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Cantieristica navale, è tracollo. A Trapani tagliano 250-300 posti
di Massimo Mobilia

Un’altra “tegola” dopo la crisi di Fincantieri che coinvolge anche il sito di Palermo (più l’indotto). Una litania: “Mancano le commesse”. A breve la convocazione delle parti sociali

Tags: Fincantieri, Cantieri Navali



TRAPANI - Dopo la crisi di Fincantieri, che coinvolge anche il sito di Palermo, la mancanza di commesse mette all’angolo lo stabilimento di Trapani. Qui il Cantiere navale si appresta a tagliare tra i 250 e i 300 posti di lavoro.

L’annuncio è stato dato dalla società per azioni: “Per la mancanza di commesse di nuove costruzioni, dovute alla fortissima concorrenza della cantieristica non solo dell’estremo oriente ma anche della vicina Turchia”. Sarà necessario “un piano di ristrutturazione di emergenza a cui si accompagneranno forti ridimensionamenti dell’organico e il dissolvimento dell’indotto, in larghissima parte siciliano”.

“Complessivamente - continua la nota - la perdita di posti di lavoro si aggira tra le 250 e le 300 unità. Tale situazione è stata da tempo anticipata alle organizzaizoni sindacali e il piano di ridimensionamento sarà a breve ufficializzato con la convocazione delle parti”.

“La crisi - continua la Spa - è innegabile ed è molto difficile affrontarla. Se il Paese manca di una politica industriale che difenda i settori fondamentali dell’industria metalmeccanica italiana, così come è successo per l’auto, le conseguenze saranno pesantissime”. E conclude: “ancora non vengono liberati le risorse Fas che potrebbero essere immediatamente utilizzate per il settore cantieristico siciliano”, “l’auspicio è che si ponga fine a questa pervicace miopia istituzionale e si avviino con estrema urgenza adeguati interventi di sostegno al settore”.

Sulla vicenda Fincantieri, intanto, si registra l’intervento del deputato nazionale del Mpa, Roberto Commercio, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e al ministro delle Attività produttive, in merito al piano di ristrutturazione della società.

Commercio chiede ai due ministri se “non ritengano improrogabile e urgente convocare immediatamente un tavolo che veda la partecipazione dei ministri competenti, delle organizzazioni sindacali e delle Regioni interessate, al fine di raggiungere un triplice obiettivo: modificare il Piano di ristrutturazione previsto da Fincantieri; sbloccare le commesse pubbliche gia' finanziate ma mai avviate; e infine, definire una politica efficace di un settore che conta 70.000 addetti tra diretti e indotto da tutti ritenuto strategico”.

“Il Piano di ristrutturazione di Fincantieri, come anticipato dalla stampa - sottolinea Commercio - sarebbe in aperta violazione del protocollo siglato il 18 dicembre 2009 presso il Ministero dello Sviluppo economico, che prevedeva il rilancio del settore navalmeccanico, in particolare nell’attuale fase di crisi. Il citato protocollo prevedeva il finanziamento di commesse pubbliche, il trasferimento della Societa' Tirrenia alle Regioni come opportunita' di rinnovamento della flotta e investimenti infrastrutturali anche con il concorso delle Regioni, allo scopo di modernizzare i cantieri, in particolare di Palermo, ma ad oggi quanto previsto dal protocollo del 18 dicembre 2009 è stato disatteso”.

Il ridimensionamento della fabbrica palermitana come previsto dal Piano di ristrutturazione, ricorda Commercio, avrebbe pesantissime ripercussioni nell’economia del capoluogo e di tutta la Sicilia. “Il comparto navalmeccanico e' strategico ed importantissimo e devono essere immediatamente attivate azioni adeguate, tese allo sviluppo e non al ridimensionamento del settore”. Ora, a tutto questo si aggiunge la “tegola” di Trapani.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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