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La Sicilia copi dal Governo serbo
di Carlo Alberto Tregua

Fip, Fabbrica italiana Pomigliano

Tags: Fiat, Lavoro, Sergio Marchionne



Una dirigente dell’Uaw (Unione auto workers), tale Cynthia C. Holland, simpatica ragazza di colore, afferma senzi mezzi termini che gli operai della Chrysler, morti dal punto di vista lavorativo, sono stati resuscitati dalla cura italiana e dall’orgoglio. L’industra di Jefferson, nell’area di Detroit, è stata rianimata da Marchionne, che ha coinvolto nell’operazione il sindacato con un rispettabile peso nell’assetto azionario della società. Socio e non controparte. Un assetto che ha consentito all’ingegnere italo-canadese di assumere tanti giovani, con uno stipendio ridotto ma con la voglia di trovare un nuovo lavoro.
La Chrysler, nel secondo trimestre 2010, ha aumentato le vendite del 22 per cento e restituirà il prestito di 7,4 miliardi di dollari al Governo statunitense e a quello canadese entro il 2014.
Marchionne ha detto con chiarezza che, in Italia, gli stabilimenti Fiat debbono funzionare come quelli insediati in tutto il mondo. La questione è di più vaste dimensioni perché anche gli altri competitori mondiali hanno adottato sistemi di produzione efficienti e competitivi. Non si può quindi restare arretrati rispetto ai migliori.

In linea con quanto spiegato, Marchionne ha costituito, il 19 di luglio a Torino, la Fip Spa (Fabbrica italiana Pomigliano), di cui egli stesso è il presidente. Essa non si iscriverà alla Confindustria Campania in modo da avere le mani libere, perché non sarà costretta a osservare i Ccnl.
La nuova e più efficente organizzazione del lavoro comporterà, per i lavoratori della Fip, un aumento di retribuzione, in quanto vi saranno più straordinari i quali vengono tassati solo nella misura del 10 per cento. Quello che conta, quindi, è che in tasca ai lavoratori arrivino più soldi in proporzione al maggiore impegno richiesto.
Lo spostamento della produzione della monovolume L0 da Mirafiori a Kragujevac è la conseguenza delle resistenze che sta facendo una parte del sindacato conservatore alle innovazioni. Basta sentire quello che dicono i serbi della Fiat per capire come là il clima sia entusiastico e opposto a quello di Mirafiori. Là, un operaio guadagna 444 euro al mese. Là, nella Detroit serba, quando i dirigenti Fiat vi si recano sono accolti come il Messia.
 
Anche la Omsa sposta in Serbia i suoi 350 posti di lavoro, e altri lo faranno perché il Governo di quella Repubblica balcanica ha creato un meccanismo di attrazione formidabile per creare lavoro produttivo.
Un comportamento opposto alla Serbia, quando faceva parte della Jugoslavia comunista, ove lo Stato era preposto a tutte le attività produttive con la conseguenza che la popolazone era rimasta povera.
Non bisogna meravigliarsi che le industrie spostino la produzione ove essa è più efficiente e costa di meno. La ricca e potente Germania ha delocalizzato ben 4 milioni di posti di lavoro, l’Italia solo 500 mila. La Germania ha spostato parzialmente delle fabbriche, fra cui una della Volkswagen, con l’accordo del più grande sindacato tedesco, Ig Metall.
Bisogna capire che in Europa gli aiuti di Stato sono vietati, mentre nei Paesi fuori dall’Ue gli Stati continuano a finanziare chi investe.

La Sicilia dovrebbe copiare dal Governo serbo, nel senso di creare le condizioni di attrazione degli investimenti, adottando una serie di interventi in diversi settori. Il primo, quello di riformare la burocrazia regionale dividendo i soggetti produttori di servizi da quelli che sono tenuti a libro paga come ammortizzatori sociali. Solo servizi efficienti, comandati da dirigenti professionali, in possesso di master sull’organizzazione e con grande autonomia gestionale di personale e risorse, possono essere interlocutori validi per chi vuole fare investimenti.
Il secondo intervento, su legislazione e provvedimenti amministrativi, nel senso di ridurre all’osso le procedure, semplificandole, e inserendo tempi brevi e certi per il rilascio dei provvedimenti amministrativi.
Il terzo intervento è ottenere a tutti i costi un provvedimento europeo di perequazione fiscale come l’Irlanda,  che ha una popolazione di poco inferiore a quella siciliana, di modo tale che chi investa in Sicilia possa avere la convenienza di ritorno dei propri investimenti.
Il quarto intervento riguarda l’istituzione di un mediocredito regionale, altamente professionalizzato, che intervenga nel capitale di rischio delle imprese siciliane, ma anche negli investimenti non isolani. C’è altro da fare. Importante è fare tutto, presto e bene.

Articolo pubblicato il 05 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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