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Tremonti dà l’Sdfp
Sono attese domani le previsioni del ministro dell’Economia. L’ex Dpef si chiama Schema di decisione di finanza pubblica

Tags: Economia, Pil, Giulio Tremonti



ROMA - La scadenza è fissata a mercoledì 15 settembre: per domani il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dovrebbe fornire le nuove proiezioni macroeconomiche al Parlamento nella nuova versione del Dpef che, dopo la recente riforma, si chiama Sdfp, cioé schema di decisione di finanza pubblica. L’acronimo sarebbe stato più semplice (il governo aveva pensato a dfp) ma con un emendamento dell’opposizione è stata infilata la ‘s’ di ‘schema’ tanto per ribadire che l’ultima parola sul documento spetta in ogni caso al Parlamento. Le cifre dovrebbero comunque essere in linea con le più recenti proiezioni con una crescita per quest’anno di poco sopra all’1%. Anche se l’Fmi ci vede in crescita dello 0,9% quest’anno e dell’1% l’anno prossimo.

La previsione di un Pil ‘stabile’ intorno o sopra quota 1% è confortata dagli ultimi dati dell’Istat che hanno visto al rialzo le stime preliminari (+0,5% sul primo trimestre, +1,3% annuo). C’é però l’incognita lanciata dall’Ocse sul terzo trimestre del’anno che vede per il Belpaese un segno meno: l’organizzazione ipotizza infatti un -0,3% nel terzo trimestre e un timido +0,1% nell’ultimo trimestre 2010. Oltretutto, come ricordava pochi giorni fa lo stesso Tremonti, sul Pil incide la produttività, l’attività economica (“non è solo colpa del Governo se il Pil va male”, diceva il ministro). E su questo fronte i dati non sono del tutto positivi: la produzione industriale, che è un termometro dell’andamento dell’economia, é cresciuta a luglio solo dello 0,1% su giugno e del 4,8% (dato corretto per gli effetti di calendario) su luglio 2009. Si registra così una frenata rispetto ai mesi precedenti (a giugno l’aumento congiunturale era stato dello 0,5% e quello tendenziale dell’8,1%). Ma se ne saprà di più venerdì quando l’Istat diffonderà il dato su fatturato e ordinativi all’industria italiana nei mesi di giugno e luglio. C’é inoltre un’altra incognita: l’export.
 
Nel secondo trimestre dell’anno le esportazioni italiane sono cresciute ad un ritmo del 3,3% sul primo trimestre. Ma se si guarda alla Germania, citata di recente da fonti autorevoli come esempio da seguire, i segnali non sono incoraggianti. A trainare la crescita del Pil tedesco (un balzo del 2,2% a luglio) sono state soprattutto le esportazioni con un un +8,2%. A sorpresa però l’export tedesco ha segnato a luglio una contrazione dell’1,5% rispetto a giugno.
Insomma la ‘locomotiva’ ha improvvisamente rallentato e altrettanto potrebbero fare i ‘vagoni’ che la seguono.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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