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Messina - Servizi sociali, le fasce deboli diventeranno ancora più deboli
di Francesco Torre

Un debito fuori bilancio con la “Faro 85” alla quale dovranno essere pagati gli emolumenti. Bandi coop, asili nido, Don Orione: scricchiola il welfare di Palazzo Zanca

Tags: Messina, Giuseppe Buzzanca, Servizi Sociali



Messina - Quando si tocca il fondo... non rimane che scavare. A mani nude, così come sta facendo il sindaco Peppino Buzzanca, ormai incurante dell’opinione pubblica, insensibile e assuefatta alla malapolitica, con i servizi sociali del Comune di Messina.

Status Quo - L’assessore al ramo Aliberti chiede 20 mln nel bilancio 2010. “Altrimenti ce ne andiamo dalla maggioranza”, dice il suo referente regionale Cateno De Luca, che intanto al mercato dei consiglieri comunali ha portato dalla propria parte (“Sicilia Vera”, costola dell’Mpa in procinto di rendersi del tutto indipendente) Cantello e Serra, e che oltretutto chiede alla Giunta di rimuovere dal proprio incarico il dirigente Cama.
La vertenza Feluca continua ad andare per le lunghe, tra rimpalli di responsabilità e imbarazzanti dietrofront del sindaco. E tutto questo alimentando l’angoscia di lavoratori senza stipendio da diversi mesi.

La situazione dei bandi, poi, rasenta il paradosso. Due volte presentato quello per gli asili nido, due volte ritirato per errori tecnici. Ancora peggio quello per le convenzioni con le coop, redatto solo per 5 mesi e poi stoppato mentre già si ravvedevano vizi di illegalità.
Se a tutto questo aggiungiamo i contributi per le ragazze madri che non vengono assegnati da tempo immemorabile, i servizi ridotti al minimo, gli anziani e i minori non tutelati, capiamo bene quanto questa amministrazione comunale tenga al welfare. Come peraltro evidenzia la vicenda Istituto Don Orione, una vergogna senza fine.

Don Orione - Il 28 febbraio scorso scadeva il protocollo d’intesa tra Comune, Asp n. 5 e Istituto per la gestione del centro socio-riabilitativo che garantisce assistenza continua a 32 disabili gravi. Il Comune si riduce all’ultimo giorno per la proroga, salvo poi dichiarandola – ancora non si comprende il perché – inattuabile. La convenzione scade, la cooperativa Faro 85 continua il proprio lavoro in totale assenza di tutele, Buzzanca si disinteressa della vicenda salvo scontrarsi con l’allora vice sindaco Ardizzone, reclamante attenzione per le fasce deboli della città. Tre consiglieri occupano per una notte l’aula di Palazzo Zanca, si cerca una soluzione e non si trova. La palla passa all’Ufficio legale della Regione, che si pronuncia negativamente: non è possibile prorogare, bisogna andare subito ad un bando pubblico ma prima di allora il servizio deve essere comunque garantito e gli emolumenti corrisposti alla Faro 85 dal Comune.

Un altro debito fuori bilancio deve essere dunque aggiunto al già dissestato quadro finanziario di Palazzo Zanca. È il prezzo del pressapochismo e il segnale di una completa disorganizzazione nella gestione dell’ente, ma è ancora nulla in confronto al prezzo che decine di famiglie sono costrette a pagare nel non aver alcun supporto dalla propria amministrazione.
 


I motivi. Il responso dell’Ufficio legale della Regione
 
Messina - Due i principali motivi per cui l’ufficio legale della Regione ha valutato negativamente l’ipotesi di concedere una proroga alla convenzione con l’Istituto. Innanzitutto, “la proroga di un provvedimento preesistente deve necessariamente intervenire quando l’efficacia dello stesso non sia venuta meno” e non “dopo la scadenza del contratto”. In secondo luogo, “la proroga verrebbe a configurarsi quale affidamento in via diretta”, riconosciuto solo come “modalità eccezionale rispetto alla regola generale”, che invece prevede bandi pubblici. Una regola che solo i dirigenti di Palazzo Zanca sembrano non conoscere. Ma intanto i giorni passano e questo bando ancora non compare. Nello sgomento dei tutori dei disabili, che già nei giorni scorsi hanno evidenziato al Tribunale le loro perplessità: “A causa del silenzio opposto dal sindaco è forte il rischio degli assistiti disabili gravi di dovere lasciare la struttura dove vivono da oltre dieci anni”, scrivono in attesa che almeno i magistrati li ascoltino.

Articolo pubblicato il 12 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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