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L’agricoltura siciliana in crisi e l’Italia importa i biocarburanti
di Rosario Battiato

Pur disponendo di una buona industria la penisola fatica a produrre per mancanza di materia prime. L’assessore alle Attività produttive, Venturi: sì ad una riconversione delle raffinerie

Tags: Agricoltura, Marco Venturi, Biocarburanti, Raffaello Garofalo



PALERMO - Sul fronte dei biocarburanti qualcosa, seppur stentatamente, sembra muoversi in Sicilia. Venerdì 26 marzo a Marsala si illustrerà l’iniziativa che prevede la sperimentazione di una miscela di etanolo-diesel sulla flotta autobus del trasporto pubblico del Comune. Eppure non basta perché le materie prime, componente essenziale per la produzione dei biocarburanti, scarseggiano in Italia e la Sicilia anziché puntare sulla loro produzione si vede ancora a fare il fanalino di coda nelle varie graduatorie regionali.

La possibilità che l’Isola possa riconvertire una linea delle sue numerose raffinerie per produrre biocarburanti - in un mercato sempre in ascesa anche in virtù delle quote forzate imposte dalla normativa europea e dal decreto Scajola che fissa al 4% per il 2011 e al 4,5% per il 2012 i prossimi step - sembra per il momento lontana anche se possibile, attraverso un decreto della Giunta regionale.

Una previsione di Assocostieri fa passare la domanda di biocarburanti da 40 (2000) a 5190 (2020) migliaia di metri cubi mentre la benzina auto passerà da 22740 (2000) a 9.250 (2020) migliaia di metri cubi. Attualmente l’idea che circola nel governo regionale – sebbene Marco Venturi abbia aperto alla possibilità della riconversione - consiste nell’affidarsi al Piano energetico della Regione siciliana, considerato però dagli esperti del settore già vecchio rispetto le nuove esigenze in termini di green energy. Eppure sembra proprio che ci sia molto spazio in Italia in questo settore, mentre in Sicilia, se escludiamo l’Ecoil che inizierà la produzione il prossimo anno a Priolo e l’Industria Meridionale Alcolici di Trapani, il resto del territorio non offre altre realtà di rilievo.

Qualche giorno fa Raffaello Garofalo, segretario Generale dell’Ebb, European Biodiesel Board, commentando il documento di previsione per le energie rinnovabili fino al 2020 inviato dal governo italiano alla Commissione Europea, ha precisato come l’industria italiana, pur potendo contare su una buona potenzialità in termini di produzione e quindi di una “bella industria”, segnala un deficit nazionale importante di biocarburanti pari a 2,9 Mtep contro 1,1 Mtep per le altre rinnovabili. Tuttavia il problema non sarebbe relativo all’apparato industriale, ma alla carenza di materie prime per la produzione. L’Italia è infatti costretta ad importate dai paesi del nord Europa o dall’America Latina, mentre ci sarebbero potenzialità eccellenti da questo punto di vista anche nell’isola.

Un’inchiesta del Qds aveva calcolato circa 4 mila chilometri quadrati di terreno incolto o con produzioni poco remunerative, che potrebbero essere riutilizzate per la produzione di materie prime.
L’Isola di fatto dovrebbe accelerare la tempistica sia sulla fase produttiva che su quella attuativa - la Lombardia ad esempio ha già attuato un accordo con Eni per la distribuzione sperimentale di un nuovo tipo di gasolio a ridotto impatto ambientale in 50 punti vendita del comune di Milano - perché l’investimento economico e ambientale nel settore è strategico per il futuro, e ancora una volta non si può restare indietro.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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