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Stato indebitato per il 5,6% in più
di Gaetano Cusimano

I dati diffusi dalla Banca d’Italia sul debito pubblico in Italia a fine marzo del 2009: raggiunto il tetto di 1.741 miliardi. Raffronto con lo scorso anno quando eravamo a 92,8 miliardi. Rispetto a febbraio ‘09 1,9% in più

Tags: Debito Pubblico, Pil, Banca D'italia



PALERMO - Con un anticipo di due giorni rispetto allo scorso mese di febbraio, la Banca d’Italia ha pubblicato i dati sul debito pubblico italiano alla fine di marzo del corrente anno 2009: la sua consistenza ha raggiunto il tetto di 1.741,257 miliardi di euro registrando un aumento del 5,63 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno, pari a poco più di 92,8 miliardi di euro. Rispetto al mese di febbraio 2009 l’aumento è stato pari all’1,98 per cento (poco meno di 34 miliardi di euro), il più alto registrato nel corso del 2008.

L’analisi dell’andamento temporale del debito pubblico viene convenzionalmente effettuata rilevando sia le variazioni tendenziali, calcolate rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, sia quelle congiunturali, rispetto al mese immediatamente precedente. Le variazioni tendenziali presentano un andamento crescente: si passa, infatti, dal 4,04 per cento nel periodo dicembre 2008-2007, al 4,61 del periodo immediatamente successivo (gennaio 2009-gennaio 2008, al 5 ed al 5,63 per cento nei due periodi successivi confermando che la strada del risanamento non è stata ancora imboccata.

Le variazioni congiunturali meritano egualmente attenzione: nel periodo gennaio 2008-marzo 2009, solo tre volte su 15 osservazioni mensili si registrano variazioni di segno negativo: -0,87 per cento nel mese di maggio 2008, -1,09 e -1,36 per cento nei mesi di settembre e dicembre 2008. Negli altri mesi le variazioni congiunturali presentano tutte segno positivo e risultano comprese fra +0,11 per cento nel mese di febbraio 2008 e +2,14 per cento nel mese di gennaio 2009. Conviene, intanto, rilevare la flessione verificatasi nelle entrate tributarie nel primo trimestre del 2009 (81,016 miliardi di euro) rispetto allo stesso trimestre del 2008: pari al 4,77 per cento ed equivalente a circa 4 miliardi di euro. A che cosa sia attribuibile questa flessione nelle entrate tributarie, i dati disponibili non dicono; certamente, almeno la parte prevalente va attribuita alla crisi economica che ha colpito l’economia italiana.

I dati relativi al debito delle Amministrazioni pubbliche possono essere esaminati sotto il profilo dei suoi sottosettori (Amministrazioni centrali, Amministrazioni locali ed Enti di previdenza) o sotto quello degli strumenti (monete e depositi, titoli a breve termine, a medio e lungo termine, prestiti di Istituzioni finanziarie monetarie e altre passività). Sotto il primo aspetto diciamo subito che, alla fine di marzo 2009, le amministrazioni centrali assorbono la parte prevalente (93,75 per cento), lasciando la parte residua alle amministrazioni locali (6,24 per cento) ed agli Enti di previdenza (0,01 per cento).
Può essere utile rilevare il peso prevalente che all’interno delle amministrazioni locali, il cui debito ammonta a complessivi 108,645 miliardi, assumono i comuni (43,5 per cento) e le regioni e province autonome (39,6 per cento), la parte residua riguarda gli altri enti e le province (8,6 e rispettivamente 8,2 per cento).

In particolare, il debito pubblico imputabile ai comuni ha raggiunto il tetto di 47,282 miliardi di euro denunciando una leggere flessione rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-0,2 per cento), mentre il debito imputabile alle regioni e province autonome è aumentato, sempre nello stesso periodo, dell’1,5 per cento attestandosi a 43,068 miliardi di euro.


Se non si contiene la spesa pubblica il debito continua a salire

Sotto il profilo degli strumenti, la composizione del debito pubblico alla fine di marzo 2009 mostra che il 73,8 per cento è rappresentato da titoli a medio e lungo termine, il 9,9 per cento da titoli a breve termine, il 7,3 per cento da prestiti delle istituzioni finanziarie monetarie, il resto da monete e depositi (8,6 per cento) e in minima parte da altre passività (0,3 per cento).
I dati forniti parlano da soli e legittimano l’affermazione che il debito pubblico continuerà a crescere fino a quando non si riuscirà a contenere la crescita della spesa pubblica non potendosi contare su un aumento della pressione fiscale ma soltanto su un aumento delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale.(gc)

Articolo pubblicato il 20 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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DEBITO PUBBLICO E VARIAZIONI CONGIUNTURALI NEL PERIODO GEN.2008-MAR.2009
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