa parte (-2,6 milioni di euro rispetto al 2006). Una parabola discendente senza appello che trova grosse responsabilità in chi gestisce la cultura in Sicilia. A risentirne soprattutto i musei e le aree archeologiche minori, con numeri che farebbero arrossire il più sgangherato dei manager: a Mineo, nell’area archeologica di Palikè si sono registrati 33 visitatori per 50 euro di incasso nel 2008.
Più in generale oltre mezzo milione di visitatori ha abbandonato i siti archeologici siciliani. Una fuga che, tradotta in termini economici, ammonta a perdite che si attestano su un milione e 400 mila euro.

Ma la Regione, è decisa ad intraprendere un nuovo corso e rilancia: “La Regione intende attivare 74 milioni di euro dalle misure dei fondi Po Fesr destinati all’architettura e all’arte contemporanea” aveva sostenuto qualche giorno fa l’assessore Armao che - in rappresentanza del presidente della Regione, Raffaele Lombardo - ha chiuso i lavori del primo incontro del progetto “Le città del Mediterraneo” che si è svolto a Napoli. Riso, museo d’arte contemporanea della Sicilia, e la Fondazione Campania dei Festival organizzeranno una serie di iniziative culturali con la collaborazione di diverse città del bacino del mediterraneo.
All’incontro hanno preso parte tra gli altri anche il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, Rachele Furfaro, presidente della Fondazione Campania dei Festival e Renato Quaglia, direttore artistico e organizzativo del progetto “Le Città del Mediterraneo”.
La manifestazione, che si svilupperà nei prossimi tre anni, è promossa attraverso un accordo tra la Regione Siciliana e la Campania, d’intesa con il ministero dello sviluppo economico.

“La priorità degli interventi - ha spiegato Armao - riguarderà l’arte contemporanea che ha in Riso un importante punto di riferimento. Ci stiamo preparando per rilanciare il confronto culturale e le relazioni economiche tra aree diverse del mediterraneo. La Sicilia è pronta ad ospitare le città che saranno coinvolte nell’iniziativa perché la nostra strategia è di valorizzare l’immenso patrimonio che abbiamo a disposizione facendolo conoscere in tutto il mondo. Abbiamo anche chiesto di inserire il percorso arabo-normanno Palermo-Monreale e Cefalù tra i siti Unesco siciliani”.
 

 
Dati 2008. Il “fallimento” dei musei regionali
 
I numeri fotografano cali notevoli di visitatori: il Paolo Orsi di Siracusa, pur conservando reperti ha registrato solo 43 mila presenze, di cui appena 18 mila con biglietto a pagamento. Stessa sorte infausta per il museo di Agrigento che conta 75 mila presenze, un quinto rispetto a quelli dell’area archeologia, mentre il museo Salinas con circa 39 mila visitatori eguaglia quello del Satiro di Trapani, ma con incassi ben differenti 82 mila euro per il primo e 94 mila per il secondo. Eppure ben più numerosi sono i reperti e le sale espositive.
Le cifre parlano poi di vertiginose discese di presenze nei musei minori. Sollevano interrogativi i soldi incassati dal circuito dei siti minori: i turisti paganti e l’entità del biglietto d’ingresso, talvolta non riescono neppure a ripagare le spese per i custodi e per il mantenimento della struttura.
L’archeologico di Lentini nel siracusano con 92 visitatori paganti ha avuto un introito di appena 298 euro. Non meglio va a Marianopoli in provincia di Caltanissetta, dove l’incasso registrato è di 286 euro a fronte di 218 paganti. Il gioco al ribasso sfiora cifre ridicole se ci si trasferisce nelle aree archeologiche di Mineo nel catanese dove si registrano 33 presenze paganti per un totale di 50 euro o all’Antiquarium di Caltanissetta dove sono stati sborsati 63 euro da 34 turisti.
 

 
Inaugurato il museo minerario di Trabia Tallarita
 
PALERMO – Intanto, lunedì è stato inaugurato il museo minerario di Trabia Tallarita. “Il mondo delle miniere di zolfo non ha solo segnato la storia della nostra terra – ha detto Armao - ma ha anche ispirato letterati come Luigi Pirandello, Giovanni Verga e Rosso di San Secondo. Tanto che oggi possiamo dire che la zolfara è parte integrante dell’identità siciliana che abbiamo il dovere di tutelare e valorizzare”.
Il progetto di valorizzazione di quella che è stata una delle più grandi e più importanti miniere di zolfo della Sicilia è il frutto di sei anni di lavoro. Il risultato è il “Museo delle Solfare di Trabia Tallarita”, ubicato nell’edificio dell’ex centrale elettrica Palladio, tra Riesi e Sommatino.
L’assessorato ai Beni culturali, da tempi non recenti, ha manifestato grande sensibilità e interesse alla tutela dell’enorme patrimonio minerario dell’Isola. Per garantirne l’integrità, alcuni di questi siti sono stati sottoposti a vincolo. Poi, per arrivare alla piena valorizzazione, si è passati all’acquisizione di fabbricati, castelletti, forni e impianti. Cosi è stato fatto per la miniera Trabia-Tallarita, acquisita dall’assessorato con iter amministrativo iniziato nel 2000 e concluso nel 2003.

Vincenzo Castiglione

Articolo pubblicato il 10 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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