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Palermo - Quei “gettonatissimi” consiglieri che non producono nessun atto
di Luca Insalaco

Ogni componente può guadagnare anche 2000 euro al mese. Drastica decisione di Campagna. Comune, sospese le sette Commissioni. Statuto, bilancio e regolamenti al palo

Tags: Palermo, Alberto Campagna



PALERMO – Più che per gli atti che esitano, si contraddistinguono per i gettoni di presenza che elargiscono: 160 euro a seduta, con un’indennità mensile che può superare i duemila euro. Le sette commissioni consiliari sono state sospese per decisione del presidente di Sala delle Lapidi, Alberto Campagna. Una decisione drastica, assunta in conseguenza dell’immobilismo del Consiglio comunale di Palermo.

Negli ultimi anni l’Assemblea non ha certo brillato per produttività. Basti pensare che dal secondo semestre del 2007 alla fine del 2008, l’attività di Sala delle Lapidi si è risolta nella mera approvazione di “atti dovuti”, in primo luogo nell’approvazione di debiti fuori bilancio (l’80% degli atti esitati). 

La situazione si è ulteriormente involuta negli ultimi mesi, nel corso dei quali l’aula non è riuscita ad esitare né il regolamento né quel bilancio di previsione, promesso per il mese di febbraio e ancor fermo al palo.
La mossa di Campagna, in ogni caso, non convince il centrosinistra. “Campagna ha uno strano modo di intendere il proprio ruolo. Si ritrova con oltre trecento atti giacenti in Consiglio e se la prende con il lavoro delle commissioni, accusate di produrre poco”, osserva il consigliere del Pd, Maurizio Pellegrino, che individua le vere ragioni della situazione di stallo nella “mancanza di maggioranza politica” e nella “vetustà del regolamento d’aula”. Già il regolamento.

Assieme allo Statuto comunale attende da anni di essere ripreso e adeguato alle nuove esigenze del capoluogo.
Lo stesso Campagna, al momento del suo insediamento, aveva indicato la modifica del testo tra le priorità del suo incarico, giudicandolo “obsoleto” e consente ed in grado di bloccare tutta l’attività d’aula. La bozza del nuovo testo, tuttavia, si è impantanata in Commissione Affari generali.

“Il presidente Campagna – polemizza Pellegrino - doveva affrontare di petto questo problema, annunciando, per esempio, la sua presenza ai lavori di quella commissione, vigilando sul suo funzionamento e chiedendo, possibilmente, a tutti i capigruppo di traslocare lì e di produrre rapidamente quell’atto. Invece non si fa niente perché la gran parte dei consiglieri amano l’attuale regolamento che consente loro di trasformare le riunioni del Consiglio in enormi perdite di tempo nelle quali si assommano insieme volontà ostruzionistiche, diritti di veto e fenomeni di narcisismo declamatorio”.

Articolo pubblicato il 14 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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