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Quotidiano di Sicilia

L’autobus costa come la Ferrari
di Rosario Battiato

Servizi. Il confronto nell’ottica del federalismo economico.
L’analisi. In Sicilia, il trasporto pubblico locale non è al passo con la media  nazionale. Troppi costi, pochi ricavi, aziende indebitate e che spesso sopravvivono solamente grazie al contributo regionale.
La prospettiva. Nel momento in cui entrerà in vigore il cosidetto federalismo fiscale, i costi del servizio dovranno uniformarsi a quello stabilito in ambito nazionale.

Tags: Trasporti, Federalismo, Roberto Calderoli



PALERMO – Il federalismo fiscale continua il suo lento incedere sui servizi siciliani. Il settore dei trasporti sarà uno dei primi a doversi adeguare e passare da carrozzone pubblico, con bilanci tipo groviera, per divenire un modello di efficienza.
La strada da percorrere è assai accidentata, ma qualche timido esempio di rilancio delle aziende siciliane comincia a vedersi. Del resto i problemi che affondano puntualmente i bilanci sono differenti e passano dalla gestione del personale alla diffidenza dell’utente siciliano a utilizzare i mezzi pubblici che considera sporchi e inaffidabili, come testimoniano le statistiche più recenti. Un nuovo corso dovrà anche ripartire dall’aggiornamento delle vetture che in alcuni casi hanno più di dieci anni e quindi risultano maggiormente inquinanti.
 
Il federalismo fiscale continua la sua marcia, nonostante il terreno politico accidentato dove si muove la strada della riforma. Sotto osservazione il settore dei trasporti che per diverso tempo ha avuto il ruolo di ammortizzatore sociale, facendo registrare bilanci sempre più lacunosi. Ma adesso?
 
Giovedì scorso il Cdm ha approvato il secondo decreto di attuazione del federalismo muovendo così i primi passi verso l’abolizione della “spesa storica” per passare al costo standard. In altri termini non sarà più possibile spendere senza ritegno - il vecchio sistema determinava i trasferimenti statali sulla base dei costi sostenuti in passato - ma ci saranno dei criteri che serviranno a stabilire il costo efficiente di un servizio sull’intero territorio nazionale. Gli studi di settore serviranno ad esaminare gli Enti locali coinvolti – saranno la Sose e l’Ifel ad occuparsene – che gradualmente dovranno abbandonare la vecchia cara spesa storica: nel 2011, per un terzo delle funzioni, nel 2012, per due terzi delle funzioni e nel 2013 al 100% delle funzioni fino all’entrata a regime. In questo quadro di efficientismo – ad inizio agosto Roberto Calderoli porterà al Consiglio dei Ministri la bozza del decreto anche per le Regioni – si attendono risultati eclatanti.

I servizi di trasporto locale dell’Isola non possono essere certo considerati al top e costano tantissimo ai contribuenti che li finanziano non solo attraverso i biglietti quotidiani, ma anche dalla risorse elargite tramite la Regione, le Province e i Comuni, per colmare i deficit di bilancio delle partecipate, dopo la fine del Fondo nazionale dei trasporti.

Da Palermo ad Aosta i costi dei servizi locali di trasporto variano tra minimi e massimi senza apparente continuità. Il 30 giugno scorso è stata presentata la relazione sul federalismo fiscale che ha fatto i conti in tasca al servizio pubblico, calcolando quanto le Regioni sborsano per coprire gli ammanchi delle aziende che gestiscono la copertura degli spostamenti dei pendolari sul territorio.

Per i trasporti su strada, marittimo e navigazione intera, la Regione siciliana ha speso nel 2008 296.872.359 euro, escludendo le ferrovie per cui ha pagato 43.270.825 euro. In sostanza la Regione ha sborsato circa 59 euro per ogni siciliano, una delle cifre più basse della penisola, ma fornendo un servizio di bassa qualità e con bassissima utenza. Meno passeggeri significa meno copertura economica dai biglietti. I siciliani preferiscono di certo muoversi con mezzi propri e considerano i trasporti pubblici l’ultima spiaggia in tema di spostamenti. Il recente rapporto “Ecosistema Urbano” di Legambiente ha segnalato come a Catania i passeggeri del trasporto pubblico (pass/ab/anno) siano pari a 80 contro una media nazionale di 215, a fronte di un tasso di motorizzazione (auto/100ab) pari a 70 contro 63 della media nazionale. In generale, secondo dati Istat, la domanda di trasporto pubblico nell’Isola è tra le più basse d’Italia, nonostante i passeggeri trasportati siano cresciuti mediamente del 2,2% rispetto al 2007. A fronte di una media nazionale di 234,5 viaggiatori trasportati, tutti i capoluoghi di provincia isolani oscillano tra meno di 59 e punte di 147,3.

Un basso utilizzo in rapporto a un costo medio del servizio che in Sicilia arriva a 4,78 euro per chilometro, secondo un rapporto di Confartigianato su dati del Ministero dei Trasporti. Un risultato che oscilla tra il minimo nazionale del Molise, 1,72 euro per km, e il massimo della Campania, 7,06 euro. Gli autisti siciliani sono anche tra i meno stakanovisti d’Italia, dal momento che la loro percorrenza media arriva a 21.830 chilometri, praticamente la metà di un guidatore emiliano che mediamente arriva a 42.624 chilometri. Sempre secondo la Confartigianato, che riporta dati Istat, il livello di gradimento dei passeggeri non fa certo onore ad un servizio che dovrebbe essere ripensato e riorganizzato: solo il 27,7% dei passeggeri dichiara il suo gradimento per la pulizia contro il 44,1% della media nazionale.

Non stupisce quindi il deficit di bilancio registrato nel trasporto locale regionale, una difficoltà che investe l’intera Italia, dal momento che il costo dei biglietti ormai arriva a coprire appena il 30,5% del costo del servizio.
 

 
Il punto. Mezzi vetusti e personale troppo numeroso
 
PALERMO – La riorganizzazione del trasporto pubblico locale non può essere scissa da una politica di servizi più efficienti e razionalizzazione del personale. All’Amt di Catania a fine 2009 risultano 864 dipendenti, di cui 3 dirigenti, 82 quadri e 860 tra autisti e operai. Il costo complessivo del personale è di 46.548.020 euro, una bella cifra, pensando che il debito complessivo, secondo la relazione del sindaco, nel 2009 è stato di poco più di novanta milioni di euro. Ma esiste anche un problema di mezzi.
Secondo i dati del 2006 all’Ast, che gestisce il servizio del trasporto locale  per il 71% della popolazione regionale residente in 159 comuni, i bus in servizio dovrebbero essere in fase di pensionamento già da parecchio tempo. L’età media del servizio urbano è pari a 15,07 anni, 13,26, quella del servizio suburbano, 11,80 dell’extraurbano, e 11,71 del granturismo. Si capisce bene come la disaffezione dei siciliani nei confronti del trasporto pubblico non può essere solo addebitata ad una preferenza personale per l’autonomo trasporto privato.

Articolo pubblicato il 31 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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