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Quotidiano di Sicilia

Pm10 e depuratori, Sicilia nel mirino UE
di Rosario Battiato

Il commissario europeo per l’ambiente non è soddisfatto delle proroghe italiane e lancia l’ultimatum: in regola o sono sanzioni. Palermo e Messina a rischio infrazione per gli impianti, la Regione per le polveri sottili

Tags: Ambiente, Inquinamento, Unione Europea, Pm10, Enzo Parisi, Legambiente, Janez Potočnik



PALERMO – Non esisterà pax ambientale fino a quando non ci saranno normative adeguate per la cura e la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.
L’ultimo attacco è stato pronunciato dall’Ue – da diversi anni in lotta per ridurre drasticamente le emissioni di Pm10 nelle città italiane ed europee in generale – che lo scorso 5 maggio ha ribadito, tramite il Commissario UE per l’ambiente, Janez Potočnik, come “l’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350 000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10 000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato. Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni”.

A livello normativo si fa riferimento alle norme entrate in vigore nel 2005 in materia di contenimento delle emissioni di Pm10, e già all’inizio del 2009 erano state inviate le prime lettere di avvertimento agli Stati membri che non avevano ancora notificato richieste di proroga o non l’avevano fatto per tutte le zone che superavano i valori limite fissati per il PM10.
Le proroghe che poi l’Italia ha inviato dopo l’ennesimo avvertimento europeo – riguardo 80 zone situate in 17 regioni e province autonome - non sono piaciute a Bruxelles che le ha bocciate quasi totalmente, in quanto nella maggioranza dei casi l’Italia non era stata in grado di dimostrare che l’azione intrapresa avrebbe garantito il rispetto dei valori limite UE entro il termine della proroga.

Insomma, le proroghe non possono certo riguardare tutti, ma solo quelle zone dove davvero si è dimostrato di lavorare per il superamento del deficit ambientale ed in ogni caso entro giugno 2011 gli Stati membri dovranno dimostrare di essersi conformati predisponendo un nuovo piano dell’aria. Tra le Regioni sotto accusa nel marzo 2009 – le procedure d’infrazione dell’Ue sull’aria (in special modo il particolato Pm10) erano state comunicate al presidente Raffaele Lombardo dal ministro Stefania Prestiagiacomo – anche la Sicilia perché in alcune zone industriali dei comuni di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate concentrazioni di sostanze nocive notevolmente superiori a quelle indicati dalla normativa.

A distanza di un anno il piano dell’aria siciliano si muove troppo lentamente per poter centrare gli obiettivi europei in tempo per evitare le sanzioni.
Eppure il piano sarebbe essenziale nell’ottica della gestione della vivibilità dei cittadini siciliani, anche e soprattutto in prossimità delle aree industriali. “Il piano della qualità dell’aria – ha spiegato Enzo Parisi di Legambiente Sicilia – non solo pone dei vincoli alla qualità dell’aria e delle emissioni, ma può richiedere anche un miglioramento delle prestazioni ambientali”.
Anche sul fronte depuratori l’Ue non risparmia i vizi italici: Bruxelles invia sul banco degli imputati alla Corte Ue l'Italia per la violazione della normativa nel trattamento delle acque reflue in numerosi città italiane.

Tra i circa 178 i centri urbani italiani che non si sono ancora conformati alla direttiva Ue non potevano mancare due siciliane doc come Palermo e Messina.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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