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Entra nella Pa, fai la domanda
di Dario Raffaele

Lavoro. Stabilizzazioni nella Pa contrarie alla Costituzione.
Consiglio di Stato. Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato la stabilizzazione dei precari del settore pubblico non deve arrecare danno ad altri legittimi aspiranti.
Privilegiati. Chi è entrato nella pubblica amministrazione senza concorso (come invece previsto dall’articolo 97, comma 3, della Costituzione) è un lavoratore privilegiato.

Tags: Lavoro, Pa, Precari



Aspiri a lavorare nella pubblica amministrazione? Fai domanda all’Ente pubblico oggetto dei tuoi desideri, allega il tuo curriculm vitae con indicazione del ruolo per il quale ti proponi e partecipa anche tu al ballo dei debuttanti, bloccando di fatto le danze (leggi “stabilizzazioni”) delle migliaia di privilegiati che hanno fatto il loro ingresso sulla scena senza alcun titolo, ma spinti dall’interesse (leggi “voto”) di tanti politicanti (da distinguere dai politici) che hanno guardato e continuano a guardare al profitto personale anziché a quello generale.
Le stabilizzazioni, ovvero le trasformazioni di contratti da tempo determinato a indeterminato all’interno della pubblica amministrazione sono illegittime. Lo ha ribadito anche il Consiglio di Stato in una recente sentenza. Noi vi spieghiamo perché.
 
“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto…”.
Sono gli articoli 1 e 4 della Costituzione italiana. E se è vero che il lavoro è un diritto di tutti gli italiani, a maggior ragione deve essere un diritto di tutti il lavoro presso una pubblica amministrazione (statale, regionale, comunale che sia…). Anche in questo caso la Carta costituzionale parla chiaro, all’articolo 97, terzo comma, recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Ma tale diritto oggi è diventato sempre più un privilegio a discapito di tutti i lavoratori privati (o disoccupati cronici) che non vedono tutelati in egual misura il diritto sancito dalla Costituzione.

Il ragionamento è elementare: chi è entrato nella pubblica amministrazione senza concorso è un lavoratore privilegiato. Per quale motivo, quando si parla di stabilizzazione si devono tutelare i circa 80 mila precari della Pa e ignorare i 236 mila disoccupati siciliani? Cosa hanno in più gli uni rispetto agli altri? Forse il fatto di essersi prestati (o prostrati) alle logiche clientelari del politico di turno che ha scambiato il voto col favore?

Anche la Corte dei Conti (e non potrebbe essere diversamente) è sulla stessa lunghezza d’onda. In occasione dell’udienza pubblica tenutasi davanti alle Sezioni riunite della magistratura contabile regionale, il procuratore generale della Corte dei conti per la Regione siciliana, Giovanni Coppola, evidenziava sul tema delle stabilizzazioni dei precari siciliani, come sia divenuta una prassi, non soltanto giuridicamente contestabile, ma, soprattutto eticamente scorretta, in quanto rappresenta una mortificazione per le centinaia di migliaia di giovani disoccupati che non hanno mai ricevuto alcun aiuto economico dalla Pubblica amministrazione semplicemente perché ignorati a beneficio di soggetti che senza concorso sono stati selezionati non per merito o intelligenza ma solo in ossequio a logiche spesso clientelari che hanno avuto di mira le prossime elezioni, anziché le prossime generazioni.

L’ultima “stoccata” è arrivata dal Consiglio di Stato, attraverso la sentenza n. 4495 del 2010 (che riprende quelle emesse dallo stesso organo nell’aprile 1999 e gennaio 2004). Secondo il Consiglio di Stato una deroga alla regola costituzionale del concorso pubblico di cui all’art. 97, può essere considerata legittima nei limiti in cui la valorizzazione della pregressa esperienza professionale, acquisita dagli interessati tramite forme contrattuali non a tempo indeterminato, non si traduca in norme di privilegio in danno degli altri aspiranti, con eccessiva violazione del carattere pubblico del concorso.

È per questo motivo, lo ribadiamo, che i 236 mila disoccupati siciliani (legittimi aspiranti) - di cui 84 mila in possesso di diploma, 19 mila in possesso di laurea - devono inviare domanda e cv tramite Posta elettronica certificata (Pec), al proprio Comune di residenza o alla Regione e chiedere di essere assunti.

A questo punto, stante la decisione del Consiglio di Stato, la Pubblica amministrazione avrà il dovere di valutarli e metterli in competizione con i lavoratori privilegiati (già in seno alla Pa) che si vuole stabilizzare. Invitiamo tutti i siciliani disoccupati a inviarci una copia della loro domanda (è possibile farlo all’indirizzo mail: lavoro@quotidianodisicilia.it) contenente nome, qualifica, data ed ente a cui è stata inviata. La pubblicheremo in appositi elenchi all’interno del nostro giornale.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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