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Quotidiano di Sicilia

Dipendenti molestati non denunciano
di Pierangelo Bonanno

Un approfondimento dei risultati del questionario sul mobbing sottoposto alle unità del Dipartimento Personale della Regione. Su 639 lavoratori solo 118 hanno restituito il questionario compilato. Sette i casi di molestie

Tags: Mobbing, Molestie Sessuali



PALERMO - L’amministrazione regionale avvia un percorso virtuoso attento al clima interno e contro possibili fenomeni che favoriscano discriminazioni e soprusi.
In particolare, recentemente, sono stati presentati i risultati di un questionario sul fenomeno delle molestie sessuali all’interno del Dipartimento del Personale dei Servizi Generali, di Quiescenza, Previdenza ed Assistenza del Personale della Regione Siciliana.
Nel dettaglio il questionario è stato distribuito nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre del 2009 a tutte le Aree, Servizi ed Unità Operative.

Nella sua struttura il questionario contiene informazioni anagrafiche e professionali, alcune delle quali facoltative per ragioni di riservatezza, come ad esempio il cognome e il nome, sul clima e le relazioni di lavoro, su esperienze, di molestie sessuali subite o conosciute, nonché sulla conoscenza delle misure anti molestie poste in essere dal Dipartimento.
Il personale del Dipartimento, secondo i dati ufficiali, nell’anno 2009, ammontava a 639 dipendenti, ma hanno restituito i questionari 126 dipendenti, di cui 8 non compilati, quindi, statisticamente, il numero dei dipendenti sui quali si basa l’analisi dei risultati è di 118.

L’assessore regionale alla Funzione pubblica, Caterina Chinnici, ha definito questa come “un’iniziativa che rappresenta un passo avanti nella logica della trasparenza, ma soprattutto del rispetto della persona e della dignità umana”.
Dalle rielaborazioni dei 118 questionari emergerebbe che  vi siano stati 7 casi di molestie sessuali. Entrando nei dettagli del questionario alla domanda: “Da parte di chi nel posto di lavoro hai subito molestie sessuali?” Tre rispondono di essere stati molestati dal superiore, due rispondono di essere stati molestati dal collega, uno risponde di essere stata molestata sia dal collega che dal superiore, uno risponde di essere stato molestato da un collega proveniente da altri dipartimenti.
Successivamente, attraverso altre domande, si cerca di comprendere  se il molestatore lavora nella  stesso Servizio, Area o Unità Operativa, in questo caso tre dipendenti rispondono positivamente, tre dipendenti  rispondono di no, un dipendente non risponde.

Dai sette questionari si evince, in relazione al sesso del molestatore, in 6 casi vengono indicati come molestatori solo soggetti di sesso maschile ed un dipendente preferisce non rispondere, che avrebbero portato avanti le loro molestie, in 5 casi su 7, durante l’orario di lavoro
Ma i dipendenti hanno tentato di difendersi dai molestatori? Cinque rispondono di avere attuato strategie di difesa, un dipendente risponde di  non avere attuato strategie di difesa, l’altro non risponde. Rispetto alle reazioni poste a propria difesa contro il molestatore, i dipendenti molestati indicano che in due casi hanno adottato un atteggiamento di indifferenza, in tre hanno reagito attivamente esprimendo rifiuto, nei due rimanenti casi hanno rivolto un invito diretto al molestatore a cessare le molestie.

Circa le strategie di difesa adottate, queste sono state varie, come l’interruzione o riduzione dei rapporti con il molestatore, o una reazione fisica o verbale aggressiva nei confronti del molestatore, in minacce scritte o verbali di denuncia delle molestie, nel trasferimento ad altra sede di lavoro, o nel parlare con il dirigente. Alla domanda: “Pensi che le strategie attuate siano state efficaci?” Rispondono “sì”  in cinque casi; “no” in un caso.Non risponde un solo dipendente.
Tutte si sono concluse senza alcuna denuncia.
Certamente, il questionario, anche se sottoposto ad un solo dipartimento, rappresenta una salto culturale verso una burocrazia più attenta al benessere delle risorse interne.
 

