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Autonomia, progetto e quadri motivati
di Carlo Alberto Tregua

Mpa e Pdl Sicilia accelerino le riforme

Tags: Umberto Bossi, Lega, Autonomia, Mpa, Pdl Sicilia



Con molta probabilità la Lega otterrà un vistoso successo alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La fonte risale al 1982, quando Umberto Bossi cominciava ad affiggere personalmente i manifesti sui muri, intuendo che la gente cominciava a intravedere la necessità dell’autogoverno delle Regioni. In quell’epoca si sentiva asfissiante la cappa imposta dall’asse Psi-Dc, con l’avallo dei Comunisti. Craxi diventava sempre più pretenzioso e nel 1984 sarebbe approdato al primo governo da lui presieduto.
Il costo di quelle coalizioni per il popolo italiano si rivelò gravosissimo, con un dato incontrovertibile: in appena 12 anni (1980-1992) il debito pubblico passò da 200 mila a due milioni di miliardi. Una cifra spaventosa che a distanza di quasi vent’anni non riusciamo a diminuire. Anzi, aumenta.
In questi quasi trent’anni Bossi è diventato un totem. A causa della grave malattia che l’ha colpito può parlare poco, ma le sue parole sono sempre determinanti, sia per la Lega che per il Governo, ove Tremonti è intoccabile e inamovibile proprio perché protetto dal Senatur.

Noi che siamo vecchi autonomisti, ancor più di Bossi, infatti ne scriviamo e ne parliamo in tutte le occasioni dal 1976, abbiamo approvato quell’azione lenta ma efficace, seppure egoistica, in quanto ha attratto enormi risorse verso la Padania, un territorio inesistente, nato dalla fantasia dell’Umberto e che tuttavia rappresenta ideologicamente un popolo senza confini.
La Lombardia ha un reddito pro-capite di 34 mila euro, cioè il doppio di quello della Sicilia, un tasso di infrastrutture quattro volte superiore, la quasi piena occupazione, nonostante la crisi. è una Regione ove i servizi pubblici funzionano abbastanza bene, le metropolitane moltiplicano i propri chilometri, la nuova fiera di Rho attrae risorse e l’Expo 2015 attiverà circa 70 mila nuovi posti di lavoro. Formigoni è stato capace di far progettare, costruire e inaugurare il nuovo Pirellone di 39 piani in appena tre anni, pagando i fornitori puntualmente a 60 giorni. Sembra un altro mondo.
 
Eppure anche in Sicilia tutto questo si può fare perché, lo ricordiamo continuamente, i siciliani non hanno l’anello al naso. Basta ricalcare la linea dell’autonomia bossiana, far eleggere un gruppo di parlamentari a Camera e Senato emandare al Governo nazionale ministri con gli attributimentali, non disponibili a fare i galoppini del premier di turno.
Esattamente come fa Bossi con i propri ministri. Raffaele Lombardo ha fondato il secondo partito autonomista della Sicilia, il primo di Milazzo affondò sotto i colpi dei democristiani siciliani, e dal 2005 è cresciuto fino al 16 per cento delle elezioni europee. Gianfranco Miccichè ha fondato il terzo partito autonomista, e cioè il Pdl Sicilia e vi sono segnali che anche il Pd regionale vorrebbe creare un partito siciliano autonomista da federarsi con quello nazionale.

Il futuro della Sicilia si può costruire solo con l’Autonomia e deve basarsi su un progetto di alto profilo e su quadri che vadano alla scuola politica, si formino, studino lo Statuto, la storia della Sicilia, la politica. I quadri debbono essere fortemente preparati e altrettanto motivati in modo da andare in giro a diffondere fra i cittadini-elettori le informazioni necessarie, per far capire che il sottosviluppo isolano non si risolve dando il posto di lavoro pubblico o un’indennità umiliante a questo o a quello.
Si risolve mettendo in cantiere attività produttive di ricchezza e quindi opportunità di lavoro per tutti quelli che oggi fanno i parassiti  nelle diverse pubbliche amministrazioni e per gli altri siciliani che, privi di competenze, non trovano lavoro.
In questo solco, il Governo deve fare da guida, procedendo speditamente con la modifica della politica economica mediante un bilancio liberato da scorie, da sprechi, da spese clientelari, da apparati elefantiaci, da ammortizzatori sociali impropri e così via. E, secondo, destinando tutte le risorse liberate a infrastrutture gestite con il project financing, in modo che per ogni euro impiegato se ne
mettano in moto dieci.

Articolo pubblicato il 11 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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