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Difesa dei 22.500 battaglia di retroguardia
di Carlo Alberto Tregua

Lombardo spinga sullo sviluppo

Tags: Raffaele Lombardo, Precari, Lavoro



Il Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ha assunto il movimento di protesta dei 22.500 privilegiati e raccomandati (definiti precari) che affollano inutilmente i Comuni della Sicilia. Spieghiamo per l’ennesima volta l’avverbio inutilmente nel senso che non esiste alcun Piano industriale di Comune che abbia determinato quali e quante figure professionali servano per produrre i servizi essenziali ai propri cittadini.
Se sono inutili, nel senso sopraindicato, non si capisce perché con i nostri soldi debbano essere pagati i loro stipendi, visti come ammortizzatori sociali e non come necessari alle attività istituzionali. Si tratta di una palese distorsione degli equilibri di una comunità ove vi sono tanti siciliani che cercano lavoro (e se hanno competenze lo trovano) e tanti altri privilegiati e raccomandati (ripetiamo) che si trovano dentro l’ambiente pubblico indipendentemente dalle loro competenze e dalle necessità dell’ente.

Non è solo Lombardo colpevole di questa iniziativa. I rappresentanti di tutti i partiti che operano in Sicilia gli sono solidali e alimentano un coro di proteste dannoso allo sviluppo dell’Isola, perché qui bisogna smetterla di pagare stipendi senza alcun risvolto produttivo. è ben comprensibile l’aspetto umano delle richieste di questi privilegiati e raccomandati (chiamati precari pubblici). Ma deve essere altrettanto comprensibile l’amarezza di altri centinaia di migliaia di siciliani che, non essendo stati raccomandati, non sono entrati nelle amministrazioni pubbliche.
Allora, delle due l’una: o Regione e Comuni pagano un’indennità indistintamente a tutti i disoccupati siciliani, oppure a nessuno di essi. In Sicilia, non possono più coesistere figli e figliastri. Tutti i siciliani devono avere pari doveri, diritti e opportunità. Il metodo del favore scambiato con il voto è una vergogna meridionale che in Sicilia i movimenti autonomisti devono cancellare. Se basassero il loro irrompere sullo scenario politico siciliano sullo stesso clientelismo, avrebbero fallito in partenza il loro scopo. C’è bisogno che Lombardo, per primo, faccia imboccare all’Isola la strada dello sviluppo.
 
Questa strada è fatta di investimenti, attrazione di imprese estere e nazionali sul nostro territorio, appeal con cui rivestire tutti i beni culturali, paesaggistici e ambientali che possediamo, mettendoli su un grande supermercato qual è internet, in modo che tutto il mondo possa vederli, desiderarli per poi venire qui a toccarli con mano.
è indecente che Regione e Comuni tardino tanto a mettere i propri siti web in condizione di essere visitati da chiunque ne abbia interesse; è indecente che Regione e Comuni non abbiano ancora attivato tutti i processi telematici perché le procedure comincino a correre; è indecente che ancora oggi si discuta tanto e si produca poco non attuando le leggi che via via l’Ars ha attivato e che restano lettera morta per l’incapacità di renderle operative telematicamente.
Basta con i privilegiati e raccomandati (precari pubblici) che si annidano nel bilancio regionale; basta con i privilegi di corporazioni che succhiano danaro pubblico; basta con i parassiti che assorbono risorse; basta con gli evasori fiscali e contributivi che danneggiano la collettività e la concorrenza; basta con l’opacità che impedisce ai cittadini di guardare dentro il Palazzo.

Ecco cosa deve fare il Governo regionale: dire basta a questa incredibile serie di anomalie che tiene inchiodata la Sicilia a quel misero 5,6 per cento del Pil nazionale. Questo è il dato centrale, tutto quello che vi gira attorno è fatto di vuote chiacchiere da Bar dello Sport.
Sfidiamo qualunque responsabile istituzionale, a cominciare dal presidente della Regione, per seguire con gli assessori regionali, i deputati regionali, i dipendenti dell’Ars, i sindaci e via enumerando, a smentire queste argomentazioni e a scriverci per comunicarci quale sarebbe la loro linea di politica economica e di taglio delle spese che vada nella direzione dello sviluppo, misurato con l’aumento del Pil.
Sfidiamo qualunque privilegiato e raccomandato (precario pubblico) a smentire che si trova in quel posto perché qualcuno abbia fatto il suo nome e non per eventuali proprie capacità.
Scriveteci. Pubblicheremo qualunque lettera argomentativa.

Articolo pubblicato il 05 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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