 
Nel Codice di condotta del Dipartimento la figura del “consigliere di fiducia”
 
La contrattazione collettiva del personale sia dirigenziale che del comparto non dirigenziale prevede espressamente l’istituzione dei codici tipo di condotta relativi ai provvedimenti da assumere nella lotta contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro e sulla base dei quali ciascuna amministrazione regionale dovrà adottare il proprio codice di condotta.
Tali codici vietano in modo assoluto ogni atto o comportamento che possa configurarsi come molestia sessuale, stabiliscono misure disciplinari sanzionatorie nei confronti degli autori, specifiche procedure di tutela delle vittime e prevedono l’istituzione di un’importante strumento innovativo: il Consigliere di fiducia. Questa figura svolge la funzione di referente al quale ogni lavoratrice o lavoratore vittima di molestie sessuali potrà rivolgersi per ricevere consulenza, ma soprattutto assistenza; infatti, il Consigliere di fiducia assume il compito di intervenire a difesa dell’assistito, sia nei confronti dell’autore delle molestie che del datore di lavoro pubblico, al fine di contribuire alla soluzione o al superamento del problema, seguendo le procedure stabilite dal codice di comportamento.
Il Dipartimento regionale del Personale della Presidenza della Regione ha adottato il proprio codice di condotta con il D.D.G. n. 2964 del 30 marzo 2007, che è pubblicato sul sito internet del Dipartimento stesso www.regione.sicilia.it/presidenza/personale, successivamente la sig.ra Patrizia Trifirò è stata nominata Consigliera di fiducia.
 

 
Più informazione sulle tutele e sui comportamenti da adottare
 
Il questionario sottoposto ai dipendenti del Dipartimento del Personale dei Servizi Generali, di Quiescenza, Previdenza ed Assistenza del Personale della Regione Siciliana è stato accompagnato dalla presentazione di un manuale di comportamento da adottare in caso di molestie nei luoghi di lavoro.
Il manuale affronta il tema delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro con lo scopo di informare i lavoratori sulle tutele giuridiche, sugli strumenti operativi e sui comportamenti da adottare nel caso che dovessero essere vittime di questo tipo di abusi.
Le molestie sessuali rappresentano una forma di violazione della dignità  dell’individuo, poiché ne minacciano l’integrità psicofisica e la personalità morale.
Secondo la definizione data dal legislatore costituisce molestia sessuale ogni atto o comportamento, verbale o non verbale, a connotazione sessuale, o comunque basato sul sesso, che sia indesiderato e che arrechi offesa alla dignità e libertà della persona che lo subisce.
La Regione Siciliana ha sottoscritto la Carta europea per l’uguaglianza tra uomini e donne nella vita locale, con lo scopo di tutelare la dignità delle persone e per combattere la disparità ed ogni forma di discriminazione.
L’art. 61 “Pari Opportunità”, comma b, del D.Lgs. n. 29/1993, prevede che le pubbliche amministrazioni adottino atti regolamentari per assicurare pari dignità a uomini e donne sul lavoro.
La disciplina contrattuale del rapporto di lavoro dei dipendenti della Regione siciliana prevede un insieme di strumenti e misure antidiscriminatorie, tra queste il Comitato pari opportunità che ha lo scopo di proporre iniziative volte a prevenire qualsiasi tipo di discriminazione professionale nei luoghi di lavoro.
Lo stesso manuale precisa che la riduzione delle molestie sessuali nel mondo del lavoro potrà ottenersi in modo significativo solo se le associazioni datoriali e sindacali renderanno reale coscienza degli svantaggiosi effetti socioeconomici del fenomeno.
La diffusione di questo manuale si propone un momento di confronto sull’argomento e potrebbe costituire, nelle intenzioni del Dipartimento, uno stimolo per le vittime di molestie sessuali, perché prendano piena coscienza della loro condizione e trovino il coraggio di reagire parlandone con coloro che siano in grado di aiutarli a porre fine a tali soprusi.
Infatti, la scelta di denunciare la molestia sessuale richiede la forza di superare ostacoli di origine esterna, quali sono i condizionamenti, le pressioni, l’indifferenza e, perfino, le ostilità provenienti dall’ambiente di lavoro, che inducono a non esporsi, nella paura di subire eventuali ritorsioni.

Articolo pubblicato il 17 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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