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Ue: Sicilia in mora su reflui e aria
di Rosario Battiato

Ambiente. I ritardi burocratici costano alla collettività.
Rischio. Si avvicina il rischio di sanzioni fino a 700 mila € per ogni giorno di ritardo a carico della Regione siciliana per un verso e diversi comuni dell’isola per l’altro, per non avere adempiuto a direttive europee.
Assenti. Manca ancora all’appello il Piano regionale sulla qualità dell’aria per contrastare l’inquinamento urbano e un efficiente sistema di depurazione: sotto accusa 74 comuni siciliani sul totale di 178 italiani.

Tags: Ambiente, Acque Reflue, Inquinamento, Depurazione



 
PALERMO – Depurazione delle acque reflue e qualità dell’aria sono punti dolenti per il Belpaese.
Su questi delicatissimi temi pendono infatti due procedure di infrazione sull’Italia e di conseguenza sulla Sicilia che contribuisce  allo stato nazionale con una cattiva gestione interna.
I depuratori spesso ci sono, ma non funzionano a pieno regime o non sono affatto attivati, mentre l’aria isolana continua a far registrare dei picchi pericolosi di polveri sottili a causa dell’assenza di un piano coordinato antismog e di un adeguato funzionamento dei servizi pubblici.
Nei prossimi mesi saranno queste, assieme alla risoluzione del problema rifiuti, le sfide del governo regionale sotto il profilo ambientale.
 
Definire lo stato di salute dell’Isola significa innanzitutto verificare la qualità delle sue risorse essenziali. Un bilancio immediato è dato dai ripetuti richiami dell’Unione Europa che, pur riferendosi in generale all’Italia, riguardano in particolare i comuni siciliani su due punti caldissimi: depurazione e polveri sottili. Lo stato delle due procedure di infrazione che pendono sull’Italia, la numero 2009/2034 per il “Trattamento delle acque reflue urbane” in violazione dell’atto comunitario Dir. 1991/271, e la numero 2008/2194 per la “Qualità dell’aria: valori limite PM10” in violazione degli atti comunitari Dir. 1996/62/CE; Dir. 1999/30/CE, Dir. 2008/50/CE, si trovano rispettivamente alla “messa in mora” e al “parere motivato”. Dalle figuracce italiane non può certo restare escluso il comportamento dell’Isola, che in entrambi i settori non vanta degli standard ottimali.
 
Proprio attorno questi due temi si fondano quelli che sono i deficit attuali e le sfide future per le amministrazioni regionali locali. Il problema attualmente più complesso riguarda la questione della depurazione, in quanto gli ultimi dati rilevati dall’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) certificano un deficit depurativo attuale pari a circa il 37% del carico generato che potrebbe essere attribuito “sia ad una ridotta efficienza degli impianti esistenti (che non funzionano al massimo della loro potenzialità) che al mancato completamento degli schemi fognari, in particolare dei tratti di collegamento agli impianti”. Un sistema perfettamente rimesso in funzione, con quelle che sono le attuali strutture, potrebbe di fatto sopperire alle richieste di depurazione dell’Isola. Secondo i tecnici della regione la potenzialità degli impianti attualmente in esercizio consentirebbe di soddisfare circa l’89% del fabbisogno depurativo e quindi ridurre ulteriormente il deficit depurativo portandolo all’11%. Ovviamente per raggiungere queste cifre  sono necessari gli interventi per il “riefficientamento degli Impianti” e il “completamento degli schemi fognari”.

Allo stato dei fatti non sarebbe impossibile raggiungere il grado di soddisfacimento della domanda depurativa del 98%, ma i costi e i tempi per la realizzazione appaiono lunghissimi. “La situazione necessita di investimenti consistenti dal punto di vista economico – ha spiegato Sergio Martino, direttore Arpa Sicilia – e parliamo di diverse centinaia di milioni di euro, ed in ogni caso, anche se ci fossero le risorse immediate, bisognerebbe lavorarci diversi anni per risolvere il problema”. L’assessore regionale all’Energia e i Pubblici servizi, Pier Carmelo Russo, promette da mesi di aver preso in mano il problema, ma i tempi sono strettissimi per convincere l’Europa che quei 74 comuni siciliani sui 178 italiani finiti sotto accusa dalla Commissione riusciranno a migliorare il proprio stato di depurazione delle acque reflue.

Anche sul versante aria c’è poco da stare allegri. L’Italia punta da sempre sulle proroghe, ma non possono certo riguardare tutti perché dalla Commissione pretendono risultati. Quindi clemenza solo in quelle zone dove davvero si è dimostrato di lavorare per il superamento del deficit ambientale, ed in ogni caso entro giugno 2011 gli Stati membri dovranno dimostrare di essersi conformati predisponendo un nuovo piano dell’aria. Tra le Regioni sotto accusa nel marzo 2009 – le procedure d’infrazione dell’Ue sull’aria (in special modo il particolato Pm10) erano state comunicate al presidente Raffaele Lombardo dal ministro Stefania Prestiagiacomo più di un anno fa – ritroviamo anche la Sicilia perché in alcune zone industriali dei comuni di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate concentrazioni di sostanze nocive notevolmente superiori a quelle indicati dalla normativa.

Intanto, secondo gli ultimi dati Istat, nel 2008 e nel 2009 Siracusa ha continuato a far registrare record per il superamento da Pm10 in città. Nel mirino degli ambientalisti il traffico urbano che è ormai giusto a livelli di congestionamento pesante e il solito inquinamento industriale, denominatore comune all’inquinamento delle acque e dell’aria siciliane. L’unica speranza è riposta nei risultati che la Regione dovrebbe conseguire nel breve periodo, così che l’Unione Europa non arrivi a battere cassa convinta che negli ultimi anni si sono raggiunti traguardi importanti.
 

 
Procedura sui reflui. Aperta 2 anni fa, sanzioni fino a 700 mila € al giorno
 
ROMA – Dal sito dell’Unione europea le due procedure di infrazione dell’Italia, che tra l’altro nel complesso ne può vantare 140 aperte, per la depurazione delle acque reflue e la predisposizione di un piano antismog si trovano in uno stato ancora in divenire. La “cattiva applicazione della direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque reflue urbane” si trova allo stato di messa in mora, mentre la procedura “Qualità dell’aria: valori limite PM10”, in violazione degli atti comunitari Dir. 1996/62/CE; Dir. 1999/30/CE, Dir. 2008/50/CE, si trova attualmente allo stato di parere motivato, il che significa in uno stadio avanzato rispetto il primo caso, in quanto significa che la Commissione ha operato una formale diffida ad adempiere nei confronti dello Stato sotto procedura.
Se tutto dovesse proseguire in questi termini, c’è il rischio si arrivi all’esecuzione della sentenza, che vorrebbe dire una sanzione minima per l’Italia pari a 9.920.000 e una penalità di mora che potrà oscillare tra 22 mila e 700mila euro per ogni giorno di ritardo a seconda della gravità dell’infrazione.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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