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Donne, fare impresa è proprio un’impresa
di Michele Giuliano

Non solo burocrazia e accesso al credito: Unioncamere rileva l’assenza di servizi di sostegno cui affidare figli o genitori anziani. Fari puntati anche sull’aspetto creditizio: poche le agevolazioni previste per le aziende in rosa

Tags: Unioncamere, Giuseppe Pace, Alessandro Alfano



PALERMO - I problemi sono generali e per tutti. Però, quando in Sicilia l’impresa vuol parlare una lingua al femminile gli intralci sono anche di più rispetto quelli che può incontrare il sesso maschile. Perché di fondo l’universo rosa è costretto in Sicilia a scontare ancora una volta quel retaggio culturale che lo vede costretto a dovere ripiegare anche sul fronte familiare con cui deve necessariamente convivere.

Il problema di fondo è che manca come sempre il servizio di assistenza in Sicilia e le necessarie infrastrutture. Di tutto questo se n’è accorto anche Unioncamere Sicilia che ha analizzato l’attuale situazione ed ha inequivocabilmente sentenziato che per le donne mettere in piedi un’azienda è una doppia impresa. Come gli uomini, infatti, si trovano di fronte a molti ostacoli, primi fra tutti la lentezza della burocrazia o la difficoltà di accesso al credito.

Il genere femminile, però, si scontra con altre problematiche, come la mancanza di asili nido aziendali o di strutture pubbliche ai quali affidare i propri figli o i genitori anziani.
E, ancora, poche agevolazioni in materia di conciliazione dei tempi di vita privata e lavoro e una formazione specifica carente. Sono queste le tematiche emerse nei giorni scorsi a Palermo, nel corso di un seminario formativo dei “Comitati per l’imprenditoria femminile” (Cif), organizzato da Unioncamere Sicilia. Fari puntati anche sull’aspetto creditizio e sulle possibilità offerte dalle agevolazioni previste per le imprese rosa.

“Per questo - dichiara il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace -, presso le Camere di commercio siciliane sono nati i comitati per l’imprenditoria femminile. Non solo. Sono stati anche istituiti degli sportelli dove si possono trovare tutte le informazioni sugli strumenti finanziari a sostegno delle imprese, dalla fase di start-up a quella di potenziamento sul mercato. L’obiettivo - aggiunge Pace - è quello di fornire assistenza e informare sulle agevolazioni e sulle normative esistenti in materia di aziende rosa”.
“Le donne – aggiunge il segretario generale di Unioncamere Sicilia, Alessandro Alfano - sono una risorsa per la Sicilia. Un’impresa su quattro è gestita dal gentil sesso e gli ultimi dati di Movimpresa dimostrano che le imprenditrici hanno retto meglio la crisi rispetto agli uomini. Ecco perché vanno aiutate e supportate”.

Parole chiare che fanno intendere oggi quale deve essere la strada da seguire per fronteggiare la crisi: sostenere l’imprenditoria femminile perché è la più “resistente” alle burrasche finanziarie.
Non a caso in Sicilia c’è chi ha cominciato a credere proprio in questo percorso virtuoso ed è la Camera di Commercio di Enna.
Ovviamente, sul territorio provinciale c’è la possibilità di attingere a nuovi finanziamenti proprio per le donne che vogliono fare impresa. Un investimento che parte da uno dei territori che più vive la crisi e che ha la più alta percentuale di disoccupazione rispetto al resto dell’Isola. Un esempio quindi da seguire anche per le altre province.
 

 
I numeri della crisi. 10.130 unità in meno rispetto al 2008
 
La crisi non fa sconti all’imprenditoria femminile eppure, nel 2009 come nell’anno precedente, le “capitane” d’impresa resistono meglio rispetto ai colleghi uomini.
Pur chiudendo l’anno con il segno meno, per le imprese individuali a conduzione femminile il bilancio 2009 risulta meno pesante di quello subito dalle imprese con a capo un uomo: -1,2 per cento (pari a 10 mila 130 unità in meno), contro il -1,6 per cento fatto registrare dai colleghi uomini. A sostenere la migliore tenuta delle imprese al femminile hanno contribuito in maniera significativa le attività avviate da donne immigrate da paesi non appartenenti all’Unione Europea, il cui saldo è stato positivo per poco più di 3 mila unità (il 6,4 per cento in più rispetto al 2008).
Alla fine del 2009, pertanto, la quota dei titolari donne di ditte individuali sul totale risultava leggermente aumentata rispetto al 2008 (dal 25,5 al 25,6 per cento), e corrispondente ad uno stock di titolari donne pari a 862 mila 894 unità, concentrate soprattutto nel commercio, nell’agricoltura e nei servizi (688 mila 694 titolari, il 79,8 per cento di tutte le imprese individuali a conduzione femminile), come rilevato da Unioncamere e InfoCamere.

Articolo pubblicato il 23 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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