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Rendiconti Formazione, un optional
di Michele Giuliano

Formazione. Irregolarità tra gli enti, corsi fantasma in aumento.
60 giorni. La circolare n. 6/04 del 2004, del Dipartimento Formazione, non lascia scampo ad interpretazioni: “Entro 60 giorni dalla conclusione dell’attività progettuale gli enti devono presentare il rendiconto”.
Rischi. Penale del 20% sui costi di gestione per chi non presenta i rendiconti nel termine previsto, ma la Regione paga comunque (assumendosi il rischio) l’80% dello stanziamento.

Tags: Patrizia Monterosso, Formazione, Mario Centorrino



Torna d’attualità l’argomento Formazione professionale, dopo gli incontri dei giorni scorsi tra Assessorato e sindacati per fare il punto sullo stato attuale dei programmi formativi finanziati con fondi regionali e fondi dell’Fse e sulle criticità che emergono, con riferimento alla gestione in alcuni casi “allegre” degli Enti. Tra le criticità emerse, una delle più intricate riguarda gli enti accreditati che dovrebbero garantire la gestione sana dei propri conti e l’assoluta trasparenza della loro attività. Invece tutto questo avviene solo sulla carta nella galassia della formazione siciliana. La Corte dei Conti ha avuto modo di accertare che ad oggi solo il 4 per cento degli enti che “regolarmente” vengono finanziati attraverso le varie attività progettuali (Prof, Fse, ecc….) è in regola con la rendicontazione.
 
La rendicontazione, altro non sarebbe se non la presentazione delle spese sostenute durante l’anno per i corsi portati avanti.
C’è una circolare, la numero 6/04 dell’11 giugno 2004, diramata dal dipartimento della Formazione professionale, che non lascia scampo ad altra interpretazione: “Entro e non oltre 60 giorni dalla conclusione dell’attività progettuale gli enti hanno l’obbligo di presentare il rendiconto”. E se non lo fanno? Fa praticamente lo stesso. Perché, sempre la circolare, determina in pratica una penale quasi irrisoria: all’ente non viene erogato il 20 per cento del finanziamento per la voce che riguarda la sola gestione. In pratica si parla di piccole somme.

Il dipartimento della Formazione professionale, con l’insediamento della dirigente Patrizia Monterosso, fa sapere che si sta lentamente risalendo la china: “Abbiamo da qualche tempo avviato un lavoro in sinergia con la Procura della Corte dei Conti – sottolinea – tanto è vero che abbiamo recuperato a rendiconti mai chiusi 14 milioni di euro”. E questa in realtà è solo una piccola somma rispetto al fenomeno: se il 96 per cento degli enti non è in regola con i propri rendiconti si può intuire quanto grande potrebbe essere l’impatto finanziario del fenomeno (circa 326 milioni di euro per il 2010, ndr).

Attraverso i rendiconti infatti si possono stanare i cosiddetti corsi fantasma. Un aspetto di non poco conto sulla Sicilia dove molto spesso questo vizietto è emerso. Appena qualche mese fa, in coincidenza con l’avvio dell’attività formativa precedente, gli ultimi trecento corsi di formazione professionale finanziati sono finiti sotto inchiesta. Alcuni sarebbero solo dei corsi fantasma, altri delle macchine mangiasoldi, costruite ad arte per missioni ingiustificate, bollette telefoniche salate, stipendi esosi, insomma tutte spese che nulla hanno a che fare con la formazione.

La Procura regionale della Corte dei conti ha ricevuto delle segnalazioni molto dettagliate su alcuni corsi da 900 ore. Così, la Guardia di finanza è stata inviata nelle sedi di venti enti, che operano in tutta la Sicilia e formano, almeno sulla carta, 4 mila e 500 persone.

Non sono più un mistero gli sfasci del sistema. Basta dare uno sguardo alla più grande piattaforma web sulla formazione professionale in Sicilia (www.formazionesicilia.com) per rendersi conto che a finire nel calderone ci sono proprio tutti. Nel blog si denunciano apertamente, ovviamente sotto forma di nick name, connivenze e collusioni tra politica, enti di formazione e sindacati. “Donatella” ad esempio dice: “Né io né nessun altro siamo entrati in servizio superando un concorso, quindi non ci si stupisca del collegamento diretto tra gli enti ed i sindacati”. Un anonimo scrive invece che tutti gli addetti e tutti gli sportelli multifunzionali che dovrebbero dare lavoro a chi non ce l’ha non hanno ottenuto risultati se non quello di avere dato posti di lavoro ai dipendenti stessi. “Gli sportelli – aggiunge “Seby” - sono nati in passato come valvola di sfogo per spostare gli anziani della formazione in esubero ed evitarne la mobilità”. Quindi tutti sanno ed hanno le mani nella marmellata evidentemente. Spulciando tra i dipendenti degli enti di formazione poi spuntano come funghi nomi di parenti diretti di politici.

I sindacati dal loro canto sono legati alla Formazione: in una nostra precedente inchiesta è emerso che il 30 per cento dei finanziamenti del Prof erano erogati ad enti direttamente collegati con le organizzazioni di categoria. E di fronte alle lamentale dei sindacati, la risposta dell’assessore Centorrino non si fa attendere: “Puntare su contenimento della spesa, innalzamento della qualità della formazione, su una rigorosa valutazione delle rendicontazioni e sul rafforzamento dei criteri di accreditamento non sono chiacchiere, ma obiettivi precisi. Se nel caso di alcuni enti ci si trova di fronte ad evidenti squilibri gestionali, è bene guardare nell’operato dei loro dirigenti, piuttosto che aizzare i lavoratori in un conflitto improbabile e inutile contro la Regione”.
Ma fino ad ora a piangere le conseguenze di tutto ciò sono gli utenti di una formazione professionale che resta ancora fuori dal mercato e lontana dal mondo del lavoro.

Articolo pubblicato il 24 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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