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Finanziaria scritta da sacerdoti egizi
di Carlo Alberto Tregua

Procedure coi tempi da diligenza

Tags: Finanziaria, Regione Siciliana



Ho trascorso molte ore a leggere i 131 articoli della Finanziaria stampati in 33 pagine della Gurs. Un testo criptico e illeggibile, sembra scritto da sacerdoti egizi, i quali, come ricorderete, non intendevano far capire agli altri quasi niente e conservavano tutto il loro sapere che significava potere.
Non crediamo che il testo della Finanziaria 2010 e quelli di altre leggi regionali siano scritti dal ceto politico. Essi sono scritti dai burocrati, i quali, crediamo, godono molto nell’usare il loro linguaggio, appunto il burocratese in modo che il cittadino non capisca nulla e sia costretto a rivolgersi ai sacri uffici per avere decriptato il testo e capirci qualcosa. Un comportamento contrario a quello che prescrive la Costituzione che vuole leggi scritte in chiaro e in italiano, in modo che tutti possano capirle.

Altra notazione di fondo: tutte le attività concessorie prevedono ancora percorsi di vecchissimo tipo. Istanze da farsi con la carta, da inviare mediante la vecchia ed abolita raccomandata, risposte sempre con carta e raccomandata e via enumerando. In nessuno dei 131 articoli abbiamo letto che le procedure debbano essere effettuate esclusivamente per via telematica, in osservanza del Codice digitale del 2005 e successive leggi di attuazione e modifica. Come è possibile far funzionare la macchina che dovrebbe gestire tutti i provvedimenti inseriti in una complessa legge come quella in esame, usando ancora la diligenza e il tempo dei cavalli?
I ritardi dell’informatizzazione dei procedimenti costituiscono per la classe burocratica regionale, che mangia risorse in maniera abnorme,  una vera infamia professionale di cui si dovrebbe vergognare, anche se nessuno arrossisce. Dirigenti che guadagnano il doppio dei loro colleghi lombardi, dipendenti che guadagnano un terzo in più dei loro colleghi veneti. Una quantità enorme di personale di cui solo una stretta minoranza lavora, ed anche bene, mentre la maggioranza si gira i pollici.
Scritto quanto precede, tenteremo a volo d’uccello di indicare gli aspetti che riteniamo più significativi. Avere sottratto all’Irfis-Unicredit 25 mln è fatto positivo. L’art. 14 ha previsto Misure relative alla trasparenza dei conti pubblici e qui ha inserito il principio della decadenza dall’incarico degli amministratori, ma non quella dei dirigenti.
 
Il Patto di stabilità regionale (art. 16) che vorrebbe essere in sintonia con quello siglato dai ministri finanziari dell’Ue, ha stabilito un tetto di 50 mila € per ciascun amministratore e di 25 mila € per ciascun componente di organo di vigilanza e, tuttavia, rimangono cifre elevate. Sono state escluse da queste limitazioni le aziende del settore sanitario.  Male!
Quando il Governo nazionale si accinge a contenere stipendi e salari pubblici, l’art. 18 salva il trattamento accessorio del 15 % per il personale dell’amministrazione. La Resais Spa (art. 24) continua a restare quel contenitore vuoto che serve solo a gestire stipendi: un ammortizzatore sociale in sostegno di assunzioni clientelari.
La questione della c.d. ripubblicizzazione del settore idrico è abbastanza ingarbugliata perchè di fatto le competenze attribuite rimangono oscure, in attesa di appositi decreti assessoriali o dirigenziali.

Il credito d’imposta per l’incremento dell’occupazione è sostanzialmente una finzione perchè il meccanismo è così farraginoso e anche in questo caso privo di procedura telematica, che di fatto nessuno assumerà. Le disposizioni in materia di Infrastrutture e trasporti (titolo VI) non prevedono lo sviluppo del Piano triennale delle opere pubbliche (art. 69) mediante parchi-progetto cantierabili sia regionali che comunali. Spicca per la sua tipicità il contributo ai taxi (art. 74) di 1,3 mln di euro per ciascun anno 2006/07/08/09. A giorni lanceremo l’iniziativa sui taxi blu, cioè il loro utilizzo al posto delle auto blu.
Ottimo il contributo alla Scuola superiore di eccellenza di Catania di 1,5 mln (art. 79), purchè si tratti veramente di formazione di eccellenza. Saltiamo a piè pari il titolo VIII che riguarda contributi di ogni genere e tipo frammentati e non finalizzati allo sviluppo della Pesca e dell’Agricoltura, salvo l’istituzione dell’Enoteca regionale della Sicilia. Le norme in materia di attività produttive si concentrano sul microcredito, su Termini Imerese e altri aiuti alle imprese. Qui ci fermiamo perchè non ne possiamo più di leggere cose che potevano essere scritte negli anni 60, non nel 2010. Ecco spiegato ancora una volta perchè la Sicilia produce quel misero 5,6 % del Pil nazionale.

Articolo pubblicato il 19 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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