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Catania - Costruire tutelando il territorio, Piano casa ed effetti sulla città
di Melania Tanteri

A lasciare un po’ perplessi sono comunque i tempi del documento, discusso con grande ritardo. La proposta dell’amministrazione apprezzata da maggioranza e opposizione

Tags: Piano Casa, Edilizia, Territorio



CATANIA - Seppur in “Zona Cesarini”, il Piano casa è approdato finalmente in aula. La proposta di deliberazione presentata dall’amministrazione al Consiglio comunale piace a tutti, o quasi - fa eccezione il gruppo del Pdl Sicilia, che l’ha definita “povera” - e, una volta approvata, servirà a mitigare gli effetti della legge n. 6, del 23 marzo del 2010, recepita dalla Regione e conosciuta come Piano casa.

“Con questa proposta - ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Luigi Arcidiacono - l’amministrazione ha inteso bilanciare i due differenti intenti alla base di questa legge, cioè da un lato il rilancio economico, e dall’altro la tutela del patrimonio storico e urbanistico, puntando maggiormente su quest’ultimo, già provato dalle scelte (o dalla mancanza di queste ndr) scellerate del passato”.

Rilancio economico attraverso l’edilizia, dunque, ma bilanciato dalla necessità di tutelare la storia e le caratteristiche del territorio, attraverso la salvaguardia di alcuni quartieri in particolare, e del tratto di costa che va da San Giovanni Li Cuti fino a Ognina. Il tutto, elaborato con l’ausilio e il consiglio non soltanto della Soprintendenza ai Beni culturali, ma anche degli ordini professionali e dell’Ance.
Le “esclusioni” e limitazioni dalle norme del Piano casa, previste dalla direzione Urbanistica, riguardano, oltre alla zona costiera e la zona A, ovvero il centro storico, tre quartieri in particolare: Cibali, la Consolazione e San Cristoforo, in cui il Piano casa è stato fortemente limitato.
“In considerazione - si legge nel documento dell’amministrazione - della specificità del contesto territoriale catanese, si è ritenuto di dovere escludere o limitare l’applicazione della legge, cosi come previsto dall’art.6 comma 4 della stessa, in quei casi e in quelle aree dove l’utilizzo diffuso e generico della norma comporterebbe effetti negativi dal punto di vista dell’organizzazione del territorio e la perdita o l’alterazione di quei tessuti urbani e di quei singoli edifici che posseggono una valenza culturale e storico testimoniale”.

Limitazioni ed esclusioni, poi, sono previste per le aree tipizzate come sede stradale e zone di vincolo assoluto dal Piano regolatore vigente, nonché da eventuale nuovo strumento urbanistico; per le aree interessate dal Piano di rischio aeroportuale; per gli immobili definibili come tipo edilizio a “villa o villino”, con terreno di pertinenza, costruiti antecedentemente al 1940 nonché per le aree interessate dal vincolo paesaggistico.
Una proposta, quella elaborata dalla direzione Urbanistica, apprezzata dai consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione, che hanno sottolineato l’utilità del documento e l’ottimo lavoro svolto dall’amministrazione per tutelare le bellezze storiche della città e, soprattutto, per non perdere l’occasione di disegnare il Piano casa sulle esigenze reali di Catania. Documento che però, e anche su questo punto il Consiglio si è espresso in maniera omogenea, deve costituire un punto di partenza per procedere alla pianificazione e alla riqualificazione di queste bellezze.

Ancora nulla è detto, infine, relativamente all’approvazione della proposta di deliberazione: il dibattito in aula è iniziato, infatti, solo giovedì sera e il rischio, se non si procedesse all’approvazione entro l’8 agosto, giorno in cui scade il termine ultimo per approvarla (al momento di mandare il giornale in stampa nessuna votazione è stata ancora effettuata per mancanza del numero legale) è quello di veder vanificati questi sforzi e di correre il concreto rischio di veder nuovamente la città di Catania sacrificata alla logica degli affari e del cemento.

Articolo pubblicato il 07 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